
L'ultima sfida di Time-care è sfruttare gli smartwatch per individuare un arresto cardiaco prima che si avvertano i sintomi
Lo smartwatch potrebbe intercettare un arresto cardiaco prima che si avvertano i suoi sintomi, anticipando in questo modo le cure e aumentando così le chance di sopravvivenza. È quello che promette Time-care, l’ambizioso progetto di ricerca che vede alleati l’Irccs Ospedale San Raffaele e il Politecnico di Milano. L’obiettivo è ambiziosissimo: trasformare i comuni smartwatch […]
Lo smartwatch potrebbe intercettare un arresto cardiaco prima che si avvertano i suoi sintomi, anticipando in questo modo le cure e aumentando così le chance di sopravvivenza. È quello che promette Time-care, l’ambizioso progetto di ricerca che vede alleati l’Irccs Ospedale San Raffaele e il Politecnico di Milano. L’obiettivo è ambiziosissimo: trasformare i comuni smartwatch in sentinelle capaci di prevedere un arresto cardiaco prima che accada, ribaltando completamente il concetto di soccorso.
In cardiologia esiste una regola ferrea: il tempo è vita. In caso di arresto cardiaco, ogni minuto che passa senza un intervento riduce drasticamente le possibilità di sopravvivenza. Time-care punta ad agire prima del “minuto zero”. L’intuizione dei ricercatori, guidati da Tommaso Scquizzato, è che il cuore non si fermi quasi mai senza preavviso. Semplicemente, finora non avevamo gli strumenti per ascoltare i suoi sussurri. “Il corpo cambia prima che il paziente se ne accorga davvero”, spiega Scquizzato a Il Corriere. “Quello che cerchiamo è la traiettoria del dato: modifiche sottili e progressive nei pattern elettronici nei trenta giorni precedenti all’evento”, aggiunge.
Il progetto, finanziato dai fondi Pnrr, non mira a creare nuovi ingombranti macchinari. L’idea è geniale nella sua semplicità: sfruttare ciò che già portiamo al polso. Quindi si utilizzano i cosiddetti “Big Data”, cioè l’analisi massiva di dati provenienti da utenti sani e pazienti cardiopatici. Poi l’Intelligenza artificiale: algoritmi avanzati capaci di scovare l’anomalia statistica nel rumore della quotidianità. E piattaforme che supportano i soccorritori nel riconoscimento dell’evento e nella guida alla rianimazione cardio polmonare (Rcp). Per capire cosa succede esattamente durante un collasso, i ricercatori hanno analizzato 127 video di arresti cardiaci reali (dal 1984 al 2025) registrati da telecamere a circuito chiuso o smartphone. I risultati sono rivelatori: nel 98% dei casi esistono segni prodromici — come rallentamenti dell’attività o movimenti anomali del capo — che durano pochissimi secondi prima della caduta. Intercettare questi segnali tramite i sensori di movimento e di frequenza cardiaca dello smartwatch potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte.
L’impatto sociale potrebbe essere enorme. In Italia, l’arresto cardiaco colpisce circa 57.000 persone ogni anno, rappresentando il 10% dei decessi totali. La sfida di Time-care è ora quella di affinare gli algoritmi per evitare i “falsi positivi” (l’inutile allarmismo) e garantire un monitoraggio discreto ma costante. “Il nostro obiettivo non è trasformare tutti in pazienti, ma dare una possibilità in più a chi è davvero a rischio”, dichiara Scquizzato. “Se riusciamo ad anticipare anche solo una parte degli arresti cardiaci extra-ospedalieri, l’impatto sulla salute pubblica sarebbe enorme”, conclude.