
Il fulcro del risarcimento riguarda i finanziamenti al gruppo Maiora dell’imprenditore di Noci Vito Fusillo, a cui fu dato credito seguendo "prassi patologiche" contribuendo alla disastrosa situazione patrimoniale emersa nel 2019
Il tribunale civile di Bari ha condannato i vertici dell’allora Banca popolare di Bari – Marco Jacobini, ex presidente e dominus dell’istituto e il figlio Gianluca, ex vicedirettore generale – insieme ad altri 11 ex amministratori, tre ex sindaci e la società di revisione PricewaterhouseCoopers, a pagare 122 milioni di euro: sono ritenuti responsabili della […]
Il tribunale civile di Bari ha condannato i vertici dell’allora Banca popolare di Bari – Marco Jacobini, ex presidente e dominus dell’istituto e il figlio Gianluca, ex vicedirettore generale – insieme ad altri 11 ex amministratori, tre ex sindaci e la società di revisione PricewaterhouseCoopers, a pagare 122 milioni di euro: sono ritenuti responsabili della gestione che ha portato al crac dell’istituto di credito. Secondo Gazzetta del Mezzogiorno, Corriere del Mezzogiorno e Repubblica, i due Jacobini potranno rispondere per una somma fino a 109 milioni. Condannato a pagare anche l’ex amministratore delegato Giorgio Papa. “La sentenza del tribunale conferma ancora una volta il diritto dei 70mila soci a essere anch’essi ristorati”, commentano le associazioni AssoAzionistiBPB e Comitato indipendente azionisti BPB. “Nessuna colpa e responsabilità è infatti ascrivibile alla fiducia riposta dagli azionisti nell’investimento operato, perché oggi è nuovamente acclarato che furono gli amministratori a violare norme e leggi che poi hanno portato al dissesto la Popolare”.
Il fulcro del risarcimento riguarda i finanziamenti al gruppo Maiora dell’imprenditore di Noci Vito Fusillo, che era esposto con la banca per 160 milioni. Il tribunale ha riscontrato una responsabilità esclusiva degli Jacobini e dell’ad Papa, che non vennero mai contrastati dalla “debole iniziativa del nuovo consiglio” di amministrazione nominato dopo l’ispezione del 2018. Un rapporto “duraturo”, quello con Maiora, nel quale i tre vertici della banca sono responsabili – secondo quanto riportato dalla stampa – di “distorsioni informative e dell’occultamento dei dati” ai consiglieri non esecutivi, “a causa delle prassi patologiche con cui in concreto agivano, in violazione della stessa regolamentazione della Banca, i componenti del Comitato crediti, coordinato da Gianluca Jacobini, con la presenza di Marco Jacobini e con il consenso pienamente consapevole dell’amministrato re delegato Giorgio Papa”.
Secondo i giudici, la disastrosa situazione patrimoniale emersa con l’amministrazione straordinaria del 2019 è figlia di prassi imprudenti nella concessione di fidi e tecniche contabili volte a mascherare la reale rischiosità delle esposizioni.