Cronaca

“Siamo vittime anche noi. Non ho colpe, sulla sicurezza ho fatto tutto quello che dovevo fare”, lo scaricabarile dei Moretti

Un rimpallo di responsabilità che chiama in causa Comune, dipendenti e fornitori in dieci ore di interrogatorio e una linea difensiva aggressiva. "Hanno tutti colpe tranne lui", sintetizza l’avvocato Romain Jordan, che rappresenta una ventina di famiglie

Dieci ore di interrogatorio, una linea difensiva aggressiva e un rimpallo di responsabilità che chiama in causa Comune, dipendenti e fornitori. “Siamo vittime anche noi” ha detto Jacques Moretti, patron della discoteca Constellation di Crans-Montana distrutta dall’incendio della notte di Capodanno, nell’interrogatorio davanti ai magistrati vallesani per il secondo interrogatorio da indagato. È accusato, insieme […]

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Dieci ore di interrogatorio, una linea difensiva aggressiva e un rimpallo di responsabilità che chiama in causa Comune, dipendenti e fornitori. “Siamo vittime anche noi” ha detto Jacques Moretti, patron della discoteca Constellation di Crans-Montana distrutta dall’incendio della notte di Capodanno, nell’interrogatorio davanti ai magistrati vallesani per il secondo interrogatorio da indagato. È accusato, insieme alla moglie Jessica Maric, di omicidio, lesioni e incendio dolosi per una strage che ha causato 40 morti e 116 feriti.

Lo scaricabarile

“Non ho colpe, sulla sicurezza ho fatto tutto quello che dovevo fare” ha ripetuto più volte Moretti, rispondendo senza sottrarsi alle domande di inquirenti e avvocati delle parti civili. Un’audizione fiume, durata quasi dieci ore, interrotta solo quando l’imprenditore ha chiesto di fermarsi: “In carcere non mangio e non dormo, sono stanchissimo. Non me la sento di proseguire domattina”. La procuratrice ha accolto la richiesta: l’interrogatorio riprenderà in una data ancora da fissare. Oggi, invece, toccherà alla moglie Jessica.

Nel ricostruire quanto accaduto, Moretti ha sostanzialmente confermato la strategia difensiva anticipata dai suoi legali: le responsabilità, sostiene, non sono sue. Sul fronte della sicurezza punta il dito contro il Comune di Crans-Montana. “Non potevo immaginare nulla di simile, tutti i controlli erano andati bene”, ha dichiarato, facendo riferimento alle tre ispezioni comunali concluse senza rilievi sostanziali, se non prescrizioni minime.

“Tutta colpa dello staff e del Comune”

Quanto alle scintille che avrebbero innescato il rogo, Moretti scarica invece la colpa sul personale. Le bottiglie di champagne con le candele pirotecniche, portate in sala sulle spalle dei camerieri, “erano una prassi dello staff: non era una mia iniziativa, ma non l’ho mai proibita”. Una versione identica a quella fornita nel primo interrogatorio dalla moglie.

Nei giorni scorsi la famiglia di Cayne Panine, la cameriera con il casco morta nel rogo, è intervenuta più volte per contrastare lo scaricabarile dei Moretti sulla 24enne. E comunque questa versione è stata smentita da un’altra cameriera che invece è sopravvissuta: Louise Leguistin ha dichiarato a verbale agli inquirenti che era Jessica a chiedere di andare a prendere caschi e travestimenti. Due versioni contrastanti e nun dettaglio tutt’altro che marginale, dal momento che l’ipotesi investigativa principale indica proprio una candelina pirotecnica come causa dell’incendio, dopo il contatto con i pannelli fonoassorbenti in schiuma installati sul soffitto.

Non ignifughi e montati dallo stesso Moretti. Che però anche su quei materiali Moretti respinge ogni addebito: “Li ho acquistati specificando che erano destinati a un locale pubblico. Nessuno mi ha mai detto che fossero infiammabili”. E aggiunge: “Durante i controlli nessuno ha mai contestato quei pannelli”. La sedia che ostruiva una via di fuga? “L’ha spostata un cliente il giorno prima». La porta al piano terra trovata chiusa a chiave? “Era chiusa, sì, ma non so perché. E comunque non era un’uscita di sicurezza, solo una porta di servizio”.

Oggi è il turno di Jessica Maric

Una frase, in particolare, ha irritato i legali delle famiglie delle vittime: “Anche noi siamo vittime di quanto è successo”, ha detto Moretti, salvo poi precisare: “Non sullo stesso piano dei morti e dei feriti, ma soffriamo profondamente anche noi”. Per gli avvocati di parte civile, l’interrogatorio di ieri ha avuto l’effetto opposto rispetto a quello auspicato dalla difesa. “Hanno tutti colpe tranne lui”, sintetizza l’avvocato Romain Jordan, che rappresenta una ventina di famiglie.

Jessica Moretti, sottoposta al solo obbligo di firma ogni tre giorni, ha potuto assistere all’interrogatorio del marito e stargli accanto durante le pause: è il primo contatto diretto tra i due dal momento dell’arresto. La donna attende ora la decisione del tribunale sull’istanza di scarcerazione del marito dietro cauzione di 200 mila franchi, somma che – secondo alcune fonti legali – sarebbe già stata depositata da un amico rimasto anonimo.

L’inchiesta

Intanto l’inchiesta prosegue su più fronti. La procura valuta una simulazione virtuale dell’incendio per ricostruirne la propagazione, affidata a esperti dell’Istituto forense di Zurigo e dello Swiss Safety Center. Parallelamente si approfondisce la situazione patrimoniale dei Moretti: dai documenti emerge che sul loro conto Ubs, il 31 dicembre, c’erano appena 493 franchi, a fronte di oltre 1,3 milioni di franchi di ipoteche sulla casa. Una cifra oggettivamente incompatibile con qualsiasi attività commerciale o imprenditoriale. In Italia, nel frattempo, continuano le autopsie sulle giovani vittime. L’esame sul corpo di Emanuele Galeppini, sedicenne campione di golf genovese, ha accertato che la morte è avvenuta per asfissia. Oggi prossimi giorni toccherà a Chiara Costanzo e Achille Barosi. Tasselli che si aggiungono a un mosaico giudiziario ancora lontano dall’essere completo.