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Recovery Fund, il primo scontro all’Ecofin. Austria e Olanda: “Così inaccettabile. Prestiti e riforme”. Gualtieri: “Non sia ridimensionato”

Il vertice dei ministri delle Finanze dell’Ue sul pacchetto di aiuti da 750 miliardi di euro fa emergere le distanze e i nodi. Il fronte dei Paesi contrari si allarga oltre i 4 'frugali': si aggiunge la Finlandia, ma anche Visegrad con l'Ungheria in testa. Nel mirino anche i criteri di assegnazione dei fondi. Il ministro delle Finanze tedesco Scholz chiede di ridurre la portata del fondo: "Sia di 500 miliardi"

“Percepisco ovunque un atteggiamento costruttivo che può far riuscire l’intesa“. A parole il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz ha descritto così il vertice dei ministri delle Finanze dell’Unione europea che ha discusso la proposta di Recovery Fund da 750 miliardi di euro avanzata dalla Commissione Ue. Nei fatti l’Ecofin di oggi è il primo tavolo in cui vengono a galla i nodi e le distanze tra i diversi Paesi, con in particolare i quattro paesi ‘frugali‘ – Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia – pronti allo scontro su diversi punti del piano di Bruxelles. “Il pacchetto complessivo non è accettabile per noi in termini di volume, ma anche in termini di contenuto”, ha subito chiarito il ministro delle Finanze austriaco, Gernot Bluemel. Ad annunciare la linea dura è anche l’Olanda, che ribadisce la richiesta di ricorrere ai soli prestiti e non alle sovvenzioni. E chiede che l’uso delle risorse deve sia “condizionato all’effettiva attuazione delle riforme strutturali“. Dall’altra parte il fronte dei Paesi del Sud, favorevoli alla proposta di Bruxelles e contrari a qualsiasi forma di condizionalità. “L’Italia sostiene un Recovery plan ambizioso e rivolto al futuro. La proposta della Commissione è un compromesso equilibrato e non deve essere ridimensionata. Adesso al lavoro su investimenti e riforme”, ha chiarito il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri su Twitter.

Il fronte dei contrari però è sempre più ampio, ora abbraccia oltre ai frugali anche la Finlandia e Visegrad, con in testa l’Ungheria. Il primo confronto tra i ministri è quindi più un modo per ribadire le proprie linee rosse piuttosto che l’inizio di un negoziato. Paletti che i leader europei proveranno a rimuovere nel vertice in videoconferenza fissato per il 19 giugno. Anche se l’appuntamento, già si sa, sarà solo il passaggio intermedio verso un accordo che tutti si aspettano verso la metà di luglio, sotto la spinta della presidenza tedesca di turno della Ue.

I rigoristi vogliono abbassare l’ammontare totale del fondo e in particolare gli aiuti a fondo perduto. Si oppongono poi a una massiccia raccolta di soldi sul mercato e all’introduzione di nuove tasse. Infine, chiedono un rigido controllo esterno sulla spesa, nonostante la Commissione abbia già chiarito che, pur in assenza di condizionalità, il pagamento delle tranche sarà legato al raggiungimento degli obiettivi fissati dai piani nazionali. Rimostranze a cui si aggiungono quelle dei nuovi contrari: quelli che vorrebbero più aiuti per sé stessi e mettono in discussione il criterio di distribuzione proposto da Bruxelles che assegna la maggior parte dei fondi a Italia, Spagna, Polonia e Grecia.

Il ministro delle Finanze tedesco Scholz intanto viene incontro alla prima richiesta dei ‘frugali’ e chiede che gli aiuti messi a disposizione dell’Unione europea per il rilancio delle economie dei Paesi più colpiti dal Covid-19 come l’Italia sia di 500 miliardi di euro e non di 750. Le dimensioni del Recovery Fund (denominato dalla Commissione Next Generation Eu) suggerite dal ministro tedesco sono in linea con quanto originariamente proposto da Francia e Germania. Scholz sostiene inoltre l’avvio della restituzione del debito contratto per sostenere le economie già dal periodo coperto dal prossimo bilancio (2021-2027), mentre la Commissione aveva anticipato tempi più lunghi.

Le richieste dell’Austria – Vienna mette paletti più stringenti: “Oggi dobbiamo sapere come e da chi verrà rimborsato il debito” previsto con “le sovvenzioni”, ha detto il ministro Bluemel che ritiene la scelta di concedere principalmente aiuti a fondo perduto “una valutazione sicuramente sbagliata” da parte di Bruxelles. “Vogliamo investire nella competitività dell’Europa invece di coprire i costi per i debiti passati“, ha ribadito il ministro austriaco, chiedendo che per l’allocazione dei fondi siano poste condizioni “macroeconomiche” o legate al “raggiungimento di obiettivi climatici” per permettere anche alle economie dei beneficiari di “resistere meglio a una crisi futura“.

…e quelle dei Paesi Bassi – Forte legame tra le riforme strutturali chieste dalla Ue e ripresa che contribuisca alla transizione verde e digitale, capacità e distribuzione del Recovery fund basato sull’impatto reale della crisi del coronavirus, prestiti con scadenze chiare e non sovvenzioni, scettici sull’aumento del tetto delle risorse proprie: questa la posizione del governo olandese, inviata al suo Parlamento. Secondo il governo Rutte, “non c’è una chiara motivazione per i sussidi al posto dei prestiti”, si legge nel documento. Inoltre, i Paesi Bassi ritengono che “debba essere data maggiore attenzione al modo in cui gli Stati membri attuano le necessarie riforme per rafforzare i fondamentali economici, per esempio riducendo il debito, riformando le pensioni e migliorando la capacità amministrativa“.

Finlandia e Ungheria contro – Il nuovo ministro delle finanze finlandese Matti Vanhanen ha ammonito “sull’importante conto da pagare” legato all’epidemia del nuovo coronavirus, lasciando intendere di condividere l’opposizione del suo governo al Recovery fund. Contraria è anche l’Ungheria: “Nella sua forma attuale, il piano è ingiusto nei confronti dell’Ungheria perché in sostanza è stato creato su misura per aiutare gli Stati membri del Sud“, ha detto il ministro delle Finanze dell’Ungheria, Mihaly Varga.