
La disciplina tanto seguita a Milano-Cortina è di fatto parente. Anzi, le bocce hanno oltre 60 milioni dii praticanti nel mondo: eppure non sono mai arrivate ai Giochi, per tre diversi motivi. Ora però è partita la campagna per il debutto a Brisbane 2032
C’è qualcosa di ipnotico nel curling, osservando una pietra che scivola sul ghiaccio verso il centro del bersaglio. Eppure, a molti italiani, questa disciplina fa venire in mente un pomeriggio al bocciodromo più che un’arena olimpica. E non è una semplice impressione: il curling nasce nella Scozia medievale come una gara di pietre fatte scivolare sul ghiaccio. Il primo riferimento scritto risale addirittura al 1541, nei registri dell’abbazia di Paisley, nel Renfrewshire. Insomma, le “bocce su ghiaccio” esistevano già cinque secoli fa. Il paragone, allora, è inevitabile. Entrambi sono giochi di precisione e strategia. Si studia l’angolo, si misura la forza, si ragiona di tattica come in una partita a scacchi. Ma mentre il curling è disciplina dei Giochi Invernali dal 1998, le bocce restano (per ora) fuori dal programma dei Giochi estivi. E dire che i numeri non mancano.
Secondo la Confédération Mondiale des Sports de Boules, i praticanti nel mondo sarebbero oltre 60 milioni. Italia, Francia, Spagna e buona parte dell’America Latina contano leghe affollate e tornei seguitissimi. In Italia, la Federazione Italiana Bocce (FIB) nel 2024 registrava tra gli 80 e 90mila tesserati. E se allarghiamo lo sguardo all’Australia, dove le bocce si giocano dal 1845, si superano i 1.800 club e quasi 2 milioni di praticanti. Allora perché non renderle una disciplina olimpica? La risposta è un intreccio di organizzazione, politica sportiva e televisione.
Il curling ha avuto una strada burocratica lineare: una sola federazione internazionale, la World Curling Federation e un fronte compatto davanti al Comitato Olimpico Internazionale. Le bocce, invece, sono un piccolo universo parallelo: Raffa, Volo, Pétanque, Lawn Bowls. Sfere diverse, superfici diverse – terra battuta, sabbia, erba – regolamenti diversi. Un mosaico affascinante, ma difficile da presentare come disciplina unica secondo i rigidi criteri olimpici. C’è poi il calendario. Il curling è perfetto per i Giochi Invernali, dove la concorrenza è meno affollata rispetto al gigantesco circo estivo dominato da sport come atletica e nuoto. Riempie una nicchia strategica, bilanciando l’adrenalina di sci e hockey con la tattica pura. Le bocce, invece, dovrebbero sgomitare tra colossi mediatici.
Infine, c’è la televisione. Curiosamente, il curling è diventato uno sport telegenico: microfoni aperti sugli atleti, urla, strategie sussurrate, lo sfregamento delle scope che ammalia il pubblico. Le bocce soffrono ancora del cliché di “gioco da pensionati”, nonostante richiedano tecnica, concentrazione e, nelle versioni più agonistiche, una notevole preparazione atletica. Eppure il treno olimpico è passato vicino. Per Parigi 2024 la Pétanque era tra le candidate finaliste, forte della sua popolarità in Francia. Alla fine il CIO ha scelto la breakdance, puntando su un pubblico più giovane.
Ma le bocce restano una colonna dei Giochi Paralimpici, disciplina tra le più strategiche e inclusive. “Continueremo a lavorare a livello internazionale”, disse nel 2023 Marco Giunio De Sanctis, ex presidente della FIB oggi presidente del Comitato Italiano Paralimpico. L’Italia ci crede. E guarda a Brisbane 2032 con un moderato ottimismo. Per Los Angeles 2028 gli spazi sembrano già occupati: lacrosse, flag football, squash, il ritorno di baseball e softball, nonché l’esordio del cricket, fortissimo sui mercati televisivi. Ma proprio Brisbane potrebbe essere l’occasione giusta. World Bowls e la federazione australiana hanno lanciato la campagna “Bowls for Brisbane 2032”, sostenuta da 60 Paesi. L’obiettivo? Dimostrare che le bocce uniscono tradizione, inclusione e impatto sociale. Certo, la concorrenza è agguerrita. Anche il padel sogna i cinque cerchi. Ma la sensazione è che, tutto sommato, il mondo delle bocce abbia buone carte da giocare. Perché se è vero che il curling è spettacolare, moderno e ben confezionato, è altrettanto vero che le bocce parlano una lingua universale: quella del gesto semplice che diventa arte. Dal ghiaccio scozzese del Cinquecento ai campi assolati dell’Outback australiano, la sfida è sempre la stessa: avvicinarsi il più possibile al bersaglio. E forse, prima o poi, quel bersaglio avrà cinque cerchi colorati attorno.