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Grecia: e ora un referendum europeo contro l’austerità

Il grande valore del pronunciamento greco di domenica è stato quello di ridare la parola e la voce al popolo, in un contesto di oscura e antidemocratica tecnocrazia, nel quale economisti e sedicenti tali, dopo aver provocato con le loro folli teorie la crisi economica e finanziaria della fine del decennio discorso, vorrebbero continuare con incredibile faccia tosta sulla stessa strada. In realtà, come si è visto, i veri economisti, da Krugman a Piketty, da Galbraith a Stiglitz, si sono schierati senza se e senza ma al fianco del governo Tsipras e del popolo greco. Dalla parte dei cravattari di Berlino e Bruxelles sono rimaste le mezze figure, gente che più che il titolo di economista meritebbe forse quello di ragioniere, con tutto il rispetto che questi ultimi meritano, ovviamente.

Una delle argomentazioni avanzate dai sicofanti della Merkel e di Schäuble è che se è vero che il popolo greco si è pronunciato a larga maggioranza per il NO, tutti gli altri popoli d’Europa sarebbero sicuramente stati a loro volta favorevoli ai loro governi. Abbiamo addirittura visto taluni soggetti, nelle vesti di nauseabondi pitocchi di quart’ordine, reclamare sdegnati la loro parte di debito greco. Si riproponevano nel frattempo le solite menate razziste contro i greci levantini, fannulloni, pigri e corrotti, al pari del resto degli italiani, degli spagnoli e dei portoghesi, e dei francesi in buona misura, tutti popoli indubbiamente inferiori a fronte delle virtù nordiche di onestà, parsimonia e laboriosità sfoderate con orgoglio e sicumera dalla Merkel e dai suoi reggicoda “socialdemocratici” Schulz e Gabriel. Un atteggiamento razzista, senza dubbio, del quale si fanno interpreti anche e soprattutto i colonizzati di casa nostra, gente che pur di sembrare tedesca sarebbe disposta ad ossigenarsi le chiome.

Ma la realtà è fortunatamente molto più complessa di come essa si rifletta nelle anguste scatole craniche di razzisti e zio Tom filoMerkel e filoSchäuble. La realtà è che tutti i popoli d’Europa, dalla Lapponia a Lampedusa, sono stanchi di un’austerità scellerata che sta condannando all’inedia e al rimbecillimento buona parte delle giovani generazioni. In questo senso il grido di indignazione e di ripulsa che si è levato domenica scorsa dal popolo greco costituisce solo il primo di una lunga fila. Presto esso si vedrà con evidenza all’interno delle urne elettorali spagnole e di altri Paesi, anche in Italia, per quanto il ‘barboncino di Ursula’ tenterà di farsi venire qualche ulteriore brillante pensata tipo ottanta euro per guadagnare i consensi di qualche facilone. Ma si dubita fortemente che questa volta gli vada altrettanto bene.

Esiste del resto una disposizione del Trattato istitutivo dell’Unione europea che permette ai popoli europei di pronunciarsi sulle questioni che li riguardano. Mi riferisco all’art. I-47, para. 4, secondo il quale “Cittadini dell’Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l’iniziativa d’invitare la Commissione, nell’ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell’Unione ai fini dell’attuazione della Costituzione. La legge europea determina le disposizioni relative alle procedure e alle condizioni necessarie per la presentazione di una iniziativa dei cittadini, incluso il numero minimo di Stati membri da cui devono provenire“. E’ intervenuto al riguardo il Regolamento n. 211 del 2011 del Parlamento e del Consiglio che ha ulteriormente precisato le modalità di tale procedura.
Propongo formalmente che le forze sociali e politiche che si sono pronunciate a favore del referendum greco, a cominciare dai sindacati europei, mettano a punto un testo di rifiuto delle politiche di austerità su cui chiedere alla Commissione di promuovere un referendum europeo e se quest’ultima, come possibile, dovesse venir meno ai propri obblighi, di promuoverlo in proprio. Dobbiamo dimostrare che la maggioranza dei popoli europei è nettamente contraria alle politiche di austerità e al ceto parassitario di rentiers e falsi economisti che le promuove. Cacciare via costoro dai posti di comando che occupano indegnamente è l’unico modo per dare un futuro al nostro, nonostante tutto, glorioso continente e alla sua storia millenaria, cominciata guardacaso proprio in Grecia circa tremila anni fa.