Cinema

La Grande Bellezza, la scaramantica e disincantata corsa verso gli Oscar

Dopo la colpevole dimenticanza del Festival di Cannes, il film si è rifatto con ampi interessi. Gli Efa, l’accoglienza entusiasta del pubblico e della critica americana, la candidatura ai Golden Globes, il viaggio anglofono (incassi record a Londra e targa ai British indipendent film awards) e soprattutto l’ingresso nella shortlist di nove titoli che precede l’appuntamento di Los Angeles

Pagato il dovuto debito alla scaramanzia e considerato il disincantato precetto di Jep Gambardella: “Sono belli i trenini delle feste, sono belli perché non vanno da nessuna parte” saremmo felici (e non per stolido sciovinismo) che tra le luci californiane del 2014 un ballo riguardasse anche il più bel film italiano da qualche anno a questa parte. Nella corsa all’Oscar (zoppa dal 1999) “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino (con il suo coraggio di volare, rischiare, giocare con alto, basso, visioni terrene e trascendente) ha ottime possibilità di esserci e il regista di alzare, il 2 marzo prossimo, i 34 centimetri della statuetta disegnata da Cedric Gibbons e realizzata all’alba degli anni ’30 dallo scultore George Stanley.

Nonostante la concorrenza, il premio dell’Accademia sarebbe il meritato tassello di una parabola che fa di Sorrentino da più di un decennio il nostro artista più originale e della sua istantanea su una decadenza irreversibile (di sentimento, contesto, scambio reciproco, vestigia cittadine di stampo universale) un’opera di cui sentiremo ancora per qualche lustro l’influenza.

Dopo la colpevole dimenticanza del Festival di Cannes, “La grande bellezza” si è rifatto con ampi interessi. Gli Efa, gli Oscar europei (quattro coccarde, trionfo, ma Sorrentino era in giuria con Scorsese a Marrakech e a Berlino non c’era), l’accoglienza entusiasta del pubblico e della critica americana (altro indiscutibile trionfo), la candidatura ai Golden Globes (si decide a metà gennaio, nelle stesse ore in cui verranno declamate le cinquine per gli Oscar) il viaggio anglofono (incassi record a Londra e altro applauso con targa ai British indipendent film awards) e soprattutto, stante il tema, l’ingresso nella shortlist di nove titoli che precede l’appuntamento di Los Angeles al Dolby Theatre. Di meglio francamente non c’è.

Nell’attesa che dopo Sean Penn, Sorrentino incontri Michael Caine, il futuro è a un passo. Tiferemo spudoratamente sperando che non diversamente da Gambardella: “Diamo sempre il meglio di noi agli sconosciuti”, al ragazzo di Napoli venga offerta la stessa occasione su un palco diverso da una terrazza con vista sul Colosseo.