Cronaca

Luca Traini, non chiamatelo pazzo. Sette domande ai media e ai politici sulla sparatoria di Macerata

Sulla sparatoria di Macerata ci sarebbe da porsi delle domande. Sette:

1. Perché chiamare Luca Traini pazzo e non terrorista? Definendo il colpevole “pazzo” ci si sottrae al dover dare spiegazioni al suo gesto. Un pazzo colpisce in maniera ingiustificata, perché malato, un terrorista segue una logica, che per quanto assurda e deviata, ha alla base un ragionamento. Se un arabo avesse sparato a sei italiani bianchi dal finestrino di un’auto gridando “Allahu akbar” tutti avrebbero titolato “terrorista”. Se un bianco fa lo stesso su sei immigrati gridando “Viva l’Italia” è un “pazzo”?

2. Perché nessuno ha espresso subito solidarietà alle vittime e alle loro famiglie?

3. Perché nessun politico ha parlato di “attacco inaccettabile ai valori dell’occidente”, ovvero alla democrazia e alla libertà?

4. Perché i partiti e i movimenti politici che hanno difeso l’attentatore non sono stati querelati per “istigazione al terrorismo”?

5. Perché nessuno ha ammesso di aver esagerato nei toni della campagna elettorale, alimentando di fatto un clima di odio, di paura e di pregiudizio?

6. Se i terroristi islamici hanno come mandanti morali l’Isis, anche quando non sono stati in contatto diretto con nessuno di loro, chi sono i mandanti del nuovo terrorismo di matrice neo-fascista?

7. Siamo sicuri che l’attentatore sia l’unico razzista in questa vicenda? “È certamente più semplice tacciare di stupidità, pazzia o malvagità chi si macchia di crimini legati al fanatismo, che spiegarne i motivi”, scriveva il sociologo Gérald Bronner, perché altrimenti dovremmo tentare di capire da cosa è nata la devianza che ha generato la sua azione, e potremmo scoprire di essere noi i colpevoli.