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Morandi, Toninelli: ‘Grave inadempienza da parte di Autostrade su manutenzione’. Giorgetti frena: ‘Decisioni dopo sentenze’

Il ministro dei Trasporti svela quanto si deduce dalla prima lettura del parere stilato dalla commissione di esperti in supporto al Mit: "I miliardi guadagnati da questo concessionario sono tantissimi e non sono rientrati con gli obblighi in termine di manutenzione". Il vicepremier Di Maio rilancia: "Revoca della concessione", Ma la Lega con il sottosegretario frena: "Aspettare esiti procedura penale e amministrativa"

“Si evince un grave inadempimento da parte del concessionario Autostrade per l’Italia” per quanto riguarda la manutenzione del Ponte Morandi. Il giorno dopo la demolizione di quel che restava del viadotto Polcevera e lo scontro continuo tra il M5s e Atlantia, il gruppo proprietario di Aspi, il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, rende noto un primo risultato di quanto ha elaborato la commissione tecnica di esperti in supporto al Mit. Il parere è rientrato venerdì sera, “lo stiamo leggendo, è ovviamente complesso e anche molto ampio”, spiega Toninelli. Ma, “da una prima lettura sommaria”, annuncia il ministro, emergono le responsabilità di Autostrade nella manutenzione del ponte crollato il 14 agosto scorso, uccidendo 43 persone. Mentre il vicepremier Luigi Di Maio rilancia la “revoca della concessione”, la Lega frena. Il sottosegretario  Giancarlo Giorgetti dice che “la procedura penale è in corso ed è in corso anche quella amministrativa per inadempimento contrattuale: quando saranno terminate si dovrà rispettare quella decisione”. Da parte del governo “prendere decisioni prima” sulla concessione di Autostrade “non ha molto senso“, sostiene a L’Intervista su SkyTg24.

“Questa è la base per andare avanti – aggiunge Toninelli – Le decisioni saranno prese nei prossimi giorni o nelle prossime settimane. Non succederà mai più che se qualcuno gestisce la cosa pubblica e sbaglia poi non viene fatta giustizia“. Il ministro parla a margine della messa oggi a Viareggio per il decennale del disastro ferroviario del 29 giugno 2009 in cui morirono 32 persone. “A me – conclude – non interessa far lavorare o non far lavorare una società” ma “che chi ha in concessione il bene pubblico rispetti le leggi, cioè faccia manutenzione. I miliardi guadagnati da questo concessionario sono tantissimi e non sono rientrati con gli obblighi in termine di manutenzione”.

Venerdì i sindacati e Confindustria hanno criticato l’atteggiamento del M5s e del vicepremier Luigi Di Maio, sostenendo che “in merito a società quotate e non solo servirebbe una valutazione più a freddo del linguaggio da usare“. Il capo politico dei Cinquestelle ha invece annunciato la revoca della concessione di Autostrade entro il 14 agosto, primo anniversario della tragedia. “Lotteremo fino alla fine per dare giustizia alle famiglie distrutte”, ribadisce oggi su Facebook. “Se vieni pagato e fai profitto per gestire un’infrastruttura dello Stato e non lo fai, ci sono delle conseguenze – prosegue – che in questo caso si chiamano revoca della concessione. L’Italia è il nostro Paese, non ci facciamo dettare la linea dalle multinazionali”.

“Ora sindacati e grandi organizzazioni di industriali gridano allo scandalo. Non gridarono allo scandalo dopo la tragedia del Ponte Morandi e nessuno di loro ha gridato allo scandalo nemmeno dopo ieri, quando l’esperto di esplosivi ha ammesso che già nel 2003 Autostrade gli chiese di demolire il ponte, ma poi non se ne fece più nulla per via dei costi. È bene allora che i Benetton chiariscano anche questo passaggio, nel dettaglio”, aggiunge Di Maio nel suo post su Facebook.

A tal proposito è arrivata la risposta di Aspi che sostiene come il progetto del 2003 di demolizione con esplosivi del Ponte Morandi fosse “un semplice studio di fattibilità” per “la sostituzione dello stesso con un Ponte con capacità raddoppiata”. Solo “opzioni” poi “discusse a partire dal 2008 in dibattito pubblico”. Autostrade per l’Italia sottolinea: “Ogni ipotesi che tale studio di fattibilità fosse correlato a eventuali problemi del Ponte Morandi, come pure che la scelta finale sia stata fatta sulla base di considerazioni economiche di costo, è dunque totalmente fantasiosa e pretestuosa”.

Intanto le parole di Di Maio ieri sono state criticate anche dall’altro vicepremier, Matteo Salvini, secondo cui non vanno confuse “responsabilità dei vertici con un attacco generalizzato a un’azienda che è una risorsa di questo Paese“. Tanto che da Osaka è intervenuto direttamente il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, chiarendo che “di fronte a una tragedia così significativa questo governo ha assunto pubblicamente una posizione. Si tratta di una tragedia che non può essere oscurata, non possiamo far finta di niente”. Oggi però una parte della politica, con in testa il governatore della Liguria, Giovanni Toti, torna a ribadire che “chi ha sbagliato in Società Autostrade è ovvio che debba pagare, la responsabilità penale è personale e credo che gli azionisti e le tante migliaia di risparmiatori siano i veri danneggiati da questa vicenda. La politica ha il dovere di tutelarli e non di affossarli ulteriormente”.