Calcio

Calcio argentino nel caos: i club fermano il campionato per le inchieste contro la Federazione. La guerra con Milei

Annunciato uno sciopero dal 5 all'8 marzo: cancellate tutte le partite, anche di prima divisione. La mossa dopo le accuse al capo dell'Afa Tapia: dietro c'è la volontà del governo di riformare le società sportive

In Argentina il calcio si ferma. Con una decisione clamorosa, i club professionistici hanno concordato uno sciopero dal 5 all’8 marzo per protestare contro quella che considerano una persecuzione giudiziaria nei confronti del capo della Federcalcio, Claudio Tapia. Il campionato si ferma per un fine settimana, ma potrebbe essere solo l’inizio. Da mesi infatti prosegue la guerra tra il presidente argentino Javier Milei e il calcio albiceleste. Dietro alle inchieste nei confronti di Tapia e dell’Afa, infatti, c’è il governo. Da tempo Milei vuole riformare lo statuto delle società calcistiche argentine (oggi società civili senza scopo di lucro) e consentire l’ingresso di Società per azioni. Un’iniziativa che si scontra tuttavia con una forte resistenza della Federcalcio e anche della maggioranza dei club argentini. Come dimostra la durissima protesta di questi giorni.

L’annuncio dello sciopero è arrivato dopo che un giudice ha convocato Tapia a testimoniare il 5 marzo in un caso in cui è accusato di appropriazione indebita di contributi previdenziali. L’indagine nasce da una denuncia presentata dall’Agenzia delle Entrate e del Controllo Doganale (Arca) che fa capo proprio al governo. Il comitato esecutivo della Lega professionistica argentina ha deliberato all’unanimità di sospendere tutte le partite di prima divisione e le altre partite di campionato dal 5 all’8 marzo “in segno di protesta contro la denuncia presentata dall’Arca”, ha annunciato l’AFA in un comunicato.

Tapia e il suo tesoriere, Pablo Toviggino, sono imputati per presunta indebita ritenzione di contributi previdenziali e altri tributi, nell’ambito di un’indagine sul mancato pagamento dei contributi previdenziali per un totale di 19 miliardi di pesos (13 milioni di dollari) tra marzo 2024 e settembre 2025. La normativa argentina prevede per questi reati pene detentive da due a sei anni. Venerdì scorso, il giudice Diego Amarante ha emesso un divieto di viaggio nei confronti di Tapia e ha convocato altri quattro funzionari per un interrogatorio all’inizio di marzo: il tesoriere Toviggino, il segretario generale Cristian Malaspina, il direttore generale Gustavo Lorenzo e l’ex presidente del Racing Club Víctor Blanco. Anche loro rischiano di venire coinvolti nel processo.

Secondo la denuncia dell’autorità fiscale, l’Afa avrebbe omesso di depositare gli importi trattenuti entro 30 giorni di calendario dalla data di scadenza, il che ha portato all’emissione e alla notifica dei relativi avvisi di addebito da parte dell’agenzia delle entrate. L’Afa ha negato l’addebito e ha dichiarato in un comunicato stampa di lunedì che “il pagamento volontario di questi obblighi fiscali è stato effettuato prima della loro scadenza“. Poco prima dell’annuncio dello sciopero, il giudice Amarante ha autorizzato Tapia a recarsi in Colombia e Brasile tra il 23 e il 28 febbraio per partecipare ad attività ufficiali. Il presidente federale è coinvolto anche in altre indagini su presunte irregolarità finanziarie legate alla società Sur Finanzas – di proprietà dell’imprenditore Ariel Vallejo e legata a doppio filo al presidente della Afa – e l’acquisto di un immobile di lusso nella provincia di Buenos Aires. Le accuse vanno dal riciclaggio di denaro al presunto occultamento di beni.