Giustizia & Impunità

Alienazione parentale, la Corte d’Appello dà ragione a Laura Massaro. Una sentenza che conforta

Il 2020 comincia con una buona notizia per i diritti dei bambini. La Corte d’Appello del Tribunale di Roma si è pronunciata a favore di Laura Massaro contro l’allontanamento coatto del figlio deciso dal Tribunale dei minorenni. Una sentenza che ha riconosciuto il diritto dei bambini ad essere ascoltati, come raccomandano l’articolo 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo e l’articolo 6 della Convenzione di Strasburgo, e che ha messo in discussione il costrutto della alienazione parentale.

La sentenza ha accolto il ricorso di 90 pagine dell’avvocato Lorenzo Stipa, e ha annullato il decreto che sulla base della Consulenza tecnica d’ufficio (Ctu) scritta dalla psicoterapeuta Irene Petruccelli disponeva l’immediato allontanamento del bambino di Laura Massaro, accusata di alienazione parentale, e la sua collocazione presso il padre. Il decreto stabiliva che il bambino avrebbe potuto vedere la madre, con la quale vive da quando ha due anni, solo una volta ogni 15 giorni, durante visite vigilate. Un curatore avrebbe vigilato sulla relazione padre-figlio h24, ma nel caso di criticità il bambino sarebbe stato nuovamente spostato e collocato in una Casa famiglia.

Nel gergo delle Consulenze Tecniche d’ufficio questa procedura viene anche chiamata “ablazione” del bambino dalla madre, una parola che mette i brividi per la deumanizzazione con la quale viene intesa la relazione affettiva madre-bambino, e del resto nel gergo di Richard Gardner, il discusso ideatore di questo costrutto ascientifico, il trattamento da Pas viene definito “resettaggio”.

Laura Massaro aveva contestato il decreto di allontanamento del figlio sia dentro che fuori le mura del tribunale dei Minorenni di Roma, organizzando un presidio una volta alla settimana, e aveva cominciato lo sciopero della fame. La sua vicenda è simile a quella di tante, troppe donne accusate di alienazione parentale e contro questo costrutto che sta pregiudicando i diritti dei bambini, il 16 ottobre scorso, alla Camera dei Deputati si era svolta la conferenza stampa “Il paradosso dell’alienazione parentale: quali iniziative intraprendere per tutelare la salute dei minori” organizzata dalla deputata Veronica Giannone che da tempo si batte contro la rivittimizzazine secondaria delle donne vittime di maltrattamento nei nostri tribunali.

Sempre in quei giorni, l’associazione Dire – Donne in Rete contro la violenza avevano denunciato, insieme ad altre associazioni, “la violenza istituzionale” di un decreto “fortemente lesivo della salute psico-fisica del bambino”. La protesta di Laura Massaro è stata un volano che ha dato voce a molte donne rivittimizzate nei tribunali e ha portato alla fondazione del “Comitato Madri Unite contro la violenza istituzionale” per denunciare pubblicamente tutte le violazioni delle Convezioni internazionali e delle leggi che tutelano bambini e donne vittime di violenza familiare.

“Sono tre i punti principali che la Corte d’Appello ha evidenziato in 25 pagine – spiega l’avvocato Lorenzo Stipa. Primo: la bigenitorialità non può essere al di sopra del supremo interesse del bambino, perché il volere del minore va assecondato e i suoi sentimenti e le sue emozioni vanno messe al centro, poiché nessun rapporto affettivo può essere costruito con la forza e la coercizione. Secondo: la sentenza d’Appello ha criticato come il decreto del tribunale dei minori non avesse previsto un avvicinamento graduale del bambino al padre e non avesse indagato adeguatamene le capacità genitoriali paterne. Terzo: il decreto aveva disposto un monitoraggio sulla relazione padre-figlio da parte di un curatore incaricato dai servizi sociali, ma questo monitoraggio in realtà è nei fatti irrealizzabile”.

“E’ da rilevare – conclude l’avvocato Stipa – che la sentenza della Corte d’appello ha fortemente criticato l’operato della tutrice (una avvocata incaricata di curare gli interessi del bambino dopo il decadimento dalla potestà genitoriale di Laura Massaro) e del servizio sociale. Oggi Laura appare per la prima volta in maniera umana e grazie a questa sentenza molte madri potranno citare un precedente in cui finalmente viene messo davanti il bambino senza che sia soggetto a pratiche disumane come l’allontanamento coatto”.

La sentenza è stata commentata da Antonella Veltri, presidente dell’associazione nazionale D.i.Re: “Una sentenza che dà fiducia e conforta le donne che si rivolgono alla giustizia. La Pas, inaccettabile e inesistente strumento utilizzato illegittimamente e frequentemente nei tribunali, non è stata presa in considerazione ed è stato assecondato il volere del bambino. D.i.Re continuerà a impegnarsi affinché la Pas e le sue versioni mascherate vengano definitivamente eliminate dalle Ctu, sulle quali si appoggiano sentenze che non riconoscono la violenza contro le donne e la violenza assistita e a chiedere una adeguata formazione degli operatori di giustizia chiamati a valutare le separazioni che coinvolgono donne che hanno subito violenza. Affinché non debbano esserci più casi come quello di Laura Massaro”.

Questa volta la Corte d’Appello di Roma ha messo la parola fine all’incubo di una madre che ha sempre chiesto a giudici, ad assistenti sociali e ai consulenti dei tribunali di essere ascoltata e che venissero rispettati i suoi diritti.

@nadiesdaa