Società

Coronavirus, le corporazioni sono un male oscuro che non ci scrolleremo mai di dosso

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di Monica Valendino

“Gli italiani non si dividono in furbi e in fessi, sono nello stesso tempo tutti furbi e fessi”. Lo ha detto Indro Montanelli e ancora oggi queste parole sono attuali più che mai. In tempi di virus il campionario dei nostri vizi e delle nostre virtù è emerso all’ennesima potenza. Peccato che le seconde spesso sfocino presto nei primi.

Del resto perfino Mussolini diceva che “governare l’Italia non è impossibile, è inutile”. Cosa dovrebbe aggiungere Giuseppe Conte? Nulla, del resto a comandare nel Belpaese sono le confederazioni varie che da sempre portano voti e probabilmente anche molti candidati. Che è meglio “piazzare” a livello locale che al Governo, perché a Palazzo Chigi il tempo è volubile e la strada che si prende è sempre impervia.

Così la maggioranza, già divisa di suo, ha dovuto cedere pian piano alle pretese sempre maggiori delle regioni che nulla hanno fatto se non andare dietro alle varie associazioni che le sponsorizzano. La linea rigida voluta dal ministro Speranza che ha salvato molte vite non poteva durare per sempre, è chiaro. Ma alle prime crepe dovute ai ricatti interni della coalizione, ecco infilarsi nuovi protocolli, ordinanze, indicazioni che hanno preso il posto dei decreti.

Si è detto che il merito è delle autonomie se ora l’Italia può ripartire. Ricordiamoci però che sono state le stesse regioni inizialmente a creare il caos con il balletto dell’apri e chiudi. Oggi, anzi, si chiedono ancora maggiori poteri per governare laddove lo Stato centrale ha fallito, come sui finanziamenti in ritardo o come sulla miopia nel non capire che dopo una prima fase di chiusura si doveva essere più elastici nel gestire un territorio eterogeneo per diffusione del virus e rischi.

Così ora ci dobbiamo turare il naso, sotto tutti i punti di vista, e sperare che l’estate porti davvero consiglio a un germe subdolo che chi non lo ha conosciuto da vicino stenta ancora a comprendere, facendosi forte degli slogan che vorrebbero l’Italia sul lastrico se non si mette tutti al lavoro. Anzi, questa per qualcuno sarà l’occasione per rilanciare sugli orari di lavoro, sui contratti sempre più flessibili, sul fatto che con la crisi serve prendere qualunque cosa verrà offerta. Una manna per gli iperliberisti che già si godono i fondi che, anche se tardi, arriveranno come sono sempre arrivati e come sempre sono stati mal distribuiti arricchendo pochi.

L’associazionismo in Italia è il male oscuro che non ci scrolleremo mai di dosso, grande o piccolo che sia. Prendete per esempio i genitori che hanno cominciato a gridare perché i centri estivi sarebbero stati chiusi. Ad assecondarli ecco subito arrivare le schiere di assessori regionali e sindaci che hanno imposto un rischio che capiremo solo tra un po’, visto che per molti pediatri i bambini potrebbero essere veicolo innocente e pericoloso della malattia e che forse nemmeno li trascura, visto l’aumento di alcune patologie infantili.

Eppure al grido “salviamo i nostri figli dalle case”, ecco riaprire i luoghi forse più pericolosi assieme a spiagge e centri di aggregazione. Ma si sa, per un voto è bene anche azzardare qualcosa. E far felice l’associazione di turno. Così Confindustria, Confartigianato, Confedilizia, Confcommercio sono riuscite a superare anche le linee guida dell’Inail e imporre le loro, con buona felicità degli italiani che pensano di riempirsi di nuovo la pancia.

“Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio” diceva Winston Churchill. E oggi chi esulta come se tutto fosse finito indossando una mascherina speriamo solo che, per una volta, abbia ragione.

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