Scuola

Rientro a scuola, la disputa sul banco a rotelle è avvilente

Un comitato di 18 esperti che da mesi affianca la ministra Azzolina per riaprire in sicurezza le scuole a settembre. L’intervento degli architetti Boeri e Fuksas agli Stati Generali lo scorso giugno per “far ripartire il Paese”: Fuksas la scuola neppure la menziona, Boeri invece la inserisce nei suoi cinque punti, dopo l’imprescindibile ”forestazione urbana” e l’indifferibile “rilancio dei borghi storici” vedendo per la scuola (solo) un futuro ‘come hub di comunità’.

Lo spiegamento di personalità e intelligenze, che da mesi lavora alla formulazione di “idee e proposte per la scuola” per rispondere all’emergenza sanitaria in atto, ha avuto come risultato quello di generare un dibattito pubblico insaccato tra il banco unico e quello cosi detto “a rotelle” come strumento preventivo per il contagio e per rilanciare la didattica.

Rimane ingolfato nell’inutile contesa persino un architetto del calibro di Renzo Piano, che invece di riportare il confronto sulla scuola a un livello accettabile rilancia a sua volta, in contrapposizione al “banco a rotelle”, il banco monoposto in legno con sedile incorporato (modello fine ‘800, nda) da far realizzare ai falegnami italiani.

Con la pandemia abbiamo vissuto sulla nostra pelle quanto sia necessario un servizio sanitario nazionale forte e un sistema educativo che azzeri gli svantaggi sociali. “La pandemia ci sta costringendo a capire che non esiste un capitalismo davvero praticabile senza un forte sistema di servizi pubblici”, scrive l’economista Gaël Giraud, che amplia l’analisi economica alla dimensione antropologica della questione.

Sappiamo che questa pandemia non sarà l’ultima, sappiamo che nell’ultimo secolo a partire dal 1918 si sono verificate 11 tra epidemie e pandemie virali. E’ quindi stupefacente che il dibattito italiano sulla riapertura delle scuole abbia deragliato nell’esaltazione del banco a rotelle perdendo l’opportunità di un grande confronto pubblico sul rinnovamento della scuola che includa l’edilizia scolastica.

In passato, le risposte alle pandemie sono state date dall’architettura congiuntamente alla medicina. Architettura e medicina sono sempre state strettamente interconnesse: Vitruvio ha dedicato buona parte del primo volume dei Dieci libri di architettura, fornendo dettagliate istruzioni su come garantire la salute degli spazi, e gli schizzi di Leonardo da Vinci presentavano tagli architettonici assieme a studi anatomici del corpo umano – ci ricorda Beatriz Colomina, affermando che l’ossessione per la tubercolosi diede origine ai caratteri dell’architettura moderna e razionalista d’inizio Novecento.

Nel XX secolo la turbercolosi uccise circa 100 milioni di persone; la realizzazione delle scuole cosiddette “open air school” in Europa, America e Australia, con le aule dotate di ampie finestre per la ventilazione naturale, e i sanatori anti tubercolotici per la cura d’aria, hanno rappresentato un efficace modello di contrasto al contagio e uno strumento di tutela per la salute pubblica, almeno fino alla messa a punto della terapia antibiotica negli anni Cinquanta.

Perdere di vista il fatto che oggi in Italia non c’è degradata periferia, conseguenza diretta delle esaltate sperimentazioni urbane degli anni ’70 o delle insensate speculazioni edilizie, cui non sia stata inflitta l’ulteriore ferita di un esempio “moderno” dell’intero ciclo della scuola dell’obbligo, effetto delle “Norme Tecniche del 1975”, è politicamente miope.

L’Italia a partire degli anni Trenta aveva potuto sperimentare una edilizia scolastica innovativa e moderna attraverso le opere di bellezza plastica e spaziale dell’asilo nido Sant’Elia di Giuseppe Terragni a Como (1936) o quello a Ivrea di Figini e Pollini (1939), solo per citare i più noti. Un’architettura elegante, attenta, pensata e studiata in ogni dettaglio e finalizzata al benessere degli utenti, poi soppiantata da un’edilizia sbrigativa e grossolana, che doveva rispondere agli aspetti funzionali, economici e procedurali degli appalti, con le conseguenze estetico-funzionali che tutti conosciamo.

Sono queste le scuole che abbiamo ereditato: trasandate, insicure, inadeguate. Nelle stesse aule dove periodicamente i controsoffitti si schiantano, chi oggi vuol far credere che con una buona sanificazione e una “sedia-trolley” con piano ribaltabile si restituisce una dimensione credibile della scuola sta operando un furto di senso e di ragione.