Scuola

Educazione civica a scuola, solo studiando la Costituzione ci salveremo dall’ignoranza

Forte delle oltre 78mila firme raccolte (ben più della soglia minima di 50mila per le leggi di iniziativa popolare) la proposta di legge dei sindaci per introduzione dell’educazione alla cittadinanza tra i banchi di scuola è approdata alla Camera. Nei giorni scorsi una delegazione dell’Anci, guidata dal sindaco di Firenze Dario Nardella e composta dalla vicesindaca di Bologna Marilena Pillati e dall’assessore del Comune di Firenze Massimo Fratini, ha depositato in parlamento le firme raccolte nel corso di questi ultimi cinque mesi. Cosa chiedono? La proposta è quella di introdurre l’insegnamento dell’educazione civica, cittadinanza e costituzione nelle scuole italiane, come materia di studio a sé stante, con piano didattico specifico e voto.

Finalmente a scuola si studierà seriamente la Costituzione e si farà seriamente educazione alla cittadinanza. I cittadini più giovani, infatti, crescono sapendo giustamente le tabelline e i verbi ma non conoscono nemmeno i primi dodici articoli della Costituzione, i diritti e i doveri di un cittadino. Nell’ordinamento italiano la materia ha vissuto diverse fasi e metodi di insegnamento. La materia compare per la prima volta con Dpr del 1958 con due ore di insegnamento mensili ispirate alla Costituzione e senza voto distinto. Il punto relativo alle ore di insegnamento è stato successivamente sacrificato per ragioni finanziarie. Nel ’79 con il ministro Pedini, nei programmi di scuola media, ritorna l’educazione civica come specifica materia di insegnamento. La sua gestione viene affidata al consiglio di classe solo per le classi terze. Nell”85 viene inserita nei programmi della scuola primaria dal ministro Falcucci, accanto a storia e geografia, con la denominazione studi sociali.

Con la direttiva 58 del 1996 viene rafforzato il decreto del ’58, prevedendo nuovamente l’insegnamento di un’ora settimanale facendo esplicito riferimento alla Costituzione ma la norma non entra in vigore a causa della caduta del governo Dini. Nel 2003 passa la legge 53 che ripropone l’educazione civica come educazione ai principi fondamentali di convivenza civile, con tematiche però trasversali ai diversi insegnamenti. Nel 2008 con la legge 168 l’intento è quello di formare il personale al fine di creare competenze sul tema di cittadinanza e Costituzione. Con raccomandazione CM/Rec (2010) 7 del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa agli Stati membri, viene richiesto tra le altre cose l’inserimento dell’educazione civica (educazione alla cittadinanza e diritti umani) nei curriculum scolastici di ogni ordine e grado.

Di fatto nelle scuole non sempre si insegna. Pensare a un’ora o due dedicata all’educazione alla cittadinanza con tanto di voto è dare pari dignità a tale insegnamento e renderlo effettivo senza lasciarlo nelle mani della buona volontà dell’insegnante di storia e geografia. In un Paese dove c’è ancora chi butta la sigaretta dal finestrino dell’auto, dove un vice sindaco getta le coperte di un clochard e un assessore posta filastrocche anti migranti, solo lo studio serio e consapevole della nostra Carta costituente potrà salvare le future generazioni di amministratori.