Cultura

Uomo Vitruviano, perché abbiamo detto No al prestito dell’opera al Louvre (e il giudice ci ha dato ragione)

di Mariarita Signorini*

In merito ai motivi alla base del ricorso di Italia Nostra che ha portato il presidente della seconda sezione del Tar Veneto, Alberto Pasi, a emanare un decreto di sospensione dell’uscita dal territorio nazionale del celeberrimo Studio di Proporzioni del Corpo Umano, detto Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci, rimandando ogni decisione definitiva circa la partecipazione del disegno alla Mostra del Louvre alla camera di consiglio del 16 ottobre 2019, Italia Nostra precisa quanto segue.

Il ricorso non ha nulla a che fare con questioni politiche ma bensì con la convinzione che non siano le opere d’arte a doversi muovere, ma le persone, in un’ottica improntata alla tutela dei beni culturali. Le ragioni per cui Italia Nostra ha fatto ricorso al Tar sono sostanzialmente le seguenti.

1. Il disegno di Leonardo appartiene al fondo identitario delle Gallerie dell’Accademia (al pari della Tempesta di Giorgione e di altri capolavori) e, ai sensi dell’articolo 66 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, le opere appartenenti ai fondi identitari (pubblici e privati) non possono uscire dal territorio nazionale. L’Uomo Vitruviano appartiene al fondo principale delle Gallerie dell’Accademia, in base all’identificazione fatta con nota del 23 ottobre 2018 (Protocollo 2470) dell’ex Direttrice del Museo, Paola Marini.

2. Sempre in base all’articolo 66, comma 2, del Codice, non possono uscire dal territorio della Repubblica “i beni suscettibili di subire danni nel trasporto o nella permanenza in condizioni ambientali sfavorevoli”. Nei mesi scorsi l’Uomo Vitruviano è stato esposto nella mostra “Leonardo da Vinci. L’uomo modello del mondo” alle Gallerie dell’Accademia. Il funzionario responsabile del gabinetto disegni e stampe delle Gallerie dell’Accademia a tal riguardo scrive: “L’ipotesi di mostrare il foglio nell’autunno prossimo dello stesso anno al Louvre, quindi in un arco temporale brevissimo, contravvenendo alle norme tecniche e conservative, sottopone il disegno a un rischio elevato ed eccessivo non giustificabile e sostenibile per un’opera di tale rilevanza.

Per compensare la doppia esposizione, le Gallerie dell’Accademia si vedrebbero costrette a non rendere visibile il disegno per molti anni, con grave pregiudizio per le proprie collezioni”. Lo scorso anno la Francia lo aveva richiesto ma l’ex Direttrice, Paola Marini, aveva dato parere contrario, anche su indicazione del responsabile del gabinetto delle stampe delle Gallerie.

3. I conservatori e i restauratori che hanno la responsabilità diretta del disegno ne hanno sconsigliato assolutamente la movimentazione. Il disegno non è stato consolidato negli anni precedenti e non può essere mosso. Ha lesioni passanti che rischiano di spezzare in due il foglio.

4. Negli scorsi mesi l’ex segretario generale del Mibac, Giovanni Panebianco, ha chiesto di riconsiderare il prestito e l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma hanno dato parere positivo allo spostamento del disegno. Italia Nostra contesta la perizia dell’Opificio perché i loro tecnici non hanno fatto un’ispezione diretta, mentre i tecnici dell’Iscr si sono limitati solo a misurare l’intensità luminosa e non hanno aperto il clima-frame in cui l’Uomo è contenuto.

5. Il Memorandum d’intesa fra ministri del 24 settembre non poteva contenere l’elencazione delle opere prestate. La riforma Bassanini della pubblica amministrazione della fine degli anni Novanta, infatti, assegna agli organi politici solo compiti di indirizzo. Gli atti operativi devono essere sottoscritti dai dirigenti. Quest’ultima bipartizione è confermata dalla riforma Bonisoli del Mibac del 2019.

Il disegno di Leonardo non è normalmente esposto al pubblico che visita la Galleria dell’Accademia, ma è bensì custodito nel caveau del museo, visionabile solo in poche occasioni oppure solo per gli studiosi. Queste limitazioni alla fruizione sono dettate da motivi di tutela che non hanno impedito che questo studio leonardesco diventasse famosissimo e fosse conosciuto in tutto il mondo grazie alle riproduzioni di altissima qualità disponibili su svariati supporti e media. Non si ravvisa quindi la ragione perché si debba mettere a repentaglio la sua integrità, seppure per un’importante mostra.

Italia Nostra è sempre stata contraria agli spostamenti di opere d’arte, anche all’interno del paese, o di una stessa città – vedi il recente caso delle “Sette opere di Misericordia” del Caravaggio all’interno della stessa città di Napoli. La logica dietro alla realizzazione di mostre/eventi che raccolgono opere d’arte da vari musei per attirare il grande pubblico è quella di garantire incassi agli organizzatori (sfruttando i beni), più che promuovere vera divulgazione culturale.

* Presidente Italia Nostra