Politica

Elezioni Sardegna 2014, Cappellacci ci riprova. La sfida di Murgia e Pigliaru

Domenica 16 febbraio le urne saranno aperte fino alle 22. Si vota in un giorno solo e non ci sarà ballottaggio. Tra i candidati il governatore uscente sostenuto da Berlusconi, l'economista del Pd e la scrittrice outsider

La Sardegna va al voto, mentre a Roma il segretario del Pd Matteo Renzi rottama il premier Letta e punta a una rapida sostituzione. L’appuntamento nell’Isola è per domenica 16 febbraio, le urne questa volta saranno aperte per un’unica giornata fino alle 22. Il giorno dopo ci sarà il risultato definitivo e non ci sarà ballottaggio. Si conoscerà quindi il nome del governatore e dei 60 consiglieri regionali, non più 80, grazie ai tagli istituzionali. La carica degli aspiranti è nutrita: gli elettori, circa un milione e mezzo, potranno scegliere (anche con voto disgiunto) tra i 1.500 che puntano a un posto nell’Assemblea. Molti nomi noti, altri profani della politica. Il premio di maggioranza al candidato che raccoglierà almeno il 25% delle preferenze consegnerà il 55 % dei seggi. Una maggioranza considerata poco rassicurante.

I candidati in corsa sono in sei: l’attuale presidente Ugo Cappellacci (coalizione di centrodestra); Pier Franco Devias (Indipendentisti Fiu); la scrittrice Michela Murgia (Sardegna possibile); l’economista, ex assessore della giunta Soru, Francesco Pigliaru corre per il centrosinistra dopo la resa della vincitrice della primarie Francesca Barracciu; ci sono poi l’ex governatore ed ex deputato Pdl, Mauro Pili e Gigi Sanna (Movimento Zona Franca). La grande famiglia di sigle e partiti indipendentisti è sparpagliata praticamente in tutte le liste e coalizioni: con sfumature che vanno dall’autonomia al sovranismo. La partita comunque, dicono i sondaggi, si gioca soprattutto tra i rappresentanti dei due schieramenti: centrodestra e centrosinistra e l’outsider Michela Murgia. La sua è stata la campagna elettorale più lunga, iniziata la scorsa estate, ed è la vera novità di queste elezioni. Lei ribadisce: «Nessuna alleanza». Il voto è orfano del Movimento 5 Stelle: a gennaio il leader Beppe Grillo non ha infatti concesso l’utilizzo del simbolo ufficiale. Da mesi due fazioni erano in lotta e sono arrivate impreparate all’appuntamento elettorale, nonostante l’ottimo risultato raggiunto alle ultime politiche . A nulla è valso pure il tentativo di formare delle liste-clone, annullate per vizi di forma.

Ci sarà dunque il tesoretto dei voti dei simpatizzanti 5 stelle che difficilmente andranno alle coalizioni con partiti considerati tradizionali. E un considerevole numero di indecisi. A pochi giorni dalle elezioni in varie parti dell’Isola i cittadini hanno restituito le tessere elettorali: è successo nel Sulcis per protestare contro le tasse e il lavoro che non c’è, e soprattutto nei paesi reduci dalla terribile alluvione del 18 novembre, come Uras, che ancora attendono i risarcimenti. Oltre ai lutti e ai danni del ciclone Cleopatra però, a scuotere gli elettori c’è la crisi economica. Un immobilismo che porta alla rassegnazione o all’emigrazione. Negli ultimi 5 anni si sono persi circa 80mila posti di lavoro, con un tasso di disoccupazione al 18,6 %, secondo dati Istat. Male l’industria pesante del Sulcis, peggio l’edilizia e la piccola e media impresa con 27 imprese che chiudono ogni giorno: 3mila e 200 attività in meno negli ultimi 5 anni.  E non si salva il turismo.

Ma pesa anche un clima generale di disaffezione verso la politica e in particolare verso il Palazzo. Con l’inchiesta sui fondi ai gruppi regionali del Consiglio che vede coinvolti oltre 60 rappresentanti bipartisan dell’attuale e della passata legislatura. Ed è proprio questo il motivo della sostituzione in corsa dell’eurodeputata Pd Barracciu, perché indagata per peculato. Come del resto altri candidati poi inseriti nelle stesse liste del suo partito. La cosiddetta “questione morale” non è stata nemmeno considerata dalla coalizione del centrodestra: con un governatore che ha ancora due processi a carico. Uno per la Loggia P3 (abuso d’ufficio) e uno per il fallimento della Sept Italia (bancarotta per dissipazione e documentale). Cinque anni dopo il suo sponsor di sempre, Silvio Berlusconi è tornato in Sardegna per supportarlo, anche se con una campagna meno pressante.

Lo scontro tra Cappellacci, Pigliaru e Murgia si consuma su temi non originali: il dilemma trasporti, soprattutto via mare, con costi alti e servizi non degni di una vera continuità territoriale. Una vera guerra dei mari che irrompe nella campagna elettorale con lo spunto della sanzione Ue alla Flotta sarda voluta da Cappellacci: 10 milioni di euro per aiuti di Stato. Con battute a tema, accuse di sponsorizzazioni occulte alla Murgia da parte di Vincenzo Onorato e relative querele. C’è poi la promessa della revisione (in chiave permissiva) del Piano paesaggistico regionale, lo strumento urbanistico voluto dalla giunta Soru per tutelare coste e agro. Ha contribuito alla vittoria nel 2009 di Cappellacci, il cui esecutivo l’ha appena approvato nell’ultimo giorno disponibile del suo mandato. Nonostante l’impugnazione del Governo nazionale davanti alla Consulta e un mancato parere (indispensabile) degli uffici regionali. Una sfida agli ambientalisti e uno strappo di mano burocratico dell’ultim’ora a caccia di voti.