Politica

Elezioni europee: dare priorità ai popoli o alla finanza?

Le elezioni europee del prossimo 27 maggio assumono una portata storica. Il nostro continente, complessivamente considerato, è infatti giunto alla frutta. Dove più, dove meno, ma gravissimi fenomeni di deterioramento sociale ed ambientale sono visibili pressoché dovunque. Dalla disoccupazione, specie giovanile, al dissesto idrogeologico, all’impoverimento di settori crescenti di popolazione, al degrado dei servizi sociali e degli spazi pubblici. E non si tratta di fenomeni naturali, neanche laddove, come nel caso del dissesto idrogeologico o del mutamento climatico, sembrano tali. In ciascuno di essi è infatti visibile, con estrema chiarezza, l’impronta devastatrice delle lobby finanziarie e monopolistiche saldamente insediate a Bruxelles e dintorni.

Di fronte al processo di smobilitazione e suicidio della sinistra, del quale sono protagonisti nei vari Stati personaggi improbabili da vari punti di vista, come François Hollande, Matteo Renzi o i socialdemocratici tedeschi, è probabile, anzi si dà per scontato, che il fortissimo e sacrosanto malcontento popolare si sfogherà dando spazio a un eterogeneo amalgama di forze, approssimativamente denominato “populista” dagli ignorantissimi media. Si tratta di uno schieramento nel quale i giornalisti asserviti al potere della finanza e della casta vorrebbero infilare a forza ogni genere di forza non totalmente omogenea ai diktat delle lobby finanziarie, si tratti dei razzisti del Front national (che razzisti restano sia pure nella versione postmoderna di Le Pen figlia) ai vari gruppi antieuropei presenti, con sfumature diverse, nei vari Paesi, fino addirittura al Movimento Cinque Stelle in Italia che invece sta svolgendo, qualche sbavatura grillina a parte, un ruolo positivo di enorme importanza nella difesa e promozione della democrazia nel nostro Paese.

Processo di omogeneizzazione forzata tra forze profondamente diverse tra loro assolutamente indebito e infondato sia dal punto di vista scientifico che politico. Ma utile ai media asserviti per continuare a svolgere la loro funzione di disorientamento e paventare l’inevitabile disastro dell’Europa attuale senza spendere una parola per chiarirne le cause.

In ordine a queste ultime pare che perfino Napolitano si sia accorto del carattere distruttivo delle politiche recessive perseguite in sede europea. Una conversione forse un po’ tardiva alle ragioni dei critici di questa Europa, ma che dimostra come oramai si tratti di politiche e scelte assolutamente indifendibili. È ora di sbarazzarsene altrimenti addio Europa.

Chi salverà l’Italia e l’Europa da se stesse? Non certo gli sceicchi arabi nei quali il buon Letta, dopo averci raccontato per mesi la favoletta della ripresa imminente, sembra oggi riporre le sue striminzite speranze. L’Italia e l’Europa potranno trovare solo in se stesse le energie e le risorse, che indubbiamente non mancano, per superare l’attuale fase di crisi e demotivazione.

A condizione di riformulare il patto fondativo tra i popoli europei tenendo presenti i seguenti punti.

1. Fra gli interessi della finanza e i diritti dei popoli vanno scelti i diritti dei popoli. Esattamente il contrario di quanto fa l’Unione europea da troppi anni a questa parte.

2. Vanno riequilibrate le politiche e i poteri decisionali fra i vari Stati, rafforzando il versante mediterraneo dell’Unione e attuando una politica concertata fra i Paesi vittime più di altri del neoliberismo imperante e delle condizionalità imposte da Francoforte. 

3. La politica estera dell’Unione va impostata sui temi della pace e della cooperazione internazionale rifiutando ogni partecipazione ad avventure militari decise in sede atlantica e rigettando il nefasto ruolo neocoloniale che oggi anche Hollande dopo Sarkozy vorrebbe assumere in Africa e altrove.

4. L’Unione deve aprirsi alle migrazioni dal Sud del mondo, garantendo diritti universali a migranti e richiedenti asilo, affinché non abbiano a ripetersi tragedie come quella del naufragio di Lampedusa e molte altre analoghe, delle quali l’Unione stessa porta buona parte delle responsabilità.

L’unica forza politica in grado di sostenere a livello europeo un tale programma è la lista che si sta costruendo attorno alla candidatura del leader della sinistra greca Alexis Tsipras. È importante che anche in Italia tale lista sia costruita dando spazio adeguato alle realtà che da anni si mobilitano per i diritti dei cittadini e delle cittadine europei/e.