Trash-Chic

Cosa hanno in comune Salvator Dalì e Daniel Lismore? Per loro la vita è un’opera d’arte…

Cosa aspetti a farti un "paestry portrait" come Daniel, musa di Boy George. Sii te stesso. Qualsiasi altra persona (vorresti essere) esiste già. Più autobiografico di così

L’eleganza del Surrealismo” è il titolo della mostra che soddisferà i nostalgici di Salvator Dalì. Fino al 15 settembre un centinaio di opere icons che vanno dall’orologio molle, versione gioiello diamantoso/scintillante, all’elefante dalle gambe lunghe lunghe e sottili per ricordarci che siamo giganti con piedi d’argilla. Il tutto spalmato su un percorso espositivo in simbiosi fra arte, moda, palato e tanto glamour Fil rouge, Capri e lo stesso scenario mediterraneo della Catalogna, terra di origine di Dalí. Ma sono anche gli anni dell’incontro di Dalì con la psicanalisi di Freud. E una statua femminile, tutta protesa verso l’alto, è segmentata da tanti cassetti (mezzi aperti o mezzi chiusi, dipende da come li si voglia interpretare) all’altezza di punti chiave come maternità, sessualità e isteria, termine assolutamente all’avangarde in quell’epoca.

Il tutto pensato e realizzato dalla “Dalí Universe”, che fa capo a Beniamino Levi e a James Sanders intenta a promuovere Dalì nel mondo, in collaborazione con l’Istituto di Cultura Meridionale, presieduto dall’avvocato Gennaro Famiglietti. Tra le location l’Hotel La Residenza, la piazzetta di Anacapri e il Porto Turistico che, mi dispiace per Dalì, rischia il collasso per l’invasione dei “militanti” usa e getta (vai alla voce distru-turismo).

Ma ritorniamo ad occuparci di belle visioni come come gli abiti ispirati dalla moglie musa e totem Gala. Tra questi quello riecheggiante la grande, carnosa e invitante bocca rossa stampata su tubino nero e quello con i baffi lungi e attorcigliati alla Dalì. I modelli, provenienti dal museo Dalì a Parigi, sono stati presentati durante un “surrealist” gala sulla terrazza Relais del Hotel La Palma con un menù stellato/gourmet a tema. Il Salotto delle Visioni per il clone di Dalì. Il museo Pan di Napoli mette in mostra le installazioni di Daniel Lismore, eccentrico (ma è un eufemismo) artista, designer e profumiere che sembra voglia esplorare tutte le diverse possibilità della creatività. Per lui, londinese d’adozione, vestirsi è un’opera d’arte. E’ sempre in tiro da sembrare un’installazione vivente. E i suoi abiti sembrano ora un’ armatura di samurai, ora una contaminazione bollywoodiana, ora una reinterpretazione dadaista della geisha.

Daniel insieme con il direttore creativo di Kreemart, Raphael Castoriano, ( uno che ha già lavorato con Marina Abramovic e Maurizio Cattelan ) sta pensando anche a un personalissimo “paestry portrait”, un suo ritratto olfattivo e gustoso, fatto tutto di macaron, utilizzando una ventina di sapori a lui ispirati. Ad alto tasso di zuccheri da consumarsi prima che il macaron vada a male, ha praticamente l’istantaneità di un “selfie”. Daniel, non si sa se riferirsi a un “lui” o una “lei”, già musa di Boy George che ha firmato la prefazione del suo ultimo libro: “Be yourself. Everyone also is taken”. Traduzione: Sii te stesso. Qualsiasi altra persona (vorresti essere) esiste già. Più autobiografico di così.“Daniel is a scream: hang him on may wall”, ha scritto un provocatorio Boy George. Traduzione: ‘Daniel è da urlo: impicchiamolo sul mio muro’. Ma poi corregge il tiro: “Daniel is Dalì last dream”.

Instagram januaria_piromallo