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Comunali Trieste 2016, grana Coop Operaie per il sindaco Pd che punta a rielezione. Soci pronti a causa vs Regione

La cooperativa è finita in concordato. Decine di risparmiatori che avevano depositato soldi nei libretti di prestito sociale chiedono ora il risarcimento del danno all'amministrazione guidata dal vice segretario Debora Serracchiani. Il primo cittadino Cosolini, sostenuto dalla governatrice, si limita a promettere che solleciterà un intervento da parte del sistema coop. Gli avversari: "Ha abbandonato i triestini in difficoltà"

Una causa civile contro la Regione guidata dal vice segretario del Pd Debora Serracchiani pronta a partire. A promuoverla decine di soci prestatori delle Coop Operaie di Trieste finite in concordato un anno fa, che chiedono di essere risarciti per diversi milioni di euro. Nel frattempo gli sfidanti dell’attuale primo cittadino Pd Roberto Cosolini, che il 5 giugno si gioca il rinnovo del mandato con il sostegno della stessa Serracchiani, accusano il Comune di aver abbandonato i cittadini che hanno perso i risparmi. E’ in questo clima, con i soci (molti dei quali pensionati) che a intervallo regolare manifestano in piazza Unità chiedendo giustizia, che il capoluogo giuliano va alle urne per le elezioni amministrative, a 12 mesi esatti dall’omologa del concordato della storica cooperativa nata nel 1903.

Perdite occultate per anni. E la Regione avrebbe dovuto vigilare – Per anni, stando a quanto è emerso dall’inchiesta per falso in bilancio che vede indagati gli ex vertici, le perdite della Coop sono state occultate grazie ai proventi di operazioni immobiliari con società controllate. La Regione Friuli Venezia Giulia, in base alla legge regionale 27 del 2007, è responsabile di effettuare le revisioni straordinarie delle cooperative per accertarne “il regolare funzionamento amministrativo-contabile nonché la consistenza patrimoniale” e di adottare eventuali sanzioni, fino al commissariamento. Per questo, dopo che l’anno scorso il vice governatore Sergio Bolzonello che ha la delega alla cooperazione è stato denunciato da un gruppo di soci per associazione a delinquere, viene chiamata di nuovo in causa nell’atto di citazione preparato dallo studio dell’avvocato Mario Reiner. Che verrà presentato in tribunale a giugno.

Gli allarmi inascoltati e il mancato commissariamento – Il documento, a cui si stanno aggiungendo ogni giorno le firme di nuovi prestatori che sperano di recuperare i risparmi, mette in fila tutti gli allarmi lanciati a partire dal 2007 da consiglieri regionali e soci che a più riprese hanno chiesto alla Regione, con interrogazioni ed esposti, di intervenire. L’unica mossa della giunta è stata, nel 2012 – il governatore all’epoca era Renzo Tondo – una revisione straordinaria. Ma, si legge nell’esposto, “quale sia stato l’esito ancora oggi non è dato conoscere con precisione”. E “è un fatto indiscutibile che la Regione non ebbe a esercitare il proprio ruolo di vigilante, omettendo di prendere l’unico provvedimento che avrebbe potuto evitare la tragica fine di una società cooperativa nata nei primi anni del secolo scorso: il commissariamento”. Un intervento tempestivo, secondo i soci, “avrebbe evitato che la coop si trovasse dal 2004 al 2011 con il patrimonio dimezzato e finisse nel 2014 con il concordato preventivo”.

La richiesta di risarcimento del 39% del danno – Per questo l’atto di citazione chiede che l’amministrazione regionale sia “condannata al risarcimento del danno patrimoniale, nella misura di quanto non rimborsato dalla procedura concorsuale, aumentato degli interessi dalla data del 17-10- 2014 e della rivalutazione sino al saldo effettivo”. I soci in pratica pretendono la restituzione del 39% ancora congelato sul totale dei 103 milioni depositati dai 17mila prestatori nei libretti della coop.

Finora i titolari hanno rivisto solo il 61% dell’investimento, compreso il 30% garantito da Banca Generali che aveva concesso una fideiussione sul prestito. Il resto arriverà se e quando il liquidatore Maurizio Consoli riuscirà a vendere l’ex Ipercoop di Fiume e altri immobili difficili da piazzare ai prezzi stimati nel piano. E non sarà il 100%: il piano di concordato omologato a giugno 2015 ha stabilito che si vedranno restituire non oltre l’81,38% del loro denaro. Non ci sono paracadute, perché il prestito sociale, oltre a non essere soggetto alla vigilanza di Bankitalia – che solo ora, alla luce dei crac, sta studiando una stretta, – non è assistito dal fondo di tutela che garantisce fino al tetto dei 100mila euro chi ha un deposito bancario. Ma quasi nessuno dei prestatori, in gran parte persone anziane che nella cooperativa avevano depositato la liquidazione, ne era consapevole.

La beffa dei risparmi congelati che vanno inseriti nell’Isee – Non sorprende che il caso sia al centro della campagna elettorale per le amministrative. Anche perché i soci, oltre al risarcimento del danno, alla Regione guidata dal vice segretario Pd chiedono anche risposte sul fronte dell’Isee, l’indicatore della situazione economica da cui dipendono le agevolazioni su rette scolastiche, tasse universitarie e ticket sanitari: attualmente i risparmiatori sono tenuti a inserire nel modulo di autocertificazione anche le somme che avevano depositato sul libretto coop. Questo nonostante quasi la metà di quei soldi restino “virtuali”, intoccabili. “E’ una beffa“, lamentando, sollecitando una legge ad hoc che sani il paradosso. Nei giorni scorsi a tutti i candidati sindaco è arrivata una lettera aperta in cui spiegano: “Chiediamo politiche che tutelino lavoro, risparmio e giustizia, come la nostra Costituzione dichiara, e che i rappresentanti delle Istituzioni, pagati con i soldi dei cittadini, svolgano il lavoro al quale sono preposti”.

Da Cosolini niente fondo di garanzia. Spera nel soccorso delle altre coop – Cosolini, che corre per il rinnovo del mandato, per ora si è limitato a promettere che chiederà a Alleanza 3.0 (il gruppo nato dalla fusione di Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Consumatori Nordest) un “intervento di liberalità” nella forma di un rimborso del 10% delle somme perse. La candidata Alessia Rosolen, della lista di centrodestra Un’altra Trieste popolare, ha buon gioco ad accusarlo di aver “abbandonato i triestini pugnalati alla schiena”, perché non ha costituito l’auspicato fondo di garanzia da 100mila euro da cui attingere per concedere piccoli prestiti ai soci in difficoltà anche a causa delle spese legali che devono sostenere. Dal canto suo Paolo Menis, in corsa per il Movimento Cinque Stelle, punta il dito contro gli ex amministratori della cooperativa ma anche contro la Regione sostenendo che “entrambi sono responsabili: i primi per aver male amministrato e per esser stati incapaci di correggere la rotta fin quando erano in tempo, la seconda per non aver vigilato”.