
La classifica impone ai bianconeri di evitare una sconfitta traumatica. Nel frattempo si costruisce la squadra del futuro: McKennie vicino alla firma, Vlahovic è un'incognita. E l'allenatore continua a prendere tempo
Chi ha memoria storica di calcio, si ricorderà che per Spalletti lo stadio Olimpico di Roma ha un valore particolare. E no, non si parla del suo passato in giallorosso, ma di un trascorso da avversario: era l’allenatore dell’Inter e contro la Lazio all’ultima giornata si stava giocando la qualificazione in Champions. Serviva un solo risultato, vincere, ce la fece in maniera rocambolesca: un 2-3 che permise ai nerazzurri di ottenere il quarto posto, superando proprio la Lazio per la differenza reti. Ora, la Lazio in questa narrazione non c’entra, ma l’Olimpico sì: anche se mancano 12 partite, quella contro la Roma di domenica sera per la Juventus ha il sapore quasi di uno spareggio dentro–fuori. Perché i giallorossi vincenti scatterebbero a +7 in classifica, con Como e Atalanta pronte a scavalcare i bianconeri. Trauma.
La Juve è già quinta, perdendo lo scontro diretto vedrebbe il quarto posto allontanarsi. Trauma vero, sì. Ma con altri 33 punti a disposizione, l’impresa potrebbe essere comunque possibile, prima di programmare nel migliore dei modi la prossima stagione. Anche se da questo punto di vista, la Juventus si sta già muovendo. La priorità era bloccare Yildiz ed è stato fatto. Poi, McKennie. E anche questa è cosa praticamente fatta. Nella giornata di giovedì 26 febbraio la Juventus ha firmato il prolungamento del contratto di Pinsoglio, mentre l’ufficialità di quello dell’americano potrebbe arrivare proprio dopo la Roma. O comunque nella prossima settimana. Le parti sono davvero molto vicine e nulla lascia pensare che alla fine si separeranno: McKennie si è meritato sul campo la conferma e, questa volta, non partirà dalle seconde linee per scalare posizioni in campionato. Sarebbe paradossale. O forse, più banalmente, sciocco pensarlo. Anche perché Spalletti nel suo giocatore crede molto.
Già, Spalletti. È l’ultimo vero caso spinoso che i bianconeri devono affrontare. Chiellini prima, Comolli poi continuano a dire che, alla fine, l’allenatore non si muoverà da Torino. È veramente così? Qualche dialogo c’è stato, ma non ha avuto svolte decisive. E lo stesso allenatore continua a prendere tempo, sia perché vuole prima raggiungere l’obiettivo (non scontato) della Champions, sia perché vuole capire quali eventuali garanzie gli verranno date per il futuro. Certo, rispetto a qualche settimana fa, Juventus e allenatore sembrano più vicini, nonostante l’andamento più che ondivago messo in mostra dalla squadra (forse anche per problemi strutturali). Ma tant’è: la firma non c’è ancora nonostante il pressing del club. Che spera davvero di portare a termine anche questo discorso.
Che, parallelamente, si svilupperà insieme a quello decisamente più complesso di Vlahovic. Complesso dal punto di vista economico: lo stipendio è troppo alto e le richieste non calano. La Juve un tentativo in extremis lo farà ancora, c’è un incontro in agenda previsto per le prossime settimane. Dopodiché, starà al giocatore capire se Torino sia ancora il posto giusto per lui o se valutare altre strade, soprattutto all’estero. Dove il serbo sarà particolarmente appetibile, perché senza cartellino. Non come Osimhen, che per venire in Italia costerà non meno di quei 70 milioni di euro che De Laurentiis ha fatto imporre come clausola, prima di cederlo al Galatasaray. Una clausola anti-Juve, di fatto: che il nigeriano piaccia, e che a lui piacciano i bianconeri, è cosa nota. Che si riuscirà a trovare un’intesa, invece, è decisamente ignoto. Come questo finale di stagione.