Lavoro & Precari

Garanzia giovani, il paradosso del piano per l’inserimento lavorativo: i Neet sono 2,3 milioni. Più di quando è partito

Nel terzo trimestre 2017 i ragazzi che non studiano né lavorano sono aumentati di 205mila unità. Del resto meno della metà di quanti si sono registrati al programma finanziato dalla Ue con 1,5 miliardi (altri 1,3 vanno spesi entro il 2020) è stato attivamente aiutato a trovare un impiego. E tra questi più del 70% ha ottenuto solo uno stage. Magari come barista o cameriere

Quasi 150mila giovani inattivi in più nonostante gli 1,5 miliardi di fondi messi a disposizione dall’Unione europea negli ultimi quattro anni per finanziare Garanzia giovani, il piano che avrebbe dovuto favorirne l’ingresso nel mercato del lavoro. Programma che lo scorso luglio è stato rilanciato mettendo sul piatto altri 1,3 miliardi da spendere di qui al 2020. Poco importa se, al netto degli annunci sessisti (“cercasi impiegata di bella presenza”) sul portale ufficiale e delle lungaggini burocratiche per ottenere pagamenti e attestati di partecipazione, i risultati non si vedono affatto. Anzi: gli ultimi dati Istat, come rilevato dal presidente della fondazione Adapt Francesco Seghezzi, mostrano che tra il secondo e il terzo trimestre 2017 i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso formativo sono aumentati di ben 205mila unità, toccando quota 2,3 milioni. Sono il 25,5% degli italiani in quella fascia di età, contro una media Ue del 14,2%. Paradossalmente erano di meno (2,29 milioni) nel maggio 2014, quando il ministero del Lavoro attraverso l’Agenzia nazionale delle politiche attive ha avviato la sperimentazione di Garanzia giovani. I soli ragazzi inattivi – quelli che non hanno un lavoro e non lo cercano – sono passati in questi tre anni e mezzo da 1,29 a 1,44 milioni. Secondo l’agenzia Ue Eurofound, il costo sociale dei Neet per l’Italia è di oltre 35 miliardi tra mancati guadagni, gettito fiscale perso e trasferimenti monetari.

Dopo lo stage solo il 27% viene assunto – Il fatto è che, come rivela l’ultimo rapporto della stessa Anpal, meno della metà (47,9%) degli 1,1 milioni di giovani italiani che si sono registrati al programma sono stati oggetto di un intervento di “politica attiva”, cioè quelli mirati a un inserimento nel mercato del lavoro. Tra questi fortunati, poi, più del 70% si è visto offrire dal centro per l’impiego – o più spesso (nell’80% dei casi) dall’agenzia per il lavoro privata che l’ha preso in carico, da Adecco a Manpower a RandstadUmana – un tirocinio. Uno stage in azienda della durata di pochi mesi, dunque, retribuito con un massimo di 500 euro al mese. E con poche prospettive di trasformazione in un contratto: il tasso di inserimento occupazionale dopo il tirocinio si fermava, lo scorso giugno, al 26,7%. Anche da qui, secondo Seghezzi, deriva l’aumento dei Neet registrato da Istat nel semestre successivo. “Non essendoci stato un baby boom nella classe 1998 o nella classe 1993, che sono quelli che escono dalla secondaria o si laureano quest’anno, non mi do molte altre spiegazioni per un aumento di 200mila unità”, spiega. Solo il 15% delle azioni di politica attiva, attesta il rapporto, si è tradotto in un’assunzione con il bonus occupazionale, cioè l’incentivo alle assunzioni a tempo determinato e indeterminato, che nell’ambito di Garanzia giovani sono agevolate con bonus pari rispettivamente al 100% e al 50% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro fino a un massimo di 8.060 euro l’anno.

A un anno dalla fine del programma la percentuale di occupati crolla – Nel complesso, sui 376.178 ragazzi che al 30 giugno 2017 avevano concluso un percorso con Garanzia giovani meno del 46% risultava occupato. Non solo: i dati raccolti dalla direzione generale Occupazione della Commissione Ue mostrano che, diversamente da quanto avviene nel resto d’Europa, la percentuale tende a calare notevolmente con il passare dei mesi. A fine 2016 la quota di giovani che affermavano di trovarsi una “situazione positiva” era del 70% sei mesi dopo l’uscita dal programma, ma inferiore al 40% dodici e diciotto mesi dopo. “Probabilmente dipende dal fatto che i risultati positivi che si registrano dopo sei mesi includono persone che stanno ancora partecipando all’offerta accettata alla fine del programma”, si legge in un rapporto del febbraio 2017. A questo nei rapporti Anpal non si fa cenno. Quanto al fondo Selfiemployment, nato nel marzo 2016 per concedere finanziamenti agevolati per l’avvio di iniziative “di autoimpiego e autoimprenditorialità“, sui 113 milioni a disposizione solo 12,4 sono stati impegnati. Solo 378 le domande accolte, sulle oltre 1.500 presentate.

“Offerte di lavoro mascherate da stage” – L’altro problema è che i tirocini offerti, secondo i ragazzi iscritti al programma, sono spesso lavori a bassa specializzazione “mascherati” da stage. Sulle pagine Facebook attivate dalle Regioni, che sono gli enti responsabili di tradurre in pratica il piano nazionale facendo da raccordo con i Centri per l’impiego, si trova di tutto. Nella stragrande maggioranza dei casi l’offerta è per corsi di formazione gratuiti e, ovviamente, tirocini (anche in altri Paesi europei). In Sicilia vanno fortissimo i “corsi di europrogettazione“, ovvero la formazione necessaria per scrivere e presentare progetti europei, in Campania ce ne sono per acconciatori, barman e addetti alla logistica, in Toscana per “operatore agricolo“, addetto al giardinaggio e sarto. In Veneto si va da quello per chi vuol fare il graphic designer al percorso per aspirante banconiere di prodotti alimentari freschi: 80 ore di formazione e 320 di stage.

Poche le offerte di un contratto a tempo determinato. In compenso ci sono agenzie per il lavoro che cercano – sempre “per tirocinio” – baristi, camerieri, commessi, venditori di auto, addetti a officine meccaniche. “Offerte di lavoro mascherate da stage”, secondo il giuslavorista Michele Tiraboschi, direttore del Centro studi internazionali e comparati Marco Biagi dell’Università di Modena e Reggio Emilia e coordinatore del comitato scientifico di Adapt. Che via Twitter ha chiesto al ministro del lavoro Giuliano Poletti di eliminarle dal portale pubblico Garanzia giovani, insieme a quelle velatamente o esplicitamente sessiste in cui gli autori citano tra i requisiti la “bella presenza” o restringono senza motivo l’annuncio alle candidate donne.

Mesi per essere pagati. E in Calabria spunta pure la parentopoli – Ciliegina sulla torta, come già raccontato da ilfattoquotidiano.it, le lunghissime attese prima di ricevere il compenso per i tirocini. A erogare l’indennità mensile di 400-500 euro è l’Inps, ma i fondi arrivano dalle singole regioni o province autonome, che gestiscono i finanziamenti europei. Un iter che continua a incepparsi: sulle pagine Facebook regionali decine giovani segnalano di non aver ancora visto i soldi nonostante dalla fine dello stage siano passati mesi, in alcuni casi più di un anno. Tempi particolarmente lunghi, stando ai gruppi Facebook creati ad hoc come “Disgrazia giovani”, i tempi necessari in Campania per essere pagati. La regione Puglia solo a fine dicembre 2017 ha pubblicato gli elenchi degli ex tirocinanti a cui versare le indennità per stage conclusi, in diversi casi, a metà del 2016. In Calabria il piano Garanzia Giovani è finito addirittura al centro di un’indagine della procura di Lamezia: nel mirino, con le ipotesi di peculato e corruzione, i vertici della società pubblica Sacal, che gestisce l’aeroporto regionale. Secondo i pm i tirocini retribuiti, viatico per successive assunzioni, venivano riservati ad amici e parenti di dirigenti della Regione e politici locali in cambio di favori e viaggi di lusso.