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Mediaset, Berlusconi: “Governo vuole tetti pubblicitari che la farebbero chiudere il giorno dopo”

Il Presidente di Forza Italia: "Esecutivo, soprattutto i Cinque Stelle, nemico delle imprese, visto che limita la libertà di quelle che vogliono decidere dove meglio allocare la loro pubblicità"

“Hanno annunciato misure sui tetti pubblicitari che farebbero chiudere Mediaset il giorno dopo”. Il Presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, non usa mezzi termini definendo l’esecutivo (“soprattutto i Cinque Stelle”) “nemico delle imprese”, visto che limita la libertà di quelle che “vogliono decidere dove meglio allocare la loro pubblicità”. La questione dei tetti pubblicitari è particolarmente bollente da quando, il 16 settembre scorso, il sottosegretario all’editoria Vito Crimi, in un’intervista al Fatto Quotidiano ha cambiato la traiettoria del sasso lanciato in quei giorni da Luigi Di Maio sugli “editori impuri” e la pubblicità delle aziende pubbliche, parlando invece di “ridistribuire la pubblicità tra tv e carta stampata“.


di Agenzia Vista /  Alexander Jakhnagiev

Concetto ribadito e ampliato pochi giorni dopo, giovedì 20 settembre, in audizione in commissione Cultura alla Camera, quando Crimi ha detto che “la libertà di stampa non ha nulla a che vedere col finanziamento pubblico ai giornali” e che “oggi la maggiore sofferenza lamentata è la scarsa raccolta pubblicitaria. Intervenire perché le risorse messe a disposizione dalla pubblicità siano redistribuite sarebbe un vero incentivo al pluralismo”. L’intervento sui tetti alla pubblicità in tv, secondo il sottosegretario, avrebbe l’obiettivo di “ridistribuirne le risorse in base a logiche che garantiscano il pluralismo e attenuino le posizioni dominanti“, ma senza “intenti punitivi nei confronti delle imprese”.

La questione “non è nuova, è al centro del dibattito da almeno 30 anni e non riguarda uno specifico soggetto imprenditoriale come qualcuno ha immaginato nel dibattito giornalistico”, aveva aggiunto Crimi con un chiaro riferimento a Mediaset. Non la pensa così Matteo Salvini che lo stesso giorno, parlando del vertice a Palazzo Grazioli a margine della festa per i 140 anni de Il Messaggero, ha dichiarato che “non abbiamo mai parlato di pubblicità né al governo né con Berlusconi. Quelli del Pd si svegliano la mattina e decidono di cosa noi abbiamo parlato”. Il ministro dell’Interno, quindi, ha sottolineato di non aver “tempo di pensare a queste cose”.

Resta il fatto, a proposito di tv, che resta pendente la nomina di Marcello Foa alla presidenza Rai. Caso su cui è tornato venerdì 21 il capogruppo di LeU alla Camera, Federico Fornaro, che in un dibattito alla festa di Mdp-Leu ha criticato il “silenzio colpevole di M5S sull’accordo di Arcore sulla presidenza Rai”. E il presidente della Camera, Roberto Fico ha osservato che il problema ha radici più lontane, a cominciare dalla legge sul conflitto di interessi che “in 20 anni non si è riusciti ad approvare” e “da una legge sulla governance Rai scellerata, perché mette nelle mani del governo la scelta dell’ad e del presidente”. Salvini e Berlusconi, ha proseguito Fico, “si sono presentati alle elezioni insieme e sono una coalizione” quindi, dato che occorre una maggioranza qualificata in Vigilanza “è normale che Salvini dialoghi più facilmente con Berlusconi che con altri”. Il punto allora, ha insistito il presidente della Camera, “è fare ora una legge sul conflitto di interessi e sui tetti pubblicitari. Sarebbe inaccettabile se non si facessero”. Pronta l’adesione del segretario del Pd, Maurizio Martina: “Io ci sto alla vostra proposta di porre un tetto alla pubblicità con un provvedimento del Parlamento“, ha detto alla stessa festa parlando a Roberto Speranza, il quale ha risposto: “Vediamo cosa fanno i Cinquestelle, sfidiamoli”.

La pensa invece come Berlusconi il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia: “Se parli ti fanno la legge per far uscire le aziende pubbliche da Confindustria, se un giornale critica ti fanno la legge contro i giornali, se qualche tv critica ti fanno una legge per il tetto della pubblicità. Siamo nella logica punitiva che non appartiene all’idea di un grande paese democratico in cui il confronto deve essere un valore”, come ha dichiarato il numero uno degli industriali che a Fiuggi ha parlato venerdì 21 intervistato da Paolo Liguori. ” Non immagino un Paese senza, giornali, senza tv e senza opposizione. E se questa – ha aggiunto Boccia – è la disintermediazione per fare tutto ciò che vuoi senza un’opposizione non è il Paese ideale almeno per molti noi”.