Fatti a motore

Daytona apre il 2026 endurance, IMSA lancia la sfida del WEC al motorismo sportivo

Tra prototipi e GT debutta la Ferrari 296 GT3 Evo, saluta la Lamborghini Huracán e prende forma il calendario tra Qatar, Imola, Le Mans e Spa

Mancano poche ore prima che il sipario si alzi sulla stagione endurance 2026. Come sempre, il primo teatro che accoglierà le sfide tra i costruttori è quello del campionato IMSA in America. Daytona: ventiquattr’ore ininterrotte nel nord della Florida, traffico da metropoli notturna e fari che tagliano l’asfalto. La 24 Ore non è soltanto la […]

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Mancano poche ore prima che il sipario si alzi sulla stagione endurance 2026. Come sempre, il primo teatro che accoglierà le sfide tra i costruttori è quello del campionato IMSA in America. Daytona: ventiquattr’ore ininterrotte nel nord della Florida, traffico da metropoli notturna e fari che tagliano l’asfalto. La 24 Ore non è soltanto la gara che apre l’anno: è il luogo dove le parole “resistenza” e “innovazione” diventano concrete e verificabili sul campo.

Per le case auto, infatti, l’endurance non è spettacolo fine a sé stesso. In nessun altro tipo di competizione un’auto deve dimostrare così a lungo, e con una severità così brutale, che la prestazione può convivere con l’affidabilità. Le gare di durata servono proprio a questo: mettere sotto stress materiali, elettronica, sistemi di raffreddamento, freni, gomme, sensori, software. E soprattutto farlo nel contesto più complesso possibile, cioè nel traffico reale di categorie diverse, con differenze di velocità enormi tra prototipi e GT. È qui che nasce la tecnologia che poi ritroveremo, in forme diverse, sulle nostre vetture di tutti i giorni.

In più c’è un elemento che nell’endurance conta quasi quanto la velocità: la ripetibilità. Non basta un giro perfetto, serve una prestazione costante, per ore, in condizioni variabili. È il motivo per cui queste gare sono considerate una palestra industriale: ogni novità deve funzionare non “una volta”, ma sempre. Una logica molto più vicina alla vita reale rispetto allo sprint.

Nelle notti dell’endurance la sicurezza è diventata un tema centrale, quasi un personaggio. Tecnologie come il Collision Avoidance System di Bosch raccontano perfettamente questa evoluzione: sistemi di supporto che, attraverso sensori e logiche di segnalazione, aiutano a gestire situazioni di rischio e sorpassi nel momento più delicato, quando stanchezza e visibilità ridotta aumentano la probabilità dell’errore. Un angelo custode elettronico che non serve a “far correre meno”, ma a far correre meglio, più lucidi e più protetti.

Accanto alla sicurezza c’è la transizione energetica. L’endurance è diventata la disciplina dove la gestione dell’energia conta quanto la velocità pura, e non è un caso che qui si sperimentino soluzioni ibride e componenti ad alta efficienza. Anche questo è un ponte diretto tra pista e strada: non teoria, ma pratica, validata gara dopo gara.

Daytona, quest’anno, è anche una passerella tecnica e simbolica. Ferrari porta in pista il debutto mondiale agonistico della 296 GT3 Evo, con una presenza numericamente importante già dal Roar Before the 24: sei vetture iscritte ai test, divise tra GTD Pro e GTD, con diversi piloti ufficiali. Un modo chiarissimo di dire che viene a misurarsi, e a farlo con un prodotto nuovo.

Allo stesso tempo, lo speedway della Florida segna la fine di un’epoca Lamborghini: sarà l’ultima gara della Huracán prima del debutto della Temerario a Sebring. Anche qui il cerchio si chiude in modo perfetto, perché la Huracán debuttò proprio qui nel 2016 e costruì qui una parte della propria leggenda, arrivando a vincere per tre anni consecutivi, dal 2018 al 2020. Una striscia che in classe GTD nessun costruttore aveva mai firmato.

Nel frattempo, anche la sostenibilità smette di essere slogan e diventa ingegneria. Il debutto in IMSA delle nuove coperture Michelin, già in linea con quanto visto nel mondiale WEC, è una fotografia nitida: maggiore durata, minore impatto ambientale, ricerca sui materiali. Nelle gare endurance la gomma non è un accessorio, è strategia, riduzione dei pit-stop e quindi riduzione di risorse.

Da questa notte americana, quella tra il 24 e il 25 gennaio, la stagione si allarga al resto del mondo. Il mondiale WEC accende i motori con il Prologo ufficiale il 22 e 23 marzo e poi con la 1812 km del Qatar a Losail il 28 marzo. Da lì il campionato arriva in Italia con la 6 Ore di Imola il 19 aprile. La 24 Ore di Le Mans si correrà il 13 e 14 giugno.

Mentre il WEC costruisce la sua narrativa mondiale, il GT World Challenge Europe prepara il proprio vertice: la 24 Ore di Spa, si correrà dal 24 al 28 giugno. Italia protagonista con Monza con l’Endurance Cup dal 29 al 31 maggio, mentre tappa Sprint a Misano dal 17 al 19 luglio.