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Grecia, il ‘ricatto dei mercati’ al governo Tsipras era prevedibile

Sono passati più di tre anni da quando ho lanciato il primo appello contro la Troika (Mes), ben consapevole degli effetti che avrebbe avuto sui paesi dell’Eurozona in difficoltà. Da allora non è successo assolutamente nulla di rilevante dal punto di vista politico, in Italia nessuna reazione degna di nota, giusto qualche slogan in campagna elettorale. Poi il silenzio.

Per quanto riguarda la Grecia, non è certo la prima volta che con il pretesto degli “aiuti” finanziari vengono imposte le politiche di austerità al suo popolo. Il commissariamento della Repubblica Ellenica, infatti, è in atto dal 2010, oggi se ne riparla con così tanta enfasi perché ci si aspetta che il nuovo governo di Tsipras liberi l’Europa dalla morsa della Troika, come al solito nella speranza di poter incassare le vittorie degli altri. Una cosa è certa, questo non accadrà, e chi lo pensa non ha ancora capito che dietro alla retorica del potere – “Più Europa”, “Ce lo chiede l’Europa”, … – si nasconde la realtà di una spietata lotta di classe dove il capitale internazionale è riuscito ad ottenere piena legittimazione politica mediante le organizzazioni finanziarie internazionali (Troika, Fmi, …).

Una nazione in difficoltà come la Grecia non può, da sola, ostacolare un sistema di potere così sofisticato e strutturato.

E’ necessaria un’alleanza trasversale tra le forze di opposizione di tutti i Paesi stretti dalla morsa dei “mercati”. Il successo di un simile “patto” dipende chiaramente dal tipo di strategia di difesa che si decide di mettere in campo, la quale, a sua volta, è il risultato del livello di conoscenza della complessa realtà di riferimento e delle tecnicalità giuridico-politiche attraverso cui pochi tecnocrati riescono a commissariare intere nazioni.

Il primo passo da fare (degli altri parleremo più avanti) è certamente quello di comprendere che anche noi facciamo parte della Troika. Questa entità è rappresentata da istituzioni dell’Ue, quindi indirettamente da tutti gli Stati aderenti. Ciò è ancor più evidente da quando la Troika si è strutturata come Mes (Meccanismo Europeo di Stabilità), visto che i soci sono proprio gli stati dell’Eurozona. A Cipro e in Spagna, non a caso, i commissariamenti sono stati realizzati direttamente dal Mes, ed è sempre tramite questa forma organizzativa che la Bce intende vincolare con specifici protocolli d’intesa (di fatto commissariamenti) gli altri Paesi in difficoltà a realizzare le riforme, come condizione necessaria per l’adesione al Quantitative Easing del programma Omt ideato da Mario Draghi.

Detto in termini più semplici, noi siamo membri della Troika, e questo vale per l’Italia, per la Grecia, per la Spagna e per tutti gli altri paesi che vi hanno aderito. Per combatterla, quindi, dobbiamo anzitutto mettere in discussione la nostra partecipazione a tale organizzazione, o quantomeno iniziare ad incidere sulle scelte che vengono poste in essere nei singoli stati via via colpiti. Come possiamo dire “no alla Troika in Grecia” e contemporaneamente essere soci di questa entità?

Stesso ragionamento ovviamente per la Grecia nei confronti di se stessa: come si può cacciare la Troika dal proprio territorio e contemporamente farne parte? Insomma, iniziamo a lottare seriamente a casa nostra, sia per aiutare noi stessi che gli altri. Non dimentichiamoci che la Troika ha già bussato alle porte di Roma, e il QE potrebbe spalancarle. Tutto questo forse poteva essere evitato se i politici avessero dato ascolto al grido di allarme lanciato diversi anni fa.