Cronaca

Enit: cosa ci fa un ingegnere nucleare a capo?

Le sventure, si sa, non vengono mai da sole. Sul turismo italiano, a livello istituzionale, ne abbiamo viste di tutti i colori negli ultimi anni. Ma mai avremmo pensato che la nuova frontiera del turismo potesse essere l’ingegneria nucleare e delle telecomunicazioni. Da lì viene infatti, come noto, Cristiano Radaelli, il commissario straordinario dell’Enit, designato un paio di mesi fa dal governo Renzi per traghettare l’ente di promozione dell’Italia verso orizzonti ancora tutti da decifrare.

Che Radaelli sia un pesce fuor d’acqua e di turismo mastichi pochi e banali concetti è emerso in tutta evidenza questo venerdì, a una iniziativa del Meeting di Cl, presenti Roberto Maroni, Giuseppe Sala, Piero Fassino e il brillante primo cittadino di Rimini Andrea Gnassi.

Siamo nel cuore della Riviera romagnola, che sul turismo campa, ne ha fatto una vera e propria industria e ha molto da insegnare al resto del paese. E giocoforza, nella sala D3 del Meeting dove ha avuto luogo il convegno, erano tanti gli addetti ai lavori presenti. Non pochi dei quali erano increduli nel sentire le poche e così scarsamente incisive parole di Radaelli. Catapultato, non si sa come, sulla poltrona di capo pro-tempore dell’Enit, quasi a voler alimentare la catena di “incidenti di percorso” che si sono verificati sulla strada per valorizzare degnamente e come meriterebbe il vero “petrolio d’Italia”.

A partire da Michela Vittoria Brambilla, la romantica ed estrema amante dei cani scelta da Berlusconi come ministro del Turismo e che ha lasciato in eredità solo sprechi. Passando per Simonetta Giordani, l’esperta di autostrade voluta da Enrico Letta come sottosegretario con delega al turismo, connotatasi per il suo alto grado di inconcludenza e poi addirittura premiata da Renzi con un posto nel cda di Ferrovie dello Stato. Non dimenticando Massimo Bray, predecessore di Dario Franceschini, uscito dal cilindro di Massimo D’Alema e artefice di un disastroso riassetto della delega al Turismo costato caro al settore.

Ma con la designazione di Cristiano Radaelli il “salto di qualità” è notevole, perché giunge ad occuparsi di turismo ai massimi livelli chi la materia non l’ha mai nemmeno lambita. Ha certo un curriculum imponente il commissario. Maturato però nei settori dell’informatica e delle telecomunicazioni, dove ha costruito il suo ricco curriculum professionale. E non è un caso che il nuovo capo dell’Enit sia stato dal 2010 presidente di Anitec – l’associazione italiana dell’industria dell’informatica, telecomunicazioni e elettronica di consumo – , dal giugno 2011 vicepresidente di Confindustria Digitale, la federazione costituita per rappresentare la filiera dell’ICT all’interno di Confidustria. E pochi mesi fa abbia costituito la Leading Kite srl, società che ambisce a “guidare le aziende nella crescita del loro business facendo leva sull’innovazione digitale applicata a 360°”.

Cosicché, anche venerdì, in sala, qualcuno si chiedeva quali potessero essere stati i motivi della cooptazione di Radaelli all’Enit. Non apparendo verosimile che il ministro Franceschini lo abbia voluto in virtù della brevissima esperienza maturata in un nuovo organismo di recente costituzione al ministero dei beni culturali. Sì, perché dopo la pomposa commissione di saggi tutta teoria e poca pratica, voluta dall’ex ministro Bray e che non ha combinato nulla, ora è la volta del TDLAB: un laboratorio del turismo digitale del Mibact, che entro il mese di ottobre avrà “il compito di definire e favorire l’attuazione della strategia digitale per il turismo in Italia”.

E in attesa della strategia digitale – a cui è immaginabile contribuirà il nuovo capo dell’Agenzia digitale, recentemente designata da Renzi tra mille polemiche – arriveranno puntuali, come ogni anni, i dati concreti sull’andamento della stagione estiva. Nella quale, osservava ieri il Codacons, l’effetto congiunto di crisi e maltempo potrebbero aver causato un danno al comparto del turismo pari a 1,5 miliardi.

@albcrepaldi