Giustizia

La riforma Nordio renderebbe una parte di magistratura dipendente dalla politica: si poteva agire diversamente

Facciamo un esempio. Un pm sta conducendo in una certa città un’indagine sui neofascisti e questo infastidisce il governo. I membri “politici” del Csm potrebbero proporre il suo trasferimento

di Fabio Selleri

Ancora più della separazione delle carriere, l’obiettivo della riforma Nordio sembra essere l’adozione del metodo del sorteggio per la designazione dei componenti del Consiglio superiore della magistratura. Questo priverebbe i magistrati della possibilità di scegliere i propri rappresentanti e di conseguenza renderebbe impraticabile l’attività associazionistica, marginalizzando il ruolo dell’Anm e delle sue correnti.

La concezione del magistrato-burocrate solo, isolato dai suoi colleghi e dalla società, in fondo non è nuova: nel ventennio l’Associazione generale magistrati italiani, precedente denominazione dell’Anm, fu perseguitata e costretta allo scioglimento da Mussolini.

La questione di fondo è il vecchio dilemma: un magistrato può avere posizioni politiche? Dipende. La parola “politica” può avere due significati. Il primo, spregiativo, si riferisce ai rapporti intrattenuti con i partiti e i potenti di turno per ottenere vantaggi personali. Il secondo, nobile, rappresenta una visione della società che porta un cittadino a impegnarsi per il raggiungimento di obiettivi nell’interesse generale e nel rispetto dei propri valori etici. Forse è arrivato il momento di trovare parole distinte per esprimere due concetti così diversi. E, nella seconda accezione, la politica è perfettamente compatibile col ruolo del magistrato.

La riforma Nordio scinderebbe in due il Csm e ognuno dei due nuovi organi sarebbe così costituito: un terzo di membri sorteggiati da un elenco predisposto dal Parlamento; due terzi di membri sorteggiati fra tutti i magistrati.

Non può sfuggire che il primo gruppo è sostanzialmente di nomina politica e quindi è legato alla maggioranza di governo, come già accade ora, mentre il secondo gruppo sarebbe in futuro costituito da magistrati senza alcun rapporto associativo e perciò in posizione di debolezza, anche se formalmente maggioritari.

Facciamo un esempio. Un pm sta conducendo in una certa città un’indagine sui neofascisti e questo infastidisce il governo. I membri “politici” del Csm potrebbero proporre il suo trasferimento, mettendo sul tavolo un argomento a cui sarebbe difficile opporsi: i nostri referenti di governo hanno il potere di tagliare i fondi al Tribunale di quella città. Cari consiglieri sorteggiati, come votate ora?

Questo non è molto coerente con la visione del magistrato puro e apolitico ventilata dai sostenitori del Sì. Se i promotori della riforma sono così spaventati dai legami fra politica e magistratura, dalle manovre consociative e dal “fattore Palamara”, avrebbero dovuto abolire anche la quota di consiglieri selezionati dal Parlamento. Sorteggio per tutti. Così invece le correnti non verranno eliminate: ne resterà solo una, onnipotente e incontrastata.

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