Economia

Terremoto, la Ue vuol finanziare tutta la ricostruzione ma Ppe e Pse fanno muro. Ecco perché ai partiti non conviene

Lunedì la commissione Sviluppo regionale voterà una proposta che prevede l'azzeramento della quota di cofinanziamento nazionale. L'olandese van Nistelrooij e la tedesca Krehl hanno già detto no perché lo reputano un favore eccessivo a Roma. E l'M5s attacca: "Da Pd e Fi silenzio complice". Dietro c'è anche il balletto sul deficit: se il conto fosse saldato da Bruxelles, il governo non potrebbe più giustificarsi con le "spese eccezionali" per il sisma. Il dem Cozzolino: "Noi socialisti voteremo a favore"

Vuole finanziare l’intera ricostruzione post terremoto, anticipando i fondi europei della politica di Coesione senza chiedere alle Regioni colpite di partecipare alle spese. Un atto di solidarietà, quello della Commissione europea, che migliorerebbe non di poco la reputazione dell’istituzione di Bruxelles spesso etichettata come un’aguzzina attenta solo alle regole, ai conti e ai decimali. Tanto più nelle settimane in cui è il corso il negoziato sulla manovra correttiva da 3,4 miliardi chiesta all’Italia. Ma la proposta, che sarà votata lunedì prossimo, rischia di infrangersi contro il muro di un’altra serie di calcoli: quelli politici dei partiti. E quelli in corso sull’asse Palazzo Chigi-via XX Settembre, che nel confronto con la Ue rivendicano proprio le spese per il sisma come uscite eccezionali da non conteggiare nel disavanzo della Penisola.

La proposta della commissaria Ue – Ma facciamo un passo indietro. Per sostenere i territori del Centro Italia colpiti dal sisma del 24 agosto e dalle migliaia di scosse successive, l’esecutivo Ue aveva proposto di finanziare al 100 % l’intera ricostruzione post terremoto. La proposta era stata anticipata nel novembre scorso dal commissario per la Politica regionale Corina Cretu, che aveva spiegato come l’idea di Bruxelles non fosse quella di “regalare” denaro all’Italia. L’intenzione, aveva spiegato, era quella di modificare il regolamento relativo alla politica di coesione per il periodo 2014-2020, introducendo la possibilità di finanziare al 100% le operazioni di ricostruzione, compreso il restauro del patrimonio culturale. In pratica lo Stato italiano non dovrebbe contribuire con risorse proprie. Tuttavia nella seconda fase del settennato di programmazione la Penisola si vedrebbe ridurre le risorse, per cui la dotazione complessiva di fondi per l’Italia resterebbe immutata. Nel dettaglio, lo schema prevede l’integrazione del Fondo di solidarietà Ue con il Fondo europeo di sviluppo regionale. Il risultato, appunto, sarebbe che i soldi della ricostruzione arriverebbero nel nostro Paese sotto forma di anticipo del Fesr 2014/2020, saltando il passaggio del cofinanziamento delle Regioni.

Il pollice verso di Olanda e Germania – Un bell’aiuto per l’Italia centrale, che per diventare realtà deve però prima ricevere il via libera dal Parlamento e dal Consiglio Ue. Ed è a questo punto che l’iniziativa rischia di infrangersi contro il niet dei partiti. È il 24 gennaio quando la proposta viene discussa in commissione Sviluppo regionale al Parlamento europeo. Il deputato olandese Lambert van Nistelrooij del Ppe (il gruppo che a Bruxelles annovera Forza Italia e il Nuovo Centrodestra) prende la parola: “Quando ho saputo di questa proposta della Commissione – ha detto – sono caduto dalla sedia, quello dell’Italia non è un caso speciale”. Quindi è stata la volta della tedesca Constanze Krehl, esponente dei socialisti, il gruppo del Pd: “Anche noi siamo stati dipendenti dalla solidarietà, dal momento che io vengo dalla Germania orientale, ma reputo sbagliato che l’Ue non chieda il cofinanziamento alle regioni italiane”. Pollice verso, insomma, a quello che per l’olandese e la tedesca sarebbe un favore a Roma. Pareri nettamente contrari che hanno provocato la replica Marc Lemaitre, direttore generale del dipartimento Sviluppo regionale della Commissione Ue.  “La solidarietà è uno dei valori fondamentali dell’Unione europea – ha detto Lemaitre nel suo intervento – Le catastrofi naturali potranno colpire un giorno anche un altro Paese, non solo l’Italia. E noi lo aiuteremo come stiamo facendo adesso. Non si può fare una proposta solo per l’Italia, ma una regola che valga per tutti”.

M5S: “Gli eurodeputati italiani non hanno preso le distanze. Silenzio complice per calcolo politico” – E gli italiani? La eurodeputata del M5s Rosa D’Amato va all’attacco dei connazionali degli altri partiti. “In commissione sono stata la sola a difendere la proposta della Commissione Ue. Gli altri eurodeputati italiani dov’erano? Perché non sono intervenuti per prendere le distanze dai loro colleghi? Perché non lo hanno fatto pubblicamente? La verità è una sola: socialisti e popolari, con il silenzio complice di Pd, Ncd e Forza Italia, stanno impedendo che queste risorse importantissime vengano destinate in tempi rapidi e senza lungaggini burocratiche ai territori. Se lunedì in commissione socialisti e popolari confermeranno la loro opposizione, salterà la procedura accelerata, che avrebbe permesso di sbloccare i fondi già a marzo. E si andrà a un lungo processo legislativo, con emendamenti che rischiano di stravolgere la proposta e soprattutto di ritardare di mesi i finanziamenti Ue. Il tutto per ragioni di mero calcolo politico, di egoismi nazionali, sulla pelle dei terremotati italiani”, dice la pentastellata.

Cozzolino (Pd): “Pittella si è impegnato, i socialisti voteranno a favore” – Lunedì 6 febbraio, infatti, la commissione Sviluppo regionale dovrà esprimersi definitivamente sulla proposta della Cretu. Una votazione che si preannuncia quantomeno combattuta viste le dichiarazioni dei socialisti e dei popolari. Antonio Cozzolino, vicepresidente Pd della commissione Sviluppo regionale, ostenta ottimismo. “La discussione è ancora in corso, lunedì io farò una riunione con tutti membri della delegazione socialista e spero che alla fine sosterremo tutti in modo compatto la proposta della Commissione”. E le dichiarazioni della Krehl, la socialista tedesca totalmente contraria al cofinanziamento totale per la ricostruzione post sisma? “Sono posizioni comprensibili – ammette Cozzolino – Negli altri Paesi probabilmente non riescono a capire che tipo di tragedia è stata quella del terremoto. Anche io sono d’accordo sul fatto che la politica di coesione debba produrre risorse supplementari senza sostituirsi integralmente a quelle nazionali, ma qui il caso è diverso. Per questo noi deputati italiani, anche del Ppe e del M5s, stiamo provando a convincere i colleghi dei nostri rispettivi gruppi. Spero che lunedì tutto il partito socialista voti a favore, visto che si è impegnato personalmente il capogruppo del partito, che è l’italiano Gianni Pittella: se dovessi essere smentito lo potremo vedere solo lunedì”.

In gioco c’è il balletto sul deficit – Al di là dei proclami, la posta in gioco è alta per un altro motivo. Che si intreccia a doppio filo con la trattativa sulla correzione del deficit italiano. Se la proposta della Commissione passasse, infatti, in un attimo dovrebbe essere archiviato il tira e molla sui fondi “fuori dal patto di Stabilità. E il governo di Paolo Gentiloni non potrebbe più sostenere che il disavanzo sia aumentato perché Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan, nella legge di Bilancio per il 2017 varata lo scorso dicembre, hanno dovuto stanziare risorse per le spese eccezionali rese necessarie dai terremoti. Una carta giocata anche nel rapporto sui Fattori rilevanti per la dinamica del debito inviato a Bruxelles mercoledì sera insieme alla lettera di risposta del titolare del Tesoro: vi si legge che tra incentivi per le riqualificazioni antisismiche e investimenti per la ricostruzione il conto ammonta allo 0,2% del pil, pari all’aggiustamento chiesto dall’Europa. Ma se i soldi li mettesse tutti la Ue l’esecutivo dovrebbe soltanto spedire a Palazzo Berlaymont le fatture delle spese affrontate per la ricostruzione e a fronte di quelle pezze d’appoggio arriverebbero i versamenti. Cifre presumibilmente molto inferiori rispetto a quelle rivendicate fino a questo momento. Insomma, a Palazzo Chigi la proposta della Ue conviene meno che ai terremotati.