Politica

Incendio Atene, di austerità si muore

Di austerità si muore. E’ l’ultimo scioccante rogo in Grecia a ricordarcelo. Ce lo ricordano anche i 34 milioni di euro persi dalla Protezione civile ellenica, dopo 14 manovre finanziarie, lacrime e sangue per conformarsi ai diktat della Troika da parte del governo di Atene. Il rogo, certo, è stato appiccato, con buona probabilità, da malintenzionati. Ma prevenzione, controllo del territorio e sistemi di protezione civile in genere in Grecia sono stati fortemente ridimensionati dalle politiche di austerità volute da Bruxelles. Quelle politiche che hanno imposto tagli draconiani, ridotto lo Stato sociale a Stato minimo ottocentesco e messo in ginocchio un Paese, dove non arrivavano più neanche i medicinali, vale la pena ricordarlo, dopo la crisi del 2008. Si fa presto a dire “tagli alla spesa”, bella parolina magica che conosco bene, come Sottosegretario per la Pubblica amministrazione. Perché è giusto, le inefficienze e gli sprechi vanno tagliati, ma non tutta la spesa è uno spreco o è improduttiva.

Oggi gli esperti – di rigorosa formazione liberista – ci dicono che ogni taglio in sé è un beneficio. Addirittura i diritti farebbero perdere posti di lavoro, come sostengono gli avversari del nostro decreto Dignità. E’ vero, invece, l’esatto opposto. Tagli indiscriminati, non solo non fanno funzionare la Pubblica amministrazione, ma peggiorano l’economia di tutti, perché viene a mancare quella funzione di stimolo della domanda in grado di far girare il sistema, soprattutto in periodi di crisi. Lo abbiamo visto proprio dopo la crisi del 2008, in piena recessione, quando, invece di mettere in pista politiche anticicliche, l’Europa e tanti governi, incluso quello italiano, hanno puntato su politiche pro cicliche, accecati dai mantra dell’austerità espansiva; dall’idea, cioè, che tagliando, non solo i rami secchi, ma tutta la spesa pubblica, il Paese potesse crescere e il debito pubblico ridursi.

Quale paradosso! D’altronde, austerità espansiva è un ossimoro, un po’ come praticare la castità per fare figli! Intanto, si è pure scoperto che i “famosi” studi, almeno fra gli addetti ai lavori, di Reinhart e Rogoff che teorizzavano queste idee recavano un errore fra i fogli di calcolo! Nulla che potesse far sorgere alcun dubbio ai granitici sostenitori dell’austerità, che hanno continuato a proporre tagli indiscriminati, con il beneplacito dei governi della Casta, che si sono fatti dettare l’agenda da un manipolo di economisti senza cuore ma anche senza cervello.

Le conseguenze? Secondo me, le unità di soccorso di tutti i Paesi mediterranei sono in difficoltà. In Grecia, sicuramente, ma anche in Italia. Vi ricordate per quanti giorni hanno bruciato il Parco del Vesuvio e la Sicilia, l’anno scorso? Dall’austerità all’austericidio il passo è breve. Dopo sette anni crisi, nel 2015, in Grecia era aumentata addirittura la percentuale di suicidi del 35,7%, gente che non ce l’ha fatta più, senza un lavoro, senza una politica industriale o una rete di protezione sociale, perché bisognava tagliare tutto, privatizzare pure l’acqua, precarizzare la vita e – qualcuno propose -, magari vendersi pure il Partenone.

Vi ricorda qualcosa? Certo, l’Italia! Dopo la Grecia, eravamo noi nel mirino, insieme agli altri Stati “Piigs” – acronimo che sta per Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna e che in inglese vuol dire “maiale”, giusto per chiarire le buone intenzioni di chi ci faceva la morale sul debito.

Ora, dunque, è il momento di aiutare la Grecia: e sono fiero del governo Conte, per cui sono sottosegretario alla Pubblica amministrazione, che subito ha inviato i canadair per soccorrere i nostri fratelli greci e sono grato ai nostri Vigili del fuoco, subito accorsi sui luoghi della strage. Ma lasciatemi dire una cosa: alla solidarietà dei tecnici che ci hanno portato a questo non credo. Troppo facile lavarsi la coscienza con qualche tweet.