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Sole 24 Ore, il gruppo chiude il semestre con 50 milioni di rosso. “Necessario aumento capitale”

La relazione semestrale del gruppo registra tutti i principali indicatori finanziari in terreno negativo. Il patrimonio netto crolla a 28,2 milioni, bruciando 59 milioni rispetto alla fine dello scorso anno. Calano i ricavi (da 165,4 a 151,8 milioni) e si assottiglia la redditività (-19,7 milioni per il margine operativo lordo). E, come se non bastasse, “si prevedono ulteriori perdite nella seconda parte dell’esercizio in corso”

Quasi cinquanta milioni di perdite pesano come un macigno sul Gruppo 24Ore. Mettono in discussione il “presupposto della continuità aziendale”. Ma soprattutto decretano la necessità di un aumento di capitale dell’editrice di Confindustria che pubblica il quotidiano economico-finanziario IlSole24Ore. La relazione semestrale del gruppo guidato da Gabriele Del Torchio descrive uno scenario buio per il gruppo editoriale che registra tutti i principali indicatori finanziari in terreno negativo. Il patrimonio netto crolla ad appena 28,2 milioni, bruciando 59 milioni rispetto alla fine dello scorso anno (87,2 milioni). Calano anche i ricavi (da 165,4 a 151,8 milioni) e si assottiglia la redditività (-19,7 milioni per il margine operativo lordo). E, come se non bastasse, “si prevedono ulteriori perdite nella seconda parte dell’esercizio in corso” come si legge nella nota ai risultati semestrali.

Vista la situazione patrimoniale, il consiglio ha ritenuto “necessario l’intervento degli azionisti attraverso una manifestazione di disponibilità ad eseguire un aumento di capitale, al fine di dotare il gruppo di risorse adeguate per coprire i fabbisogni finanziari di breve periodo e per far fronte all’eventuale rimborso del prestito sindacato alla scadenza, nonché per garantire un rapporto tra patrimonio netto e debiti finanziari equilibrato” spiega il documento anticipando “la disponibilità” di Confindustria a mettere mano al portafoglio. Difficile del resto fare diversamente dal momento che senza nuova liquidità gli industriali dovrebbero dire addio alla loro casa editrice.

“Alla luce dei risultati economici, finanziari e patrimoniali rilevati nel primo semestre 2016 – prosegue il documento – si rendono necessarie valutazioni da parte degli amministratori in merito alla sussistenza del presupposto di continuità aziendale (…). In particolare, si segnala la presenza di significative incertezze che possono far sorgere dubbi significativi circa il permanere del presupposto della continuità aziendale” relativamente alla situazione economica, finanziaria e patrimoniale.

Non certo buone notizie per il neoeletto numero uno di Confindustria, Vincenzo Boccia, che dovrà ora tentare di salvare il salvabile. Senza escludere una dura resa dei conti con gli ex amministratori del gruppo, guidato negli anni addietro da Donatella Treu sotto la presidenza di Benito Benedini. Le premesse per una eventuale rivalsa sono del resto già nella semestrale dove si precisa che “i risultati del primo semestre 2016 e quelli stimati per fine anno sono significativamente divergenti rispetto alle previsioni dell’esercizio in corso formulate sulla base del piano industriale 2015 – 2019, approvato dal Consiglio di amministrazione il 13 marzo 2015”. “Tale piano risulta quindi disatteso e non applicabile” precisa il documento. Per questo il consiglio di amministrazione del Gruppo Sole24Ore ha approvato le linee guida di un nuovo piano industriale 2016-2020 che sarà esaminato complessivamente ad ottobre 2016. Non prima che sia completata una attività di revisione svolta da un esperto indipendente.

Intanto la semestrale, sotto il profilo finanziario, dà conto del fatto che l’editrice, di recente al centro di polemiche sulla buonuscita del direttore del quotidiano, Roberto Napoletano, abbia sforato uno dei paletti (quello del rapporto fra posizione finanziaria netta e patrimonio netto) fissati dalle banche per la concessione di una linea di credito revolving da 50 milioni di euro. Il 26 settembre scorso il gruppo ha quindi chiesto un incontro alle banche creditrici (Banca IntesaSanpaolo, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Sondrio, Banca Monte Paschi di Siena e Credito Valtellinese) al fine di ridefinire la struttura del finanziamento. Un incontro necessario perché il gruppo prevede di non poter rispettare i paletti imposti dalle banche al 31 dicembre 2016 e al 23 ottobre del prossimo anno. Insomma, tutto da rifare in un clima peraltro assai teso in cui il regolamento di conti, oltre che gli ex amministratori, potrebbe anche coinvolgere anche le prime linee dirigenziali.