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Bilancio 2016 della Camera dei deputati, la presidente Boldrini: “Impegno senza precedenti sul taglio della spesa”

"Avviata una stagione di sobrietà", dice la terza carica dello Stato dopo la pubblicazione su ilfattoquotidiano.it del documento. Con Montecitorio che dimagrisce di altri 9,1 milioni di euro. Dal 2011 ad oggi sforbiciate per 130. Il deputato questore Fontanelli: “Noi additati come la casta, ma dall’anno scorso scesi sotto il miliardo per la prima volta dopo dieci anni”. Mentre le Amministrazioni centrali continuano ad ingrassare: “E’ un fatto, nessun intento polemico contro il governo”. Da sciogliere il nodo del tetto agli stipendi dei dipendenti in vigore fino al 2018: “Senza ulteriori interventi tornerebbero a salire”

E’ un impegno che, per dimensioni e profondità, non ha precedenti”, parola della presidente della Camera Laura Boldrini. “Uno sforzo che è giusto che i cittadini conoscano”, aggiunge con orgoglio commentando con ilfattoquotidiano.it l’andamento dei conti dell’istituzione da lei guidata. Che anche quest’anno tirerà (un po’) la cinghia: la spesa per il funzionamento della complessa macchina di Montecitorio scenderà di altri 9,1 milioni di euro rispetto al 2015. Certo, una flessione minima (dello 0,93%) che va, però, a cumularsi ai tagli che dal 2011 ad oggi hanno progressivamente alleggerito (dell’11,7%) il pesante fardello dei costi del principale ramo del Parlamento. Una spending review che, come hanno evidenziato i deputati questori, ha prodotto negli ultimi cinque anni, risparmi per circa 130 milioni. “Dall’inizio della legislatura, e ben prima che il governo adottasse il tetto dei 240 mila euro per gli stipendi dei dipendenti pubblici, abbiamo avviato una stagione di doverosa sobrietà – ricorda la Boldrini –. Misure che hanno riguardato la mia retribuzione, le indennità dell’Ufficio di Presidenza, i trattamenti dei dipendenti e le spese della Camera”.

CURA DIMAGRANTE – La pubblicazione del bilancio di previsione 2016 di Montecitorio da noi anticipata, non ha risparmiato anche qualche nota polemica. Soprattutto per un passaggio dell’intervento del collegio dei questori che, presentando il documento all’Ufficio di presidenza, ha sottolineato come, nell’ultimo quinquennio, la spesa delle Amministrazioni centrali ha fatto segnare un aumento del 12,62%. Un’analisi che ha scatenato le critiche del Movimento 5 Stelle contro l’esecutivo. Perché, parafrasando il segretario dell’Ufficio di presidenza Riccardo Fraccaro, mentre la Camera dimagriva, lo Stato (e il governo) ingrassava. “Non voleva essere una valutazione negativa sull’operato di altri organi istituzionali, a cominciare dalla Presidenza del Consiglio”, precisa il deputato questore Paolo Fontanelli del Partito democratico. Anche se è un dato che nel 2014, durante il primo anno da premier di Matteo Renzi, Palazzo Chigi ha speso 139,5 milioni in più del 2013, quando l’esecutivo era guidato da Enrico Letta. D’altra parte nell’elenco delle amministrazioni centrali dello Stato non c’è solo la presidenza del Consiglio. Ma anche i ministeri e un esercito di agenzie, enti e istituzioni di varia natura. “E non è certo compito nostro andare ad analizzare l’andamento della spesa nelle singole amministrazioni – spiega il parlamentare del Pd –. Ma, dal momento che spesso il Parlamento viene additato come il regno della casta, ci sembrava corretto far conoscere il lavoro fatto in questi ultimi anni e ci farebbe piacere che anche altri facessero lo stesso”.

DIAMOCI UN TAGLIO – Un lavoro che, ricorda Fontanelli, come avvenuto “per la prima volta nel 2015 dopo dieci anni, anche nel 2016 ci consentirà di mantenere la spesa al di sotto della soglia del miliardo di euro”. Un traguardo al quale hanno contribuito, in particolare, alcune misure adottate nel corso della legislatura. “La disdetta dei canoni di locazione per i Palazzi Marini, che ha generato risparmi consistenti: un taglio strutturale, ormai a regime, che ci ha costretto a fronteggiare anche notevoli difficoltà organizzative per reperire spazi alternativi da adibire ad uso ufficio per i parlamentari precedentemente ubicati proprio nei locali lasciati dalla Camera – ammette il deputato questore –. Poi ci sono i 900 mila euro di risparmio arrivati dall’abolizione dei rimborsi viaggio agli ex onorevoli, altro taglio strutturale, con l’approvazione di un ordine del giorno del Movimento 5 Stelle che ha reso più rigorosa l’iniziale proposta di decurtarli dei due terzi”. E ancora la misura (non strutturale) del tetto alle retribuzioni dei dipendenti. “Resteranno in vigore fino al 2018 quando, in assenza di ulteriori interventi, gli stipendi torneranno a salire – ricorda Fontanelli –. Tuttavia, in caso di approvazione definitiva della riforma costituzionale, l’introduzione del ruolo unico dei dipendenti del Parlamento spero sia l’occasione da non perdere per sciogliere definitivamente il nodo”.

MAGLIE STRETTE – Quello del personale, eletto e non, assorbe del resto quasi l’80% della spesa di Montecitorio. Basti pensare che quest’anno tra indennità e vitalizi di deputati ed ex deputati, stipendi e pensioni di dipendenti ed ex dipendenti dalle casse della Camera usciranno 772 milioni 410 mila euro. E se sulle retribuzioni e gli assegni previdenziali del personale di ruolo il margine di intervento è stretto, qualche risultato arriverà nel medio termine dalla riforma del 2012 che ha abolito i vecchi vitalizi introducendo il contributivo per i parlamentari in carica. “Una riforma che, progressivamente, diminuirà gli oneri previdenziali a carico di Montecitorio per le prestazioni spettanti agli ex deputati”, conferma il parlamentare del Pd. Dove tagliare allora per mettere a dieta i costi della Camera anche negli ultimi due anni della legislatura? La risposta non è per niente semplice. “La spesa per beni e servizi è già stata ridotta considerevolmente, mentre altre voci, come quella relativa alla manutenzione, sono molto difficili da ridimensionare – prosegue Fontanelli –. Continueremo con il sistema delle gare per l’affidamento dei servizi che, se da un lato sta producendo un considerevole abbattimento dei costi, dall’altro può trasformarsi in un percorso ad ostacoli: spesso chi perde impugna il risultato della gara e i ricorsi ritardano l’affidamento, costringendo la Camera a ricorrere ad una serie di proroghe che, ovviamente, non producono risparmi”.

CARA INDENNITA’ – Difficile ipotizzare una riduzione del numero dei dipendenti. “Anche perché, in dieci anni, il personale è sceso dalle 1.827 unità del 2006 alle 1.253 del 2016– conclude il questore del Pd –. Mentre il carico di lavoro è rimasto sempre lo stesso”. A pensarci bene, una soluzione ci sarebbe: una sforbiciata alle indennità parlamentari. Che quest’anno costeranno 81 milioni 285 mila euro. Ma chissà se gli onorevoli sarebbero d’accordo ad abbassarsi lo stipendio.

Twitter: @Antonio_Pitoni