Economia

Manovra, Ue non apre procedura d’infrazione. Il maxi-emendamento: 4,7 miliardi in meno a reddito e quota 100

Il vicepresidente Dombrovskis: "Soluzione non ideale, la composizione delle misure suscita preoccupazione". L'attuazione sarà monitorata e "se qualcosa va male torniamo sulla questione a gennaio". Stima di crescita 2019 ridotta a +1%. Stop alle agevolazioni Ires per la Chiesa. Nel maxi-emendamento del governo stanziamento finale per le misure bandiere a 11 miliardi, oltre al dettaglio delle pensioni d'oro: il taglio del 40% riguarderà appena 23 persone. Aumento delle tasse sui giochi

L’Italia evita la procedura di infrazione per debito eccessivo. Il collegio dei commissari Ue ha deciso di non sanzionare la manovra del governo gialloverde, che per arrivare all’accordo si è impegnato a mettere a segno risparmi e maggiori entrate per 10,25 miliardi nel 2019. Viene così azzerato l’aumento di 0,8 punti del deficit strutturale previsto dalla prima versione della legge di Bilancio. La Commissione, che si riserva comunque di monitorare il rispetto degli impegni e rivedere la decisione a gennaio, si è espressa dopo aver esaminato la nuova proposta italiana riassunta in una lettera firmata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Oltre al ricalcolo delle risorse necessarie per reddito di cittadinanza e quota 100, il pacchetto su cui è stata raggiunta l’intesa comprende tra l’altro il contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro, dismissioni immobiliari, un aumento del prelievo sui giochi, la web tax, lo slittamento di fondi destinati alle Fs e al finanziamento delle politiche comunitarie, l’abrogazione dell’Ires ridotta sulle attività degli enti religiosi. Dopo l’annuncio, lo spread tra Btp e Bund si è ridotto e il differenziale ha chiuso in netto calo a 253 punti base dai 269 punti di martedì.

“Se qualcosa va male torniamo sulla questione a gennaio” – Conte, intervenendo nell’aula del Senato, ha riassunto la trattativa dicendo: “Abbiamo lavorato per avvicinare le posizioni senza mai arretrare rispetto agli obiettivi che con il voto del 4 marzo gli italiani hanno ritenuto prioritari nell’azione di governo”. Il premier ha confermato che la stima di crescita del pil 2019 è stata ridotta da 1,5 a 1%, cosa che “si ripercuote positivamente sulla correzione del deficit strutturale” perché se l’economia rallenta lo sforzo richiesto è minore. Secondo il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis “il governo italiano ha fatto molta strada” e anche se “la soluzione non è ideale”, perlomeno “corregge una situazione di grave non conformità con il Patto di stabilità e crescita”. In ogni caso la Commissione monitorerà l’approvazione in Parlamento delle misure negoziate e “se qualcosa va male, possiamo tornare sulla questione a gennaio“, perché “la scadenza per l’Ecofin per decidere sulla procedura è sempre febbraio. Su questo siamo stati molto chiari nella risposta all’Italia”. Il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici ha confermato che “dallo 0,8% della manovra iniziale italiana, il peggioramento strutturale è stato portato ora a zero”.

“Aumenti delle tasse per le società e tagli agli investimenti” – Dombrovskis ha sintetizzato i risparmi che il governo Lega-M5s si è impegnato ad adottare e che saranno ora messi nero su bianco nel maxi-emendamento del governo atteso dalla commissione Bilancio di Palazzo Madama. Il nuovo Documento programmatico di bilancio, ha detto, “si basa su uno scenario macroeconomico credibile” e prevede “misure addizionali per 10,25 miliardi”. All’Italia è stata concessa flessibilità per circostanze eccezionali, a partire dalla messa in sicurezza delle infrastrutture dopo la tragedia del ponte Morandi. Tuttavia “la composizione delle misure annunciate continua a suscitare preoccupazione”, ha detto Dombrovskis, perché oltre al “ritardo” nell’entrata in vigore di reddito di cittadinanza e quota 100 – il ministro Tria ha annunciato che partiranno dall’1 aprile – ci sono “aumenti delle tasse per le società” e “tagli agli investimenti“, misure “non amiche della crescita”. Inoltre il governo “ha accettato una clausola di salvaguardia che congela 2 miliardi di spese nel 2019 che saranno fatte solo se l’obiettivo di deficit viene rispettato”. Per quanto riguarda il 2020, su 12,2 miliardi di misure ben 9,4 miliardi sono clausole di salvaguardia, su cui l’Italia confida “molto”, mentre Bruxelles ha constatato in passato che quella sull’aumento dell’Iva “l’Italia non l’ha attivata, e se questo non accade nemmeno stavolta, dovrà trovare risorse altrove”.

“Rivisto l’onere per reddito e quota 100”. Alla fine sono 11 miliardi – È stato Conte, in aula a Palazzo Madama, a fornire maggiori dettagli sulle misure grazie alle quali “l’ammontare dei saldi ridefiniti è pari a 10 miliardi e 254 milioni nel 2019, 12 miliardi e 242 milioni nel 2020, 15 miliardi e 997 milioni nel 2021“. Innanzitutto “sono state affinate le misure del ddl di bilancio ed è stato possibile rivedere l’onere annuo del fondo per reddito di cittadinanza e pensioni (quota 100), senza intaccare le misure” che “partiranno nei tempi previsti” – “fine marzo”, hanno specificato fonti di Palazzo Chigi. Le risorse inizialmente stanziate erano pari a circa 9 miliardi per ognuna delle due misure comprendendo anche, per quanto riguarda il reddito, le risorse stanziate per il Rei. Da quanto si evince dal maxi-emendamento presentato in tarda serata alla commissione Bilancio, alla fine lo stanziamento per reddito e quota 100 è di 11 miliardi totali, ridotto quindi di 4,7 miliardi rispetto all’ultima versione fornita a Bruxelles: in particolare, il governo taglia da 9 miliardi a 7,1 miliardi il reddito e da 6,7 miliardi a poco più di 3,9 miliardi la misura sulle pensioni. Nel 2020 il reddito scende da 9 a 8 miliardi e 8,3 miliardi a partire dal 2021. Quota 100 aumenta invece dal secondo anno: il costo passa da 7 mld a 8,3 mld nel 2020, a 8,6 nel 2021 e 8,1 nel 2022.

Per le pensioni alte si raffredda l’adeguamento all’inflazione – Si introducono anche “misure per favorire la realizzazione del piano straordinario di dismissioni immobiliari” quantificato in 18 miliardi e interventi per contenere la spesa pensionistica: il raffreddamento dell’indicizzazione (l’adeguamento all’inflazione) degli assegni più alti e il taglio delle pensioni d’oro attraverso un contributo di solidarietà temporaneo e progressivo. Nel dettaglio, le pensioni saranno rivalutate al 100% per gli importi fino a 1.521 euro mensili, quelli fino a 2.535 euro del 90% e quelli superiori del 75%. Per quanto riguarda le pensioni d’oro, invece, alla fine il taglio colpirà chi percepisce più di 100mila euro lordi l’anno. Il contributo sarà del 15% per i redditi tra 100mila e 130mila euro e andrà a salire fino ad arrivare al 40% per quelli superiori a 500mila euro. Le fasce sono complessivamente 5 e, oltre alla minima e la massima, è previsto un prelievo del 25% per i redditi tra 130.001 e 200mila euro; del 30% per i redditi tra 200.001 e 350mila euro; del 35% per i redditi tra 350.001 e 500mila euro. La platea, nel complesso, è composta da 16.644 persone che incassano pensioni oltre i 100mila euro, mentre sono appena 23 quelle che prendono assegni oltre i 500mila euro. Nella seconda fascia, quella fra 130 e 200 mila euro, le persone coinvolte sono 6.665 che poi scendono di molto nella terza fascia, quella i 200mila e i 350mila: sono solo 873. Davvero pochissimi, solo 82, poi quelli del penultimo gruppo, fra i 350 mila e i 500 mila euro.

Rinviata a novembre l’assunzione degli statali – Viene poi rinviata al 15 novembre 2019, per le amministrazioni centrali, la presa di servizio degli assunti all’1 novembre 2019. L’intervento è limitato alle assunzioni derivanti dal turnover ordinario dell’anno precedente. Sono poi stimate maggiori entrate contributive per 150 milioni di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021 in relazione alle quote di risorse stanziate per l’attribuzione al reddito di cittadinanza e destinazione all’assunzione di personale destinato a rafforzare le attività dei centri dell’impiego.

Web tax e aumento imposte sui giochi – Seguono le dismissioni immobiliari, una nuova web tax che colpirà “i soggetti che nell’esercizio di attività d’impresa prestino servizi digitali e che superino determinate soglie di ricavo”. Nel dettaglio, si tratta di un’aliquota al 3% sui ricavi, da versare entro il mese successivo a ciascun trimestre. Verrà applicata ai soggetti che prestano servizi digitali e che “hanno un ammontare complessivo di ricavi non inferiore a 750 milioni che hanno un ammontare di ricavi derivanti dalla prestazione di servizi digitali non inferiore a 5,5 milioni di euro”. Nelle casse dello Stato dovrebbero entrare 150 milioni nel 2019, 600 milioni nel 2020 e altrettanti nel 2021. Ci sono anche un nuovo aumento del prelievo erariale unico sui giochi (Preu) e una nuova riduzione del payout degli apparecchi da intrattenimento, oltre al varo da gennaio di una nuova imposta unica su concorsi a pronostici e scommesse.

Abrogata l’aliquota ridotta Ires per enti religiosi – Vengono abrogati alcuni crediti di imposta (quello relativo alle deduzioni forfettarie in materia di Irap per chi impiega lavoratori dipendenti a tempo indeterminato in alcune regioni e quello in favore di soggetti che compiono investimenti in beni strumentali nuovi”) e l’aliquota ridotta Ires in favore degli enti non commerciali, in particolare gli enti religiosi che gestiscono scuole, ospedali e altre attività che producono reddito.

Le rimodulazioni di spesa – Il premier ha poi citato numerosi definanziamenti e “rimodulazioni”, cioè spostamenti in avanti delle previsioni di spesa. Viene definanziato il fondo per lo sviluppo del capitale immateriale, viene rimodulata per 800 milioni la disponibilità di cassa del fondo sviluppo e coesione, vengono rimodulate (spostandole dal 2019 al 2022 e seguenti) risorse per 600 milioni destinate a Fs, slittano dal 2019 al 2020 850 milioni di finanziamenti alle politiche comunitarie. Poi “sono stati quantificati gli effetti dell’utilizzo in via prioritaria da parte delle Regioni delle risorse già stanziate dei programmi cofinanziati dei fondi strutturali e di investimento europei per la realizzazione di interventi sui rischi ambientali e idrogeologici”.

Flessibilità per un piano straordinario per le infrastrutture – E’ stata invece ottenuta flessibilità pari a quasi lo 0,2% del pil, circa 3,6 miliardi, per un piano straordinario per le infrastrutture che “ci consentirà di tutelare più efficacemente l’incolumità dei cittadini e la sicurezza della penisola. A tale piano saranno dedicate risorse già in bilancio negli esercizi competenti e contenute nella nuova legge di bilancio e nel decreto fiscale: nel 2019 2,6 miliardi, negli anni successivi 3,7 nel 2020 e oltre 4,2 nel 2021, per un totale di 10 miliardi e 500 milioni”.