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Sindaco condannato a morte in Iran, i dubbi che ho sulla vicenda dell’omicida Najafi

Non meraviglia che l’ex sindaco di Teheran sia stato condannato a morte dopo aver confessato in tv l’omicidio di sua moglie. Da settimane si attendeva una condanna che non poteva essere diversa. L’Iran è uno dei paesi al mondo in cui esiste ancora la pena capitale e, visto che spesso viene inflitta per reati meno efferati, non poteva non venir applicata stavolta.

Il caso sta tenendo molto attivi i media iraniani, che non perdono occasione per dedicare spazio alla vicenda. La storia risale a qualche mese fa quando Mohammad-Ali Najafi, 67 anni, ex sindaco di Teheran ed ex vicepresidente iraniano, ha ammesso l’omicidio della moglie, l’attrice Mitra Ostad, di 35 anni, avvenuto a fine maggio scorso. La confessione è avvenuta durante il processo, iniziato a luglio, durante il quale Najafi ha parlato di un tradimento da parte della donna: “Ho ucciso mia moglie perché mi tradiva, aveva una relazione extraconiugale”, ha dichiarato. “Litigavo spesso con mia moglie, volevo divorziare ma lei non era d’accordo, poi oggi mi è partito accidentalmente un colpo dalla pistola e l’ho uccisa”.

Il caso ha avuto molta risonanza in Iran anche per il trattamento che è stato riservato all’ex sindaco che è stato ripreso a scherzare e sorridere con gli agenti di polizia mentre sorseggia un tè iraniano al momento dell’arresto. Ovviamente un trattamento riservato a pochi. Najafi avrebbe vagato per la città dopo l’omicidio della moglie per sette ore per poi presentarsi alla polizia. Nelle foto che lo ritraggono in caserma si vede sereno su un divano, accolto da poliziotti che gli stringono la mano, senza mostrare alcun segno di pentimento. L’omicidio è avvenuto lo scorso 28 maggio in un lussuoso appartamento nella zona residenziale di Saadat Abad, nel nord-ovest di Teheran. Najafi ha sparato cinque colpi di cui uno al cuore della giovane moglie.

Questo caso, a mio avviso poco chiaro, apre a molte riflessioni. La prima: essendo Najafi un riformista vicino al presidente Hassan Rouhani, di cui è stato anche consigliere economico e ministro dell’Educazione, il suo caso potrebbe essere stato montato dai media di Stato per mostrare le ‘falle’ del governo Rouhani e dei suoi collaboratori. Già in passato Najafi era stato osteggiato dai conservatori quando, dopo appena sei mesi di incarico nella capitale iraniana, fu costretto alle dimissioni dopo aver subito una dura campagna per una cerimonia pubblica in cui alcune bambine di una scuola elementare avevano danzato. Va poi ricordato che come primo cittadino aveva denunciato la corruzione e il malaffare esistente in Iran nella compravendita di beni ed immobili da parte di personaggi legati al regime.

Insomma questa figura in Iran ai conservatori non piace proprio ed ora questa orribile vicenda potrebbe essere l’occasione per eliminarlo definitivamente. Qualcuno addirittura parla di un caso creato ‘appositamente’ per screditare la figura di Rouhani.

Oltre a quello politico, l’argomento a cui ci riporta questa vicenda è il famoso delitto d’onore, ancora in uso in alcuni paesi, per cui si può ‘legalmente’ vendicare l’onore attraverso l’omicidio della propria moglie. È bene ricordare che nell’Islam e dunque nella Repubblica Islamica d’Iran ancora vige la poligamia, una pratica “ad hoc” costruita per compiacere gli uomini. Dunque un marito può avere ‘legalmente’ altre donne mentre una moglie non solo non può ma rischia di venir assassinata. Se non fosse per la perdita della giovane Mitra, questa vicenda potrebbe sembrare una messa in scena di dubbi. Come mai viene condannato alla pena di morte un uomo che ha commesso femminicidio per adulterio, quando nello stesso paese è ancora legale la lapidazione come punizione per le donne adultere?

Il sindaco di Teheran, dopo la condanna di oggi, potrà fare appello alla Corte Suprema entro 20 giorni: attendiamoci pure dei colpi di scena. Chissà se in questo caso l’ex sindaco farà appello al Qisas, il diritto alla vendetta. Nella religione musulmana, il Qisas è il diritto della famiglia della vittima di fermare l’esecuzione del condannato ed ottenere un compenso, una somma di denaro chiamato ‘Diya’ . La mamma di Mitra, la giovane donna uccisa, finora ha chiesto giustizia per sua figlia proprio attraverso la pena di morte che avverrà per impiccagione.

Visto come sta andando il caso, non è escluso qualche fotogramma ricordo per umiliare non solo l’omicida ma anche l’attuale presidente e perché l’Iran non perda il primato di paese con il maggior numero di violazione dei diritti umani. Vendicare con la morte la precoce e triste perdita di questa giovane attrice non darà pace a nessuno, ma contribuirà a fare di questo mondo un posto sempre meno dignitoso in cui stare.