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Israele, l’annessione dei territori palestinesi è una catastrofe per il diritto internazionale

Il governo israeliano, specialmente a partire dalla presa del potere da parte di Netanyahu, ci ha abituato alle peggiori violazioni del diritto internazionale, ma l’annessione dei territori palestinesi prevista per i primi di luglio costituisce l’episodio peggiore di una serie purtroppo lunga.

Una lettera aperta al governo israeliano firmata da oltre 240 studiosi di diritto internazionale pubblico del mondo intero, tra i quali il sottoscritto, ha evidenziato al riguardo come “la norma che vieta l’annessione di territori acquisiti con la forza sia stata riconosciuta come norma fondamentale del diritto internazionale” e che la Cisgiordania, occupata con la forza nel settembre 1967, è stata concordemente riconosciuta dai principali organi delle Nazioni Unite (Consiglio di Sicurezza, Assemblea generale, Corte internazionale di giustizia) come un territorio occupato al cui interno spetta al popolo palestinese decidere il proprio destino in conformità al diritto di autodeterminazione.

Situazione del resto riconosciuta dallo stesso governo israeliano e dalla Corte suprema israeliana che hanno costantemente negato il proprio obbligo di realizzare i diritti umani dei Palestinesi, sostenendo che non si trattava di territorio soggetto alla propria giurisdizione. L’annessione decretata da Netanyahu, prosegue la lettera, viola quindi allo stesso tempo il divieto di annessione di territori con la forza e il principio di autodeterminazione dei popoli, ponendo le basi per un ulteriore discredito dello Stato di Israele e per una pericolosa escalation della violenza in tutta la regione.

Una chiara condanna dell’annessione è giunta anche da 47 esperti dei diritti umani delle Nazioni Unite che hanno chiesto alla comunità internazionale di adottare misure efficaci per impedire la consumazione del gravissimo illecito.

Sono del resto chiare le motivazioni politiche che hanno spinto Netanyahu su questa strada senza uscita. Braccato dai giudici penali per vari episodi di corruzione e con una fragile e instabile maggioranza parlamentare alle spalle, l’avventuriero che da tempo si è insediato al governo di Tel Aviv ha voluto giocare ancora una volta la carta dell’estremismo nazionalista e dell’odio antipalestinese, affrettando i tempi dell’annessione anche in vista delle elezioni presidenziali che potrebbero non vedere la riconferma di Trump, che si è caratterizzato fino ad oggi come il presidente statunitense più totalmente prono alla peggiore destra israeliana e alle sue pulsioni apertamente razziste e colonialiste.

Come sottolineato dagli esperti nel documento citato, l’annessione dei territori palestinesi costituirebbe una sorta di consacrazione del regime di apartheid di fatto già vigente da tempo in Israele e nei territori palestinesi occupati. A meno di trent’anni dalla liquidazione del regime razzista sudafricano si riproporrebbe quindi, anche in termini formali, una situazione antigiuridica con la totale discriminazione di milioni di persone, costrette a vivere senza alcun diritto degno di questo nome sul territorio sul quale sono nate e cresciute moltissime generazioni di Palestinesi, lasciando spazio al violento arbitrio delle forze di occupazione e dei coloni militarmente organizzati.

La passività del governo italiano e dell’Unione europea è davvero intollerabile. Il Parlamento europeo ha approvato l’accordo con Israele in materia di aviazione. Il nostro governo pare oramai rassegnato al ruolo poco onorevole e gratificante di mercante d’armi e di finanziatore di regimi autoritari peraltro in conflitto tra di loro, da Erdogan a al-Sisi, senza uno straccio di strategia volta a preservare un minimo di ruolo politico in una situazione, come quella del Mediterraneo, sempre più incerta e difficile per numerosi fattore di ordine storico, economico e sociale.

Come dimostrato dal voto sull’accordo in materia di aviazione le forze politiche italiane, con l’unica eccezione della sinistra, avallano in sostanza la politica di Netanyahu che costituisce a sua volta un pericoloso fattore di destabilizzazione e crisi permanente per l’intera area mediterranea.

Per far fronte a questa vergognosa débacle occorre riprendere con forza la bandiera del diritto, chiedendone il rispetto da parte di tutti, come pure la punizione dei crimini, a proposito dei quali ultimi è in corso da tempo un procedimento contro Netanyahu e altri esponenti politici e militari israeliani di fronte alla Corte penale internazionale.

Per dire no all’annessione israeliana dei territori palestinesi occupati e per il riconoscimento dello Stato di Palestina si svolgerà, sabato 27 giugno, una mobilitazione nazionale in 13 e più città italiane, cui parteciperanno coloro che hanno a cuore i diritti dei Palestinesi e la pace nel Mediterraneo.