Calcio

Europa League: tocca a Roma, Inter, Fiorentina e Sassuolo. In palio 30 milioni, a patto di snobbare la ‘coppetta’

Una volta era la coppa degli italiani, che spesso e volentieri hanno dominato. Poi le squadre della Serie A hanno iniziato a snobbare la seconda competizione europea, tanto che l'ultimo successo (del Parma) risale al 1999. Oggi la ex Uefa porta in dote 30 milioni e un posto in Champions: occasione da non perdere per i bilanci in rosso del poker italiano in campo

Non consideratela una coppa di “Serie B“. Forse in futuro lo diventerà, quando con la riforma Uefa tutte le big del continente saranno qualificate quasi di diritto alla Champions. Ma per il momento l’Europa League offre ancora fascino, gloria e anche un po’ di soldi. E quest’anno potrebbe diventare davvero la coppa delle italiane: Roma, Inter, Fiorentina e Sassuolo, ce ne sono ben quattro ai nastri di partenza: le prime due tra le favorite d’obbligo, la terza possibile outsider, la quarta matricola terribile. Tutte con ambizioni, insomma. A patto di affrontare il torneo con il dovuto rispetto, cosa avvenuta raramente nelle stagioni passate.

TRADIZIONE PERDUTA – E dire che un tempo questa era davvero la coppa delle italiane: con nove vittorie (tre successi a testa per Inter e Juventus, due per il Parma, uno per il Napoli) siamo stati a lungo in testa all’albo d’oro. Adesso la Spagna grazie ai cinque trofei negli ultimi sette anni (tre di fila del Siviglia) ci ha superati di slancio: negli Anni Duemila la Serie A non è mai riuscita a trionfare nella seconda coppa continentale, complice anche un certo snob davvero autolesionistico (la perdita di posti nel ranking è dovuta soprattutto agli scarsi risultati in questo torneo, più che in Champions). L’ultimo successo è datato addirittura al 1999, quando il Parma succedendo all’Inter firmò una doppietta storica destinata poi a rimanere a lungo solo un ricordo. Dalla riforma del 2009 e l’abbandono della vecchia denominazione di Coppa Uefa, il miglior risultato è stata la semifinale della Juventus nel 2014 (persa contro il Benfica, insieme alla possibilità di giocare la finale a Torino), e la doppia semifinale di Napoli e Fiorentina nel 2015 (entrambe però sconfitte da Dnipro e Siviglia). Prima e dopo una serie di passaggi a vuoto davvero sconcertanti, che hanno trasformato l’Europa League in una specie di maledizione.

ROMA E INTER FAVORITE (DISINTERESSATE?) – Quest’anno ci sarebbero tutti i presupposti per sfatare il tabù. La Roma e l’Inter sono due delle favorite assolute del torneo, insieme ovviamente al Manchester United di José Mourinho, con Zenit e Athletic Bilbao subito dietro. Anche la Fiorentina fa parte di quel lotto di formazioni (insieme a Villarreal, Southampton e Shakhtar Donetsk) che potrebbero inserirsi nella corsa al trofeo. Certo, dalla Champions a gennaio arriveranno altre clienti pericolose, ma con tre squadre di questa caratura al via è lecito ambire almeno alle semifinali. Il discorso, ancora una volta, sarà capire quanto le italiane punteranno sulla coppa. La Roma, che sognava l’Europa che conta, potrebbe vivere l’appuntamento del giovedì come un declassamento, specie se si concentrerà sulla lotta scudetto. L’Inter, che pure spera di arrivare nelle prime tre in campionato, per questioni di Fair-play finanziario ha escluso dalle lista Uefa Joao Mario, Gabigol, Kondogbia e Jovetic, presentando un elenco imbottito di giovani. Restano Fiorentina e Sassuolo, che però non hanno una rosa attrezzata per competere su entrambi i fronti e a un certo punto dovranno fare una scelta.

IN PALIO 30 MILIONI E IL SOGNO CHAMPIONS – Sarebbe un peccato, perché i successi recenti di Siviglia, Chelsea e Atletico Madrid dimostrano che solo in Italia continuiamo a snobbare il trofeo. Certo, i ricavi non sono neanche lontanamente paragonabili a quelli della Champions (c’è una differenza di quasi un miliardo di euro: 1,3 miliardi contro appena 400 milioni). In Europa League – torneo lungo, logorante e anche un po’ noioso nella prima fase – si gioca quasi soprattutto per gloria. Ma in palio ci sono comunque risorse importanti per i bilanci sempre in rosso delle rappresentanti del nostro calcio: 15 milioni di premi per chi arriverà fino alla finale del 24 maggio a Stoccolma, a cui bisogna sommare i proventi del market pool (su base variabile, troppo presto per fare calcoli) e gli incassi da gara. In totale la “coppetta” può valere circa 30 milioni di euro. Niente male. Senza dimenticare che la vittoria dà diritto alla partecipazione alla prossima Champions League: il modo più facile per tornare ad avere subito quattro posti nell’Europa che conta, in attesa della riforma avviata dalla Uefa. Chissà se le italiane se ne ricorderanno, quando scenderanno in campo giovedì.

Twitter: @lVendemiale