Zonaeuro

Coronavirus, Conte ai tedeschi: “Io e Merkel abbiamo visioni diverse. Ma in Ue scriviamo la storia, non manuale di economia. L’Europa sia coesa o non sarà competitiva nel mondo”

Il presidente del Consiglio, intervistato dalla tv pubblica della Germania, si rivolge ai cittadini: “Non pagherete un euro di debito italiano, tutti beneficeranno degli eurobond”. E sull'ipotesi che si debba ricorrere al fondo salva Stati, il cosiddetto Mes: "Attenzione: qui non parliamo di shock asimmetrici. Qui non parliamo dei problemi finanziari di un solo Paese". Intanto secondo il Financial Times la commissione Ue lavora a un piano da 100 miliardi contro la disoccupazione

“A tutti i cittadini tedeschi dico: in Europa non stiamo scrivendo un manuale di economia, stiamo scrivendo una pagina di un libro di storia“. Meno di una settimana dopo che il Consiglio europeo si è spaccato sulle misure economiche per superare lo choc e nel pieno delle trattative in vista del prossimo vertice del 7 aprile, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha deciso di rivolgersi direttamente agli abitanti della Germania e di far leva sullo spirito europeo. “Io e la Merkel”, ha detto intervistato dal canale della tv pubblica tedesca Ard, “abbiamo espresso due visioni diverse durante la nostra discussione”. Ma, ha continuato, quella che stiamo vivendo “è un’emergenza della quale non è responsabile nessun singolo Paese, non si tratta di tensioni finanziarie”. Il messaggio arriva in un momento di forte tensione per gli equilibri interni dell’Unione europea: i leader si sono infatti spaccati sulla necessità di fare ricorso a strumenti nuovi come i coronabond, che sono richiesti dal fronte del Sud di Italia e Spagna, ma vengono osteggiati dai Paesi del Nord come Germania e Olanda. Secondo Conte è quella la strada da seguire, invece di fare ricorso al fondo salva Stati (Mes) che non sarebbe adatto per una crisi “simmetrica”. E, ha garantito, “il ricorso agli eurobond non significa che i tedeschi dovranno pagare un solo euro per i debiti italiani”.

La sfida è ancora aperta e dalla soluzione a cui arriveranno le potenze si decideranno le stesse sorti dell’Unione europea. Proprio la Germania che ora osteggia l’uso dei coronabond per fermare la crisi, è la stessa alla quale l’Europa 60 anni fa decurtò il debito per farla ripartire dopo la guerra. E, in queste ore, non c’è solo Conte ad appellarsi ai tedeschi. Oggi i primi ad esporsi sono stati i sindaci e i governatori italiani che hanno deciso di scrivere una lettera aperta alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, uno dei maggiori quotidiani della Germania. E, nella missiva, hanno chiesto agli “amici tedeschi” di schierarsi con i “grandi Paesi dell’Ue” e non al seguito di “piccoli egoismi nazionali”.

Conte alla tv pubblica tedesca: “Non dovrete pagare un solo euro per i debiti italiani”
Secondo il premier Conte, come già ribadito più volte, l’unica strada è quella di reagire in modo compatto: “L’Ue compete con la Cina, con gli Usa che hanno stanziato 2mila miliardi per reagire”, ha detto il presidente del Consiglio nella sua intervista. “In Ue cosa vogliamo fare? Ogni Stato membro vuole andare per conto suo? Se la reazione non sarà coesa, vigorosa, coordinata, l’Europa diventerà sempre meno competitiva nello spazio globale di mercato”. Conte, sempre rivolgendosi ai cittadini tedeschi, ha voluto tranquillizzarli sul fatto che l’obiettivo non è quello di far pesare sulle loro tasche i nostri debiti: “L’Italia”, ha continuato, “ha sempre pagato i suoi debiti e continuerà a farlo. Vorrei ricordare che il meccanismo degli eurobond non significa che i tedeschi dovranno pagare un solo euro per i debiti italiani” ma agire insieme per ottenere “migliori condizioni economiche” a beneficio di tutti.

Il premier Conte ha quindi ribadito, come già fatto nei giorni scorsi ai tavoli europei, che il ricorso a strumenti come il Mes, ovvero il fondo Salva Stati, è una modalità di affrontare i problemi tipica del passato. “Io rispetto l’opinione di Angela Merkel con la quale ho eccezionali relazioni. E rispetto l’opinione di tutti. Ma attenzione: qui non parliamo di shock asimmetrici. Qui non parliamo dei problemi finanziari di un solo Paese. Come può l’Europa, di fronte a una sfida epocale come quella attuale, pensare di tornare a usare strumenti concepiti in un altro tempo, in cui erano in vigore anche altre regole da tempo superate?”. E, ha concluso: “L’Europa deve mostrare se è una casa comune europea, una casa in grado di dare una risposta a una sfida epocale”. L’Europa deve mostrare “se è cresciuta per i suoi compiti; nel segno di come fu concepita da Schuman, De Gasperi e Adenauer”.

La resistenza ai coronabond e le misure allo studio. La commissione Ue pensa a un piano da 100 miliardi di euro contro la disoccupazione
Nel Consiglio europeo della settimana scorsa, dopo i ripetuti proclami dei vari rappresentanti europei perché si utilizzassero “misure straordinarie” di fronte a una crisi “straordinaria”, i leader non sono riusciti ad arrivare a una soluzione condivisa. La richiesta di Italia, ma anche Francia e Spagna, insieme ai Paesi più colpiti dall’emergenza, è che vengano dati strumenti per ripartire che non abbiano condizioni vincolanti. Per questo i coronabond rimangono l’opzione auspicata dal fronte italiano.

Non è questo però che ci si immagina di portare sul tavolo del prossimo Eurogruppo. Secondo quanto rivelato dal Financial Times in queste ore, la commissione Ue sta mettendo a punto, tra le varie ipotesi, una proposta per mobilitare risorse fino a 100 miliardi di euro per aiutare i Paesi a combattere l’impennata della disoccupazione. L’idea sarebbe quella di sostenere i Paesi in difficoltà attraverso prestiti per finanziare le iniziative destinate a chi si trova in cassa integrazione per favorirne il rientro nel mondo del lavoro attraverso impieghi part-time e programmi di formazione. I prestiti Ue potranno essere garantiti da fondi ancora a disposizione nel bilancio europeo e da risorse messe a disposizione dai Paesi membri. Un modello applicato in occasione della passata crisi finanziaria con la creazione dell’Efsm (European financial stabilisation mechanism), organismo poi sostanzialmente sostituito dal Mes.

Sono solo indiscrezioni al momento, ma difficile che possano trovare il favore di chi chiede maggiori aiuti. “Un ‘no’ alla solidarietà” tra Paesi dell’Ue “in questo momento metterebbe in pericolo tutto il nostro progetto”, ha detto oggi il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni, intervistato da Euronews. Peccato che il fronte del Nord sembri ancora compatto. Il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz ha chiuso ai coronabond e aperto invece all’uso delle Eccl del Mes. Le Enhanced Conditions Credit Lines del Mes, ovvero le tanto contestate “condizioni”, sono uno degli altri strumenti sul tavolo, che l’Italia rifiuta a prescindere. Le condizioni, è il ragionamento, comporterebbe uno stigma perché la decisione di attivarle spetterebbe ad ogni singolo Paese. Il ricorso al Mes, contro il quale si sono schierate non solo le opposizioni ma lo steso Movimento 5 stelle, non sembra gradito a Roma neppure se comportasse una condizionalità molto ridotta, come quella ventilata dal presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno. Insomma, la discussione e le trattative sono aperte. Tanto che non mancano, neppure in Olanda (Paese capofila dei ‘falchi’), voci più solidali: il governatore della Banca dei Paesi Bassi Klaas Knot ha detto che i coronabond sono “un modo” per dare solidarietà ad Italia e Spagna, cosa che, ha dichiarato, sarebbe “perfettamente logica”.