Politica

Roma, “Marra non può essere capo del personale, non ha requisiti”. Esposto dei sindacati all’Anac di Cantone

Sul tavolo dell’Anticorruzione è arrivata un’integrazione alla denuncia contro il fratello Renato: un nuovo dossier della Direr che chiede ufficialmente all’Autorità di compiere degli “accertamenti sul possesso della qualifica dirigenziale e sulla legittimità del suo inquadramento nei ruoli del Comune di Roma”

Per il sindacato Direr Raffaele Marra non può essere il capo del personale del Comune di Roma, dove è braccio destro della sindaca Virginia Raggi. Perché il suo curriculum non ha i requisiti. A sostenerlo è la Federazione Nazionale dei dirigenti regionali. La stessa che ha già presentato un esposto all’Anac contro la recente promozione al Dipartimento turismo della Capitale di Renato Marra, firmata dal fratello minore Raffaele insieme alla sindaca, in violazione delle normative per “l’evidente conflitto di interesse in atto fra familiari”. Mercoledì 30 novembre, però, sul tavolo dell’Anticorruzione è arrivata un’integrazione alla prima denuncia: un nuovo dossier, stavolta tutto centrato su Marra jr., che avanza dubbi sul suo percorso professionale e chiede ufficialmente all’Autorità guidata da Raffaele Cantone di compiere degli “accertamenti sul possesso della qualifica dirigenziale e sulla legittimità del suo inquadramento nei ruoli del Comune di Roma”. Accuse che, se confermate, metterebbero in discussione la sua permanenza in Campidoglio. Ma a catena toccherebbero anche chi su quella poltrona l’ha fortemente voluto: Virginia Raggi che l’ha già difeso dagli attacchi dei parlamentari del Movimento 5 stelle, i malumori dei suoi consiglieri, le domande dello stesso Beppe Grillo.

Raffaele Marra, che negli ultimi mesi è diventato uno dei punti di riferimento dell’amministrazione, in Campidoglio è entrato per la prima volta nel 2008 e ci lavora ininterrottamente dal 2013. Secondo la Direr, però, non avrebbe mai dovuto arrivarci. “Lui si proclama dirigente amministrativo, ma in virtù di quale titolo? Da quanto ne sappiamo potrebbe anche non aver mai vinto il concorso”, dice Roberta Bernardeschi, segretaria regionale della Direr Lazio. Nell’esposto, che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare, si ripercorrono tappe e date della sua carriera evidenziando una serie di punti poco chiari. Marra “nasce” comandante della Guardia di Finanza: è il 2006 quando, durante il ministero di Gianni Alemanno, approda al Cra, il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura. Ci resterà appena un mese, prima di transitare in mobilità all’Unire, da cui poi nel 2008 si sarebbe trasferito per la prima volta in Campidoglio. Tutti passaggi tecnicamente legittimi, se non fossero viziati dalla questione a monte posta dalla Direr: quando è diventato dirigente amministrativo?

Sia al Cra che all’Unire furono banditi dei concorsi in concomitanza del suo arrivo. Il secondo, però, fu annullato e impugnato dal Consiglio di Stato, quindi è da escludere. Resta il primo, indicato infatti dallo stesso Marra in più occasioni (ma non per iscritto nel suo Cv leggibile sul sito del Comune), le cui graduatorie non sono più disponibili. C’è però un’incongruenza secondo il sindacato: Marra prende servizio al Cra il 20 aprile 2006, prima che l’elenco dei vincitori del concorso venisse pubblicato. E se ne va un mese dopo, senza completare il periodo di prova di sei mesi obbligatorio per tutti i neo-assunti da concorso. In entrambi i casi (che il bando da lui vinto sia stato quello al Cra o all’Unire), “il risultato sarebbe lo stesso”, si legge nell’esposto: “cioè che al momento in cui Marra ottiene l’autorizzazione ad essere assunto al Comune egli non sarebbe stato un dirigente pubblico”.

La Direr contesta anche la sua idoneità ad essere Capo del Personale del Campidoglio: “Può ricoprire questo incarico in virtù della sua esperienza analoga in Regione con la Polverini, che però fu frutto di una nomina che il Tar ha dichiarato più volte illegittima. Gli fa curriculum un’esperienza frutto di un abuso”. “Il Comune – conclude la numero uno dei dirigenti laziali – avrebbe potuto verificare tutti questi passaggi e l’effettiva validità dei suoi titoli, ma non lo ha fatto”. Per questo il sindacato ora ha deciso di rivolgersi all’Anac.

 Twitter: @lVendemiale