Palazzi & Potere

Vicepresidenti, questori: dietro le poltrone il controllo dell’agenda parlamentare (e delle correnti interne)

Alla Camera il movimento 5 stelle cerca di controllare i ruoli chiave per portare avanti l'agenda di tagli promessa da Roberto Fico, mentre per il partito democratico la lotta nasconde la necessità di mantenere un equilibrio interno

La legislatura è iniziata con una dichiarazione di guerra del neo presidente di Montecitorio. “Il taglio ai costi della politica deve essere uno dei principali obiettivi”, ha assicurato Roberto Fico nel suo discorso d’insediamento. Ma ogni guerra, per essere combattuta, ha bisogno di un esercito. E tra domani (alla Camera) e dopodomani (al Senato), le truppe saranno disposte sul campo di battaglia. Quello degli Uffici di presidenza, dove passano tutte le decisioni sulle spese dei due rami del Parlamento. Dalle indennità di onorevoli e senatori ai vitalizi degli ex rappresentanti del popolo.

I numeri, quindi, saranno cruciali. Non a caso, in queste ore, il Movimento 5 Stelle sta puntando a blindare una pattuglia parlamentare adeguata che gli consenta non solo di giocare ma anche di chiudere la partita portando a casa il risultato. Si parte da una base di 16 componenti sia alla Camera che al Senato. Ma con alcune differenze. Nel Consiglio di Presidenza di Palazzo Madama siedono un presidente (l’azzurra Elisabetta Casellati), quattro vice presidenti, tre questori e otto segretari, che possono diventare dieci per consentire, se necessario, la rappresentanza nell’organo di vertice, a tutti i gruppi parlamentari.

Stessa base per l’Ufficio di presidenza di Montecitorio: un presidente (il grillino Fico), quattro vice presidenti, tre questori (un ruolo chiave dal momento che, oltre all’ordine pubblico all’interno delle Camere, elaborano i bilanci dei due rami del Parlamento) e almeno otto segretari, che possono anche in questo caso salire numericamente (nella scorsa legislatura si è arrivati a 15 per un totale di 23 componenti). Al Senato, i 5 Stelle puntano ad una vice presidenza con Paola Taverna, a un posto da questore (sembra scontata la riconferma di Laura Bottici) e ad almeno quattro segretari. Mentre a Montecitorio i grillini inseguono numeri più consistenti: oltre al presidente, un vice presidente (tra i nomi che circolano quelli di Fabiana Dadone e Dalila Nesci), due questori (in pole c’è il segretario uscente Riccardo Fraccaro), e quattro segretari. Insomma otto caselle su una base (ipotetica) di partenza di sedici. “E’ chiaro che per fare ciò che abbiamo preannunciato, cioè tagliare significativamente gli sprechi, occorre disporre di una pattuglia numericamente adeguata di parlamentari, questo è evidente”, spiegano dagli staff del Movimento a Montecitorio.

Dopo aver ottenuto la presidenza del Senato, Forza Italia potrebbe doversi accontentare di un un’unica vicepresidenza alla Camera, dove se la giocano l’uscente Simone Baldelli e Mara Carfagna. Agli azzurri dovrebbe andare anche un questore a Palazzo Madama e diverse caselle di segretario in entrambi gli organi di vertice del Parlamento. Fratelli d’Italia punta, invece, a due vicepresidenze, ma è possibile che arrivi solo quella della Camera. In pole ci sono, in ogni caso, Ignazio La Russa al Senato e il capogruppo riconfermato (pro tempore) Fabio Rampelli a Montecitorio. Anche alla Lega andrebbero due vice presidente, con la riconferma del vice presidente uscente Roberto Calderoli a Palazzo Madama e Giancarlo Giorgetti alla Camera, già designato capogruppo del Carroccio ed eventualmente pronto a lasciare per un incarico di ministro semmai partisse un governo di centrodestra a guida Matteo Salvini. Alla Lega potrebbe andare anche un posto nel collegio dei questori. E il Pd? La partita degli incarichi negli Uffici di presidenza si è intrecciata sin dall’inizio con quella dei capigruppo. Con Matteo Renzi che ha imposto due suoi fedeli alla presidenza dei gruppi dem (il falco Andrea Marcucci al Senato e la colomba Graziano Delrio alla Camera), i posti negli organi di vertice dei due rami del Parlamento potrebbero essere utilizzati per compensare le correnti di minoranza. Uno schema che vedrebbe l’orlandiana Anna Rossomando alla vice presidenza di Palazzo Madama e la franceschiniana Barbara Pollastrini a quella di Montecitorio. In ballo, per il Pd, ci sono anche diverse caselle per i segretari e un posto da questore in uno dei due rami del Parlamento. A Liberi e Uguali potrebbe andare invece una vice presidenza del Senato.

LA ROSA COMPLETA DEI NOMI DEL MOVIMENTO 5 STELLE
SENATO – Per la carica di vicepresidente, il gruppo selezionerà i senatori da un novero di otto. I candidati sono: Paola Taverna e Nicola Morra, Gregorio De Falco, Raffaele Mautone, Angela Piarulli, Gelsomina Vono, Maria Domenica Castellone e Francesco Castiello. Per il ruolo di questore, nella rosa M5S figurano, tra gli altri, Primo Di Nicola. Accanto a lui c’è Laura Bottici, questore uscente e Vincenzo Santangelo che, nella scorsa legislatura, ha svolto il ruolo di delegato d’aula. Alla carica di segretario si candidano invece Alberto Airola, Gianluca Castaldi, Fabio Di Micco, Giovanni Endrizzi, Felicia Gaudiano, Francesco Mollame, Michela Montevecchi, Giuseppe Pisani e Sergio Puglia.