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Ferrovie Sud-Est, pubblica o meno per i pm la società deve fallire. Ma la patata passerà al Tesoro

L'azienda è una società commerciale e come tale va trattata, con i suoi oltre 200 milioni di debiti, 1300 dipendenti e 1400 contenziosi aperti. In più, secondo i magistrati che a fine luglio hanno chiesto il fallimento, Fse non riuscirà “ad adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni” neppure con il trasferimento in Ferrovie dello Stato Italiane, operazione a cui si lavora da mesi e che, sulla carta è in dirittura d'arrivo

Per la Procura di Bari Ferrovie Sud-Est deve essere dichiarata fallita nonostante sia di proprietà pubblica: si tratta, infatti, di una società commerciale (nonostante abbia come socio unico il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) e come tale va trattata. Come qualsiasi altra azienda con oltre 200 milioni di debiti (fino a pochi mesi fa oltre 300), 1300 dipendenti e 1400 contenziosi aperti. In più, secondo i magistrati che a fine luglio hanno chiesto il fallimento, Fse non riuscirà “ad adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni” neppure con il trasferimento in Ferrovie dello Stato Italiane, operazione a cui si lavora da mesi e che, sulla carta, sembra ormai in dirittura d’arrivo. E che i commissari straordinari, ai quali la società è affidata dal 12 gennaio scorso, sperano di chiudere al più presto. E così per il ministero del Tesoro, azionista unico di Fs, si profila l’ennesimo fardello in arrivo.

L’ISTANZA DEI PM Un esito non così certo stando a quanto scritto dai magistrati – e riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno – nell’istanza di fallimento depositata dai pm di Bari a fine luglio e accessibile dopo la fissazione dell’udienza pre-fallimentare in camera di consiglio, prevista per il prossimo 20 settembre. La richiesta di fallimento è stato l’ultimo atto dell’inchiesta a cui lavorano i magistrati Francesco Bretone, Luciana Silvestris e Bruna Manganelli, coordinati dal procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno. Peculato, abuso d’ufficio e truffa aggravata ai danni dello Stato le accuse. Secondo la Procura a condurre la società al dissesto è stata la vecchia gestione fatta di sprechi e consulenze d’oro e, in particolare, la condotta del suo ex amministratore unico Luigi Fiorillo. Tutto riportato nero su bianco nella due diligence contabile, fiscale e legale di 103 pagine depositata presso il ministero delle Infrastrutture ed elaborata dalla società Deloitte su incarico del commissario Andrea Viero e dei sub commissari Domenico Mariani e Angelo Mautone.

LE RAGIONI DELLA PROCURA – Nell’istanza i magistrati sottolineando l’esistenza di “plurimi indizi gravi, precisi e concordanti della impossibilità di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni”. E se Viero e i suoi sub commissari non hanno mai fatto mistero dell’impossibilità di garantire la continuità aziendale e ripristinare l’equilibrio economico e finanziario con i 70 milioni di euro stanziati con la legge di Stabilità (che non bastavano neppure a pagare gli oneri dovuti), la Procura va oltre e pone non pochi dubbi anche sul trasferimento in Ferrovie dello Stato. Una operazione “del tutto indeterminata – scrivono i magistrati – e inidonea alla pronta definizione dello stato di insolvenza”.

I CONTI NON TORNANO – Secondo i calcoli della Deloitte, Ferrovie Sud Est se gestita bene porta ricavi che vanno dai 25 ai 30 milioni annui. Il contratto di servizio con la Regione Puglia assicura 134 milioni all’anno, a cui si aggiungono le risorse dei ricavi da traffico, circa 1 milione al mese. E in quanto a gestione, rispetto al passato – hanno ricordato più volte i commissari – è iniziata già una nuova era. Tant’è che i primi risultati si sono avuti: nei primi sei mesi del 2016 la società ha registrato utili per 9,5 milioni di euro. Ma i conti non li hanno fatti solo i commissari e il ministero delle Infrastrutture. Secondo quanto risulta alla Procura i debiti della società attualmente ammontano a circa 226 milioni (altri sono in corso di accertamento), a cui andrebbero sottratti i 70 milioni stanziati da Palazzo Chigi e gli utili di fine anno (tra i 25 e i 30 milioni). Nella migliore delle ipotesi si arriva intorno ai 130 milioni di euro, nella peggiore si superano i 160 milioni.

IL RISCHIO – Che cosa ne sarà, allora, del trasferimento ormai in dirittura d’arrivo? Nel decreto emanato dal ministro dei Trasporti Graziano Delrio per l’operazione sono stati indicati tutti i passaggi: il trasferimento deve essere completato entro il 15 settembre. Cinque giorni prima Ferrovie dello Stato dovrebbe dare l’ok all’acquisizione nel corso del consiglio di amministrazione convocato a Roma. L’udienza pre-fallimentare è fissata per il 20 settembre. Se il trasferimento sarà già firmato, a quel punto a garantire per Ferrovie Sud-Est sarà il ministero dell’Economia, socio unico di Ferrovie dello Stato. La gestione ordinaria e straordinaria dell’azienda barese resterà ai commissari, ma sarà Ferrovie dello Stato a predisporre un piano industriale di rilancio della società trasferita. La procedura dovrà essere completata entro il 31 dicembre 2016. La Procura ha comunque aperto un varco in un’operazione che sembrava blindata.