Politica

Non date il voto ai sedicenni, dategli il lavoro!

Facciamo votare i ragazzi di Greta”. A rilanciare il sasso nello stagno in quest’ultime settimane è stato l’ex premier Enrico Letta. Dalle pagine de La Repubblica ha aperto un dibattito sul dare la possibilità di voto ai sedicenni. “E’ un modo – ha spiegato il professore – per dire a quei giovani che abbiamo fotografato nelle piazze, lodando i loro slogan e il loro entusiasmo: vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi”.

Chi conosce da vicino il mondo dei ragazzi sa bene quanto siano lontani dalla politica che ha perso di credibilità nei loro confronti. I giovani di Greta sono quelli che non votano e che probabilmente non si recherebbero alle urne nemmeno dando loro la possibilità di farlo perché manca un partito che li rappresenti. In uno studio del 2018 del Rapporto giovani dell’Istituto Toniolo, sono stati analizzati in modo approfondito i dati di un’indagine condotta ad ottobre 2017 sull’atteggiamento delle nuove generazioni verso la politica e sul loro orientamento al voto, in combinazione con il profilo sociale, la condizione economica e i valori di riferimento.

In una delle domande chiave dell’indagine veniva chiesto di assegnare un giudizio da 1 a 10 a ciascuna delle forze politiche italiane. Oltre il 40 percento degli intervistati le ha bocciate tutte, evidenziando una disaffezione verso tutta l’offerta politica. Dare il voto ai sedicenni significherebbe aumentare il dato di astensionismo o l’effetto “voto di protesta”. Più che dare il voto ai giovani va dato il lavoro. In un Paese dove la disoccupazione giovanile supera il 30% quale credibilità può avere la politica e quale nuova rappresentatività può servire?

C’è inoltre da fare i conti con la maturità politica dei nostri ragazzi. Chi insegna sa meglio di ogni altro che i nostri ragazzi spesso non sanno nemmeno chi sia il presidente della Repubblica e non conoscono le idee e/o le ideologie dei diversi partiti o movimenti politici al governo. Spesso la loro conoscenza della politica passa attraverso Striscia la notizia e non certo dalla lettura di un quotidiano o dalla visione di un telegiornale. Non è un caso che gli stessi giovani boccino la proposta di Letta. “No, non sono favorevole” è la risposta più frequente, in qualsiasi fascia di età, data dai 2500 intervistati online dal portale Skuola.net. Più di 7 su 10, infatti, non credono sia una buona idea abbassare l’età del primo voto. Appena il 27% del campione, al contrario, la vedrebbe come una cosa positiva.

E non è che le cose cambino quando si restringe l’indagine alla fascia di età chiave (14-17 anni). Da una generazione che ha dimostrato di essere molto sensibile alla “cosa comune” ci si aspetterebbe entusiasmo. Invece, la prospettiva di andare alle urne prima dei 18 anni non convince: solo il 37% crede sia una buona idea (il 63% la boccia). Ancora più netta la bocciatura di chi per il debutto con il voto ci è appena passato, i ragazzi di età compresa tra i 18 e i 24 anni. Potendo tornare indietro, se gli venisse offerto di votare in anticipo, di certo non esulterebbero: quasi 9 su 10 si dicono contrari. E la stessa tendenza, seppur con proporzioni meno crudeli, percorre trasversalmente tutte la popolazione: tra i 25-30enni solo il 19% approva la proposta, tra 31 e 40 anni la quota sale al 30%, per poi riscendere al cospetto degli over40, dove i ‘Sì” non vanno oltre il 21%.

Ma come mai è presente un’ostilità così salda e diffusa? I motivi sono vari. Il 34% dei contrari, ad esempio, pensa che alla base ci sia un problema di istruzione e crede che a 16 anni un ragazzo non sia informato abbastanza sulla Costituzione e sul funzionamento degli organi di governo per poter assumere una posizione consapevole. Mentre un altro 35% è convinto che i sedicenni non siano abbastanza maturi per poter compiere scelte così importanti. Un quinto del campione, infine, è convinto che un ragazzo di quell’età non abbia gli strumenti necessari per poter esprimere la propria preferenza politica, opinione condivisa anche da chi pensa che i più giovani possano essere troppo facilmente influenzabili.