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Mediaset sotto assedio, Berlusconi: “I giudici devono darci ragione”. Blitz dell’Agcom

Mentre in Parlamento si vota il via al Salvarisparmio con il contributo di Forza Italia, dalle autorità di vigilanza scatta la corsa al soccorso di Cologno. E il fondatore di Forza Italia ribadisce che con Vincent Bolloré “è battaglia e resistiamo”

Quando c’è di mezzo l’interesse nazionale, le autorità di vigilanza Consob e Agcom sono assalite da un inedito dinamismo. E Silvio Berlusconi riscopre il ruolo della magistratura. Così mentre in Parlamento si vota il via al Salvarisparmio con il contributo di Forza Italia, in Consob e Agcom scatta la corsa al soccorso di Mediaset, assediata dai francesi di Vivendi. Intanto il fondatore di Forza Italia ribadisce che con Vincent Bolloré “è battaglia e resistiamo”. “Penso e spero, anzi auspico” di restare azionista di riferimento di Mediaset, come spiega Berlusconi a margine della presentazione del nuovo libro di Bruno Vespa. Ma su “Vivendi i giudici devono darci ragione”. “Non immagino Mediaset che non sia guidata dalla mia famiglia –conclude – Ho fatto tante cose nella mia vita, ho costruito città satellite e altro ma dove mi sono impegnato di più e che mi ha dato più soddisfazione è stata la tv”.

Difficile dire quale sarà l’epilogo della partita Vivendi-Mediaset. Ma sin d’ora è certo che le autorità indipendenti si sono mosse con un’inedita rapidità. La Consob di Giuseppe Vegas che pure sonnecchia sul Monte dei Paschi, ha già convocato per venerdì il numero uno di Vivendi, Arnaud de Pyufontaine, dopo che Fininvest ha depositato un esposto per presunta manipolazione di mercato sui titoli Mediaset. Ancora più solerte l’Agcom, guidata dal montiano Angelo Cardani. L’authority si è prima preoccupata di diramare una nota preventiva che ricorda come, nei termini della Gasparri, Vivendi non può controllare simultaneamente Telecom e Mediaset. E, poi, senza procedere ad un “richiamo pubblico” per i francesi, ha deciso di aprire direttamente un’istruttoria accertando l’esistenza di una violazione del comma 11, articolo 43 del Testo unico per i servizi media e audiovisivi. E sposando cioè quella che è la tesi dei legali della famiglia Berlusconi i quali hanno evidenziato come i vincoli della Gasparri sulla quota massima di mercato delle telecomunicazioni e media in capo a un unico soggetto si applichino anche nel caso di imprese collegate come lo sono ormai Vivendi e Mediaset. “Si configura un rischio di paralisi delle attività di sviluppo industriale di Mediaset dovuto proprio all’ingresso di Vivendi in misura superiore al 10%, soglia che stabilisce il collegamento tra società quotate”, sostiene a tal proposito una nota del cda di Mediaset del 20 dicembre che punta il dito contro la violazione del testo unico e annuncia l’esposto in Agcom.

A questo punto diventa decisiva l’istruttoria dell’Agcom nel cui consiglio siede il fedelissimo di Berlusconi, Antonio Martusciello, ex Publitalia nonché uno dei 26 promotori del comitato fondatore di Forza Italia, accanto a Francesco Posteraro (in quota Udc) e Antonio Nicita (Pd). Alla fine dell’indagine l’Agcom potrà intervenire perché le violazioni “vengano sollecitamente rimosse”. Anche imponendo dismissioni di aziende o rami di aziende in un termine non superiore ai dodici mesi. Diversi osservatori hanno immediatamente pensato a Premium o alla rete Telecom, ipotesi al momento non chiaramente non confermabili. Ma hanno anche fatto notare come lo scenario delle telecomunicazioni e dei media sia ormai in rapida evoluzione, mentre i dati su cui si muove l’Agcom, relativi al 2015, potrebbero ben presto non risultare più attuali cambiando così nuovamente le carte in tavola e prestando il fianco a una controffensiva di Vivendi.