Mondo

Siria, soldati Assad con i curdi contro Turchia. Erdogan: “Attacchiamo Kobane e Manbij”. Trump: “In arrivo grandi sanzioni per Ankara”

Truppe di Damasco in soccorso dei curdi nel nord del Paese per contrastare l'offensiva turca: un'intesa impensabile fino a qualche giorno fa e raggiunta grazie alla mediazione della Russia. Trump: "Sanzioni ad ex e attuali funzionari turchi. Aiuto ai curdi? Può darlo chiunque, dalla Cina a Napoleone Bonaparte". Ma le sue mosse vengono criticate dai Repubblicani. Oms: "200mila profughi". Erdogan: "Da quando la Nato difende i terroristi?"

Le truppe di Assad marciano verso nord per combattere a fianco dei curdi contro i turchi. Un’intesa impensabile soltanto fino a qualche giorno fa, raggiunta con la mediazione della Russia di Vladimir Putin che però non scoraggia Erdogan: “Andremo fino in fondo. Siamo determinati. Finiremo quello che abbiamo iniziato”, ha dichiarato il Sultano. “L’approccio” mostrato dalla “Russia non sarà un problema” per l’attacco a Kobane, ha inoltre detto, mentre i suoi carri armati, mezzi blindati e unità militari sono già arrivati nell’area per sferrare un attacco dal fronte occidentale nella città occupata dai jihadisti dello Stato islamico e liberata dai curdi nel 2015. Adesso, sta anche preparando l’offensiva su Manbij. Gli Stati Uniti, intanto, ritirano le proprie truppe dall’area sud di Kobane e annunciano la prima risposta concreta all’azione turca, dopo la decisione di spostare le proprie truppe dalle aree curde oggetto delle attenzioni di Ankara.

Trump annuncia sanzioni (e invoca Bonaparte)
Nella serata di lunedì, il presidente americano Donald Trump si sbilancia su Twitter annunciando “grandi sanzioni contro la Turchia”: “Veramente c’è qualcuno che pensa che dovremmo andare in guerra con un membro della Nato come la Turchia? Basta alle guerre senza fine”, ha poi aggiunto. Più tardi ha poi fatto sapere che i primi provvedimenti da parte di Washington potrebbero entrare in vigore già nella giornata di lunedì e che riguarderanno” ex ed attuali funzionari del governo turco e contro chiunque contribuisca alle azioni destabilizzanti della Turchia in Siria”. L’ordine esecutivo in arrivo riguarda anche un aumento dei dazi sull’acciaio sino al 50% e imporrà lo stop ai negoziati per un accordo commerciale con Ankara da 100 miliardi di dollari. Poco prima il tycoon aveva detto: “Dopo aver sconfitto l’Isis, ho fondamentalmente portato le nostre truppe fuori dalla Siria. Lasciamo che la Siria e Assad proteggano i curdi e combattano la Turchia per la loro terra. Ho detto ai miei generali, perché dovremmo combattere per la Siria e per Assad per proteggere la terra del nostro nemico? Chiunque voglia aiutare la Siria a proteggere i curdi va bene per me, che sia la Russia, la Cina o Napoleone Bonaparte. Spero che tutti facciano bene, noi siamo a 7000 miglia di distanza”. Ma la sua mossa è stata duramente criticata dal Partito Repubblicano: il leader dei senatori repubblicani Mitch McConnell ha spiegato che a suo avviso “abbandonare questa battaglia ora e ritirare le forze Usa dalla Siria ricreerà le condizioni per la cui eliminazione abbiamo lavorato duro e causerà la rinascita dell’Isis”.

L’aiuto di Assad
L’esercito siriano, intanto, si dirige verso le province di Hasaka e Raqqa, per “affrontare l’aggressione di Ankara sul territorio siriano”. Del resto, già nei giorni scorsi i curdi avevano avvertito gli Stati Uniti: se non li avessero aiutati, dopo il ritiro del contingente americano nel nord della Siria, avrebbero chiesto aiuto alla Russia. E così è stato. Ma Erdogan sminuisce gli effetti immediati dell’accordo dei curdi con Damasco, dopo l’abbandono dell’avamposto da parte dei marines americani, e conferma anche l’intenzione di prendere d’assalto Manbij, altra località strategica curda che si trova a ovest del fiume Eufrate. “Il nostro accordo con gli Stati Uniti prevedeva che Manbij fosse evacuata dai terroristi in 90 giorni. È passato un anno e Manbij non è ancora stata evacuata”, ha precisato parlando all’aeroporto Ataturk di Istanbul, prima di partire per un summit in Azerbaigian. Secondo quanto riferito su Twitter da Mustafa Seijari, leader dei combattenti curdi, le truppe turche hanno iniziato insieme alle milizie arabe filo-Ankara l’offensiva su Manbij, a ovest del fiume Eufrate.

Erdogan: “Nato difende terroristi?”
Il Sultano ha poi motivato con la “disinformazione” lo schieramento dell’Europa con i curdi. “Ho parlato ieri con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il giorno prima con il premier britannico Boris Johnson. Nei nostri colloqui ho capito che c’è una seria disinformazione. Starete dalla parte del vostro alleato Nato, o dalla parte dei terroristi? Ovviamente loro non possono rispondermi a questa domanda retorica”. E anche nel pomeriggio torna ad attaccare i Paesi dell’Ue all’interno della Nato: “La Turchia è membro della Nato? Lo è. La maggioranza dei Paesi Ue sono membri Nato? Lo sono. Da quando le organizzazioni terroristiche vengono difese da membri della Nato?”.

I combattimenti
I combattimenti intanto imperversano da sei giorni e la crisi siriana sarà oggi al centro del Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Ue, dove si discuterà del blocco della vendita delle armi alla Turchiagià effettivo in Francia e Germania. Ma a puntare il dito contro l’Europa interviene Trump che, dopo la fuga di centinaia di affiliati dell’Isis dai campi del nord della Siria, ha rivolto un monito all’Europa, chiedendo di rimpatriare i jihadisti del sedicente Stato Islamico (Isis) attualmente in carcere in altri Paesi. ”L’Europa avrebbe già dovuto riprenderseli, date le numerose richieste. Lo deve fare ora – ha scritto il presidente Usa su Twitter -. Gli Stati Uniti ha i peggiori prigionieri dell’Isis”. Poi ha aggiunto che che “la Turchia e i curdi non devono lasciarli scappare. Non dovranno venire negli Stati Uniti”. Che hanno deciso di evacuare altri mille soldati da tutta l’area coinvolta dalla campagna militare turca.

La Turchia
Il ministro della Difesa turco ha fatto sapere che sono 550 i “terroristi neutralizzati” (cioè uccisi, feriti o catturati) nell’offensiva contro le milizie curde nell’operazione militare che ha voluto chiamare ‘Fonte di pace’. Secondo gli ultimi aggiornamenti diffusi dalle Forze democratiche siriane a guida curda (Sdf), le vittime tra i loro combattenti sono invece 45, mentre l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus) fissa la cifra ad almeno 112 miliziani curdi uccisi. Le cifre non sono verificabili in modo indipendente sul terreno. La Russia, che dopo il parziale disimpegno americano e il supporto offerto ai curdi, attraverso l’esercito di Damasco, in funzione anti-Erdogan ha preso in mano le redini della nuova escalation siriana, ha fatto però sapere che non ha intenzione di utilizzare i propri militari per respingere l’offensiva di Ankara: “Non ci piace nemmeno pensarlo”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. Il portavoce ha poi precisato che fra Mosca e Ankara vi sono stati contatti al livello “dei presidenti” e “dei ministeri degli Esteri” nonché “fra le strutture militari”. Il consigliere per gli Affari Esteri del Cremlino, Yury Ushakov, ha dichiarato inoltre che gli attuali sviluppi in Siria non riflettono del tutto la posizione della Russia a favore del mantenimento dell’integrità territoriale del Paese. In risposta alla domanda su cosa dovrebbe essere fatto al riguardo, Ushakov ha poi risposto: “Qualcosa faremo, vediamo”.

Media curdi: “Morto un altro giornalista”
I media curdi riferiscono che un giornalista curdo-siriano, Muhammad Efrin, è morto nella mattinata di lunedì in ospedale in seguito alle ferite riportate durante un bombardamento turco. Il reporter era stato vittima, assieme ad altri giornalisti, civili e miliziani curdi, di un raid dell’esercito turco a sud di Ras al-Ain/Serekaniye. Nell’attacco sono morte 14 persone, tra cui un altro giornalista curdo, Saad Ahmad, e un reporter straniero di cui non si conoscono ancora le generalità.

Oms: “200mila profughi, 1,5 milioni necessitano di assistenza sanitaria”
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) parla di una disastrosa situazione sanitaria nel nord-est siriano. A sei giorni dall’inizio del conflitto, hanno registrato 200mila profughi e oltre 1,5 milioni di persone che necessitano di assistenza sanitaria. L’organizzazione si dice “gravemente preoccupata” per la situazione, anche per gli attacchi che stanno subendo gli ospedali e le altre strutture sanitarie: “I servizi sanitari nell’area, già indeboliti, hanno avuto conseguenze gravi dagli ultimi sviluppi – scrivono – L’ospedale nazionale di Ras al-Ain è chiuso e l’ospedale nazionale e due centri sanitari a Tall Abyad hanno servizi limitati dal 12 ottobre a causa dell’escalation delle ostilità che ha impedito l’accesso del personale. Tutte le strutture nei campi profughi ad Ain Issa e Ras al-Ain sono state evacuate”. L’organizzazione aggiunge che il danneggiamento della stazione di pompaggio di Ras Al Ain, la principale fonte di acqua per quasi tutta l’area interessata, ha aumentato il rischio di epidemie di malattie infettive: “Anche prima dell’escalation, diarrea acuta e febbre tifoide erano due delle malattie più frequenti nel nord est della Siria. L’aumento delle persone sfollate, il sovraffollamento e l’accesso limitato ad acqua e servizi sanitari provocheranno con grande probabilità un aumento delle patologie legate all’acqua. L’Oms chiede a tutte le parti del conflitto di preservare il diritto alla salute di centinaia di migliaia di civili innocenti, inclusi gli operatori sanitari e i pazienti”.