
A dirlo è l’ultimo aggiornamento del Rapporto della Ragioneria generale dello Stato, che si basa sul meccanismo automatico di adeguamento alla speranza di vita. Per la pensione anticipata 43 anni e 4 mesi di contributi
Nuova grana sul fronte della previdenza per la maggioranza che aveva promesso di “cancellare la Fornero” e si è invece ritrovata a stringere ulteriormente le maglie per l’uscita dal lavoro. Dal 2029, se non si interverrà per legge, per andare in pensione serviranno tre mesi in più. L’età di vecchiaia salirà a 67 anni e […]
Nuova grana sul fronte della previdenza per la maggioranza che aveva promesso di “cancellare la Fornero” e si è invece ritrovata a stringere ulteriormente le maglie per l’uscita dal lavoro. Dal 2029, se non si interverrà per legge, per andare in pensione serviranno tre mesi in più. L’età di vecchiaia salirà a 67 anni e 6 mesi. A dirlo è l’ultimo aggiornamento del Rapporto della Ragioneria generale dello Stato, che si basa sul meccanismo automatico di adeguamento alla speranza di vita.
Il rapporto “Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario 2025” spiega che dal 1° gennaio 2029 i requisiti per l’accesso alla pensione dovranno aumentare di tre mesi. In concreto, per la pensione di vecchiaia (con almeno 20 anni di contributi) servirebbero 67 anni e 6 mesi, mentre per la pensione anticipata 43 anni e 4 mesi di contributi (un anno in meno per le donne). Uno scenario peggiorativo rispetto a quello delineato solo pochi mesi fa, nel precedente aggiornamento del Rapporto, che ipotizzava un incremento limitato a due mesi.
La Ragioneria mette le mani avanti, precisando che “gli adeguamenti effettivamente applicati risulteranno quelli accertati dall’Istat a consuntivo“. Ma il trend è già chiaro: secondo i dati Istat aggiornati nel 2024, la speranza di vita a 65 anni – parametro chiave per l’innalzamento dei requisiti – ha raggiunto quota 21,3 anni, il valore più alto dall’inizio delle serie storiche (2002). Ed è proprio su questo dato che si innesta la nuova stretta.
Dal 2019 l’età per la pensione di vecchiaia è ferma a 67 anni, mentre per l’anticipata il requisito è 42 anni e 10 mesi (41 e 10 per le donne). Ma dal 2027 scatterà di nuovo l’aggancio biennale alla speranza di vita. L’ultima legge di Bilancio ha già certificato il primo passo: un mese in più nel 2027 e altri due mesi dal gennaio 2028. Il Rapporto ora segnala che dal 2029 arriverà un ulteriore step. Non solo. Guardando oltre il 2029, la Ragioneria – che proietta l’andamento dei requisiti fino al 2084 – stima un altro aumento di due mesi dal 2031 e di un mese dal 2033.
Sullo scarto tra slogan e numeri è esploso lo scontro politico. “Altro che blocco dell’aumento dell’età pensionabile: i fatti dimostrano esattamente il contrario”, attacca la segretaria confederale della Cgil Lara Ghiglione, chiedendo di “fermare per legge il meccanismo automatico” e aprire un confronto vero su una riforma complessiva del sistema. Sulla stessa linea la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola, che invoca “un tavolo di confronto stabile” su flessibilità in uscita, pensioni di garanzia per giovani e donne e previdenza complementare.
Nel frattempo la questione arriva in Parlamento. Il Pd ha ottenuto la discussione di una serie di mozioni sul tema previdenziale. “Vedremo chi fa sul serio”, incalza il deputato dem Arturo Scotto, chiedendo uno stop chiaro all’adeguamento automatico. Dal Movimento 5 Stelle la richiesta è di una presa di posizione immediata: “I ministri Giorgetti e Calderone dicano chiaramente cosa intendono fare, senza scorciatoie né rinvii”, afferma la deputata Valentina Barzotti.