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Scontri Istanbul – generazione Taksim, più forti della politica

Istanbul, piazza TaksimAnche ieri a piazza Taksim è tutto molto tranquillo, c’è un clima sereno e di festa. Si discute, si chiacchiera, vengono distribuiti volantini. A Gezi Park, cuore pulsante della rivolta, le persone stanno sedute sul prato, c’è chi fa ginnastica, chi suona. Ci sono i venditori ambulanti di mascherine antigas e di occhialini per proteggersi da eventuali nuovi attacchi della polizia, ci sono i venditori di acqua, quelli che vendono le bandiere con l’effige nazionale, o con il volto di Atatürk, il padre della patria. Sui gradini dell’Akm, il teatro che da anni la municipalità promette di restaurare e che è ancora in disuso, è stato allestito una specie di supermarket all’aperto dove viene raccolto il cibo poi distribuito gratuitamente.

I volontari del comitato Taksim Platformu raccolgono rifiuti, con fare certosino cercano di prendere anche le centinaia di mozziconi di sigaretta incastrati fra i sampietrini della piazza. Taksim è chiusa da barricate rudimentali costruite con travi di legno e tubi di ferro presi dal cantiere abbandonato dopo l’inizio della protesta. Qualcuno raccoglie i sassi e li mette in sacchetti della spazzatura per non dare pretesto ai violenti di poter fomentare il disordine, anche se, il disordine, in questi giorni, è stata una prerogativa dei poliziotti che anche ieri sera hanno fatto il solito carosello di cariche e lacrimogeni a Gümüssuyu.

La polizia ha avuto l’ordine di attaccare i manifestanti in caso di provocazione, ma dato che i ragazzi di Taksim Platformu si stanno dimostrando pacifici, sono stati infiltrati dei provocatori, presenti soprattutto a Besiktas, per fomentare la risposta poliziesca e dare addito alla violenza indiscriminata.   

Ma chi sono queste migliaia di persone che continuano a occupare la piazza? Nonostante siano presenti tutte le sigle dell’opposizione, dai maoisti dell’Hkp, al Partito dei Lavoratori, ai vari partiti comunisti, socialisti, dalle associazioni degli studenti, ai sindacati, dagli islamici anticapitalisti, al Bdp, che rappresenta il Pkk curdo in Parlamento, la protesta non si può definire politicizzata, o non solo.

È una protesta trasversale, perché a Gezi Parki ci sono soprattutto i cittadini, la società civile, che è cambiata molto rapidamente. Il capo del partito kemalista, Chp, Kemal Kiliçdaroglu, ha dichiarato: “Questa è una generazione nuova ed è diversa dalla nostra. I loro metodi sono diversi e noi dobbiamo provare a capirli. Dobbiamo cambiare le nostre politiche per avvicinarci alle loro aspettative. Le autorità dichiarano che la gente in strada viene organizzata dal nostro partito. No, non è vero. Lo dicono solo perché non riescono a capire”.

Eloquenti anche le parole del ministro della Pubblica Istruzione, Nabi Avci: “Abbiamo fatto qualcosa di incredibile, qualcosa che i partiti di opposizione non erano mai riusciti a fare. Li abbiamo uniti tutti”.   

La gente continua a riversarsi, come ogni sera, verso Taksim. I leader del movimento hanno annunciato ufficialmente che la protesta, da ieri, è diventata una festa, e fra cori e canti i manifestanti regalano fiori ai poliziotti. Oggi una delegazione di Taksim Platformu incontrerà il vice-presidente del consiglio, Bülent Arinç. Tra le richieste, oltre a fermare i lavori di rimozione del parco, ci sono le dimissioni del prefetto, il processo ai poliziotti per le violenze e la liberazione immediata per gli arrestati.