Mafie

Mafia foggiana, la “risposta durissima dello Stato” promessa da Minniti è già in ritardo

Agli inizi di agosto, dopo l'omicidio di quattro persone (tra cui due innocenti) a San Marco in Lamis, il ministro dell'Interno annunciò la firma di un protocollo d’intesa con la Regione Puglia per destinare corpose risorse del Pon Sicurezza e del Por alla provincia foggiana. Un provvedimento previsto per il 30 agosto, ma che non ha ancora visto la luce

La mafia foggiana è una “grande questione del Paese”, tanto importante da meritare “una risposta durissima” dello Stato. Articolata su tre livelli, spiegò il ministro dell’Interno Marco Minniti a ventiquattr’ore dalla strage di San Marco in Lamis, nella quale morirono 4 persone tra cui due innocenti. Di quei piani d’intervento contro i clan della Capitanata, uno è già in ritardo di due settimane e – secondo fonti consultate da ilfattoquotidiano.it – lieviterà fino ad almeno quaranta giorni rispetto alla data fissata dal responsabile del Viminale. Fu l’ultimo degli annunci di Minniti, dopo i 192 uomini in più spediti in Puglia e l’istituzione a San Severo di un Reparto prevenzione crimine della polizia: la firma di un protocollo d’intesa con la Regione Puglia per destinare corpose risorse del Pon Sicurezza e del Por alla provincia di Foggia. “Sperimenteremo qui le tecnologie migliori”, aggiunse. E fissò una data: “Un appuntamento ardito, il 30 agosto”. Quando scandì quelle parole mancavano venti giorni e in effetti alla fine non sono bastati.

Non sono state sufficienti neanche le prime due settimane di settembre e, sostengono fonti qualificate a ilfattoquotidiano.it, la firma del protocollo d’intesa arriverà tra circa un mese, ad ottobre inoltrato. Con un ritardo, insomma, di almeno 40 giorni rispetto alla data annunciata. “Le istruttorie sono avviate, il lavoro è quasi concluso e c’è una possibile data, ma non è ancora stata ufficializzata”, assicurano da Bari. L’intento di ministero e Regione è quello di sperimentare le migliori tecnologie possibili in provincia di Foggia affinché possano essere di supporto all’azione degli investigatori e del controllo del territorio. Minniti parlò di impianti di video-sorveglianza in grado di leggere le targhe delle auto, di sistemi satellitari e droni. “Il ministro considera questo quadrante strategico per la sicurezza di questo Paese”, concluse riferendosi ai traffici di droga sempre più intesi tra il Gargano e l’Albania.

Proprio quelli che potrebbero essere alla base della strage di San Marco in Lamis del 9 agosto nella quale, oltre al presunto boss Mario Luciano Romito, vennero freddati anche suo cognato e due contadini innocenti, scambiati forse dal commando per i guardaspalle del capoclan. I quattro morti hanno fatto lievitare a 17 il numero delle vittime dall’inizio dell’anno nella guerra di mafia in provincia di Foggia. Uno scenario di guerra che era già chiaro ai sindaci e agli investigatori della provincia, come raccontò a giugno ilfattoquotidiano.it in un’inchiesta, ma rimasto sottotraccia fino alle eclatanti azioni dei killer prima a Vieste, a fine luglio, e poi a San Marco in Lamis. Solo a quel punto è partita la “risposta durissima” con 192 uomini in più distribuiti in provincia. Secondo lo stesso ministero dell’Interno, tuttavia, nella pianta organica ne mancano 181 e quindi, rispetto alla normale dotazione prevista per il territorio, le unità “reali” di rinforzo sono appena undici.