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Città della salute, ora sul polo ospedaliero voluto da Formigoni, Maroni e B. arriva anche la tegola bonifiche

Parte delle terre che dovevano essere decontaminate e recuperate in sito sono state trasportate in discarica. La modifica rispetto al progetto originario di bonifica dovrà ora essere valutata dal ministero dell’Ambiente, con il rischio che nuove grane e ritardi si abbattano sul maxi ospedale

La bonifica è stata portata avanti senza rispettare le regole già approvate. Perché parte delle terre che dovevano essere decontaminate e recuperate in sito sono state trasportate in discarica. La modifica rispetto al progetto originario di bonifica dovrà ora essere valutata dal ministero dell’Ambiente, con il rischio che nuove grane e ritardi si abbattano sulla Città della salute, il mega ospedale che unirà sulle ex aree Falck di Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, l’Istituto nazionale dei tumori e il neurologico Besta. E che è stato voluto in extremis dalla vecchia giunta Formigoni come volano della vasta operazione immobiliare sui terreni oggi proprietà della Milanosesto, la società di Davide Bizzi che ha gran parte delle azioni in pegno alle banche finanziatrici, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Popolare di Milano. Tutti interessi che anche Roberto Maroni, una volta diventato governatore della Lombardia, ha benedetto dopo le telefonate di Silvio Berlusconi che, intercettato nell’ambito dell’inchiesta Breakfast della procura di Reggio Calabria, chiedeva un intervento a favore di Bizzi.

La bonifica delle ex aree Falck, a carico di Milanosesto, è eseguita dal consorzio Grandibonifiche, di cui fa parte Ambienthesis, società controllata dalla famiglia del re delle bonifiche Giuseppe Grossi, scomparso nel 2011. I costi previsti erano già saliti da 38 a 46 milioni di euro. E ora sono saltati fuori nuovi problemi, emersi nel corso dell’audizione in commissione Sanità al Pirellone dei vertici di Infrastrutture Lombarde, la società della regione che è stazione appaltante. Il rendimento degli impianti di trattamento delle terre in sito, si legge nelle carte esaminate, “non è 
stato qualitativamente adeguato alle previsioni di progetto”. Milanosesto, per garantire
la tempistica dei lavori, “ha continuato gli scavi portando il 
materiale non trattato in discarica”. Così due mesi fa, nel corso di un sopralluogo, i tecnici della Città metropolitana hanno rilevato una “netta preponderanza dei materiali inviati a smaltimento rispetto a quelli effettivamente recuperati, in totale difformità alle previsioni progettuali”.

Per questo la Città metropolitana ha trasmesso a Milanosesto un parere di non conformità. A quel punto la società ha elaborato una relazione di aggiornamento dei lavori, che è stata al centro di una successiva riunione tra direzione generale Ambiente della Regione, Città metropolitana e Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente). Secondo Milanosesto, le modifiche operative si sono rese necessarie “a causa 
delle caratteristiche fisiche dei materiali stessi, che ne riducono la trattabilità negli impianti di recupero on site previsti” e sono state finalizzate anche “ad accelerare l’attuazione degli interventi assentiti, onde assicurare l’ultimazione dei lavori e delle attività 
di bonifica entro tempistiche coerenti con quelle contemplate nell’Accordo di Programma”. Le attività svolte, sostiene la società, sono comunque “idonee ad assicurare l’effettiva decontaminazione, nel rispetto degli obiettivi di efficacia,
efficienza e sostenibilità ai quali devono uniformarsi le attività di bonifica”.

Le argomentazioni di Milanosesto sono state accolte dagli enti locali, secondo cui le modifiche apportate sul campo non costituiscono una variante 
sostanziale al progetto approvato. Ma ora il tutto è al vaglio del ministero dell’Ambiente, cui spetta il parere sui siti di interesse nazionale come è quello di Sesto. Il rischio, nonostante le rassicurazioni del presidente di Infrastrutture Lombarde Paolo Besozzi, è di ulteriori ritardi nell’inaugurazione dell’ospedale, già slittata a settembre 2020. Mentre sulla Città della salute pende anche il ricorso al Tar presentato da Salini Impregilo dopo l’assegnazione dei lavori alla cordata guidata da Società Italiana per Condotte d’Acqua. Sotto accusa in questo caso la mancata esclusione tra i partecipanti alla gara della Maltauro, la società che secondo le inchieste milanesi sulla cupola guidata da Primo Greganti e Gianstefano Frigerio, brigava per aggiudicarsi non solo gli appalti legati a Expo. Ma anche quello da 450 milioni per la Città della salute.

@gigi_gno