Cronaca

“Sete di verità e giustizia”. A Bologna, Roma, Milano, Genova e Lugano i funerali delle vittime di Crans-Montana

Compagni di scuola, familiari e istituzioni uniti nel dolore, mentre restano aperti interrogativi sulle cause della tragedia. La famiglia di Emanuele Galeppini ha espresso forti dubbi sulle circostanze della morte del figlio

“Sete fi verità e giustizia”. Centinaia di giovani, familiari e autorità si sono raccolti nelle chiese di Bologna, Roma, Milano e Lugano per dare l’ultimo saluto a cinque dei ragazzi che hanno perso la vita nella tragedia del locale svizzero Le Constellation a Crans-Montana, la notte di Capodanno. Le famiglie chiedono chiarezza sulle cause che hanno portato le vite dei figli a essere inghiottite dal fumo e dalle fiamme del locale che – tra carenze di misure di sucrezze e assenza di controlli – si è trasformato in una trappola per i presenti. “Non sono un tecnico, ma desidererei che l’Italia si costituisse parte civile” ha detto Andrea Costanzo, padre di Chiara, al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, a margine del funerale. “Ora penso a piangerlo, poi confido che la giustizia sia fatta” ha detto la madre di Giovanni Tamburi.

Bologna

A Bologna, nella Cattedrale metropolitana di San Pietro, la comunità si è riunita per il funerale del 16enne. Una folla di giovani, molti dei quali compagni di scuola del liceo Righi, ha circondato la famiglia del ragazzo. Lacrime e abbracci di consolazione nel giorno in cui il Comune ha indetto il lutto. Tra i presenti alla cerimonia, in prima fila, le autorità locali: il sindaco di Bologna Matteo Lepore, il presidente della Regione Michele de Pascale, e le ministre Anna Maria Bernini e Lucia Borgonzoni, a testimoniare la vicinanza dell’intera città e del governo in questo momento di immenso dolore. “Ho perso un pezzo di vita, ma devo andare avanti per gli altri figli. Ora penso a piangerlo, poi confido che la giustizia sia fatta” ha detto la madre del giovane.

“Oggi Giovanni è come una stella del cielo illuminato dalla luce di Dio. Splenda a lui la luce che non finisce, riposa in pace, caro Giovanni – ha scritto nel suo messaggio il cardinale Matteo Zuppi – Carissimi fratelli e sorelle purtroppo non posso essere fisicamente presente questa mattina a dare l’ultimo saluto a Giovanni. Lo sono con amore addolorato e con intima comunione. Dare l’ultimo saluto: sembra incredibile pensando alla bellezza della vita e alla bellezza della vita che Giovanni aveva e donava ed è così perché siamo fatti per vivere”. Poi, prosegue Zuppi, “il pensiero si allarga ai giovanissimi amici di Giovanni travolti nel rogo ai tanti che ne porteranno a lungo le ferite, al capotreno ucciso l’altra sera qui a Bologna. Sento l’unica consolazione nella luce tenera del Natale. E di quell’astro del cielo che l’enormità insondabile del cielo abbiamo celebrato scendere sulla terra accettando la debolezza e il limite umano la nostra sofferenza, la nostra morte”.

Roma

A Roma, si è svolto il funerale di Riccardo Minghetti, anche lui 16 anni. Il suo feretro è arrivato nella basilica dei Santi Pietro e Paolo all’Eur, accolto da una folla di amici e compagni che lo hanno salutato in silenzio, commossi e addolorati. Sulla bara chiara, tra le corone di fiori bianchi, sono stati poggiati tre gigli bianchi. Tra i partecipanti alla cerimonia, oltre ai familiari e amici stretti, anche rappresentanti istituzionali come il ministro dello Sport Andrea Abodi e il ministro della Salute Orazio Schillaci, insieme al sindaco di Roma Roberto Gualtieri.

“Riccardo aveva un cuore grande, tenero e gentile, dietro la sua ironia e l’irrequietezza nascondeva una profonda sensibilità. Ci ha fatto faticare, ma era buono” ha detto la mamma Carla. Con compostezza dolce, ricorda: “Negli ultimi giorni a Crans era felice, stava diventando un bell’uomo, in tutti i sensi. Signore, ti affidiamo lui e gli altri, preghiamo per tutti. E un abbraccio speciale a Manfredi che ho visto nascere. Speriamo guarisca presto”.

“La vostra presenza qui oggi è il segno di quanto Riccardo ha fatto nella sua breve vita, con la sensibilità, il suo grande cuore, l’entusiasmo di vivere, aveva sempre una parola per tutti, donandosi con generosità – ha detto il papà Massimo – Il nostro cammino con Riccardo è stato pieno di bellissimi momenti, anche in quelli difficili l’amore ha sempre prevalso. Porteremo sempre nel cuore i momenti con lui. Immagino che lassù si sarà già organizzato con gli altri, ma non ricordate solo loro, ma tutte le 40 vittime. Un pensiero agli amici e ai compagni di scuola – ha concluso – continuate a vivere con lo stesso entusiasmo e la stessa passione di Riccardo”.

Milano

Milano si è stretta nel dolore per la scomparsa di Chiara Costanzo e Achille Barosi. In segno di cordoglio e di partecipazione al lutto delle famiglie, il sindaco Giuseppe Sala ha proclamato il lutto cittadino. I funerali dei due ragazzi si sono svolti nel pomeriggio, alle 14.45, in due basiliche simbolo della città. La cerimonia funebre di Chiara Costanzo nella basilica di Santa Maria delle Grazie, quella di Achille Barosi nella basilica di Sant’Ambrogio. Città, amici e istituzioni hanno potuto così partecipare in modo corale all’ultimo saluto.

Per Chiara, l’omaggio è stato organizzato nella cappella del Collegio San Carlo, luogo di raccoglimento per compagni di scuola, docenti e amici. La camera ardente di Achille è stata invece predisposta nella basilica di Sant’Ambrogio, dove oggi si svolgeranno i funerali. Il lutto cittadino proclamato dal Comune prevede bandiere a mezz’asta sugli edifici pubblici e un invito alla sobrietà durante le iniziative istituzionali, come segno tangibile della partecipazione di Milano a una tragedia che ha colpito l’intera comunità. Un ulteriore momento di raccoglimento è previsto per giovedì 9 gennaio all’interno del liceo Moreschi, frequentato da Chiara Costanzo, che ha organizzato una commemorazione aperta all’intera comunità scolastica.

“Noi siamo stati abbracciati da tutta Italia, abbiamo tutti sete di verità e che queste cose non succedano mai più – ha detto Andrea Costanzo padre di Chiara – Ricordiamoci di fare rivivere Chiara come gli altri giovani in un mondo pieno, perché Chiara aveva voglia di vita ed è stata costretta troppo presto a rinunciare ai suoi sogni. Ma nessun ragazzo deve farlo. L’Italia ha dimostrato umanità e sensibilità veramente notevoli, però adesso è ora di dimostrare professionalità ed efficienza e scoperchiare tutto quello che c’è”. “Non sono un tecnico, ma desidererei che l’Italia si costituisse parte civile” ha detto a fine cerimonia l’uomo.

“L’unica cosa che posso dire è che ci vuole solamente tanta fede e tanto amore ed essere vicini, è l’unica medicina che possiamo avere gratis per non cercare di sprofondare nella disperazione. Noi abbiamo tanto amore e tanta fede e questo ci tiene in piedi – ha detto Osvaldo Barosi, nonno di Achille – Hanno detto che Achille è tornato dentro per recuperare il telefono. Tutte balle, sono tutte balle ma poi ognuno ha la sua versione e io là non c’ero”.

Genova

La famiglia di Emanuele Galeppini, giovane campione di golf anch’egli vittima della tragedia, ha espresso forti dubbi sulle circostanze della morte del figlio. Nonostante il corpo di Emanuele non mostri segni evidenti di ustioni e non sembri essere stato colpito direttamente dall’incendio, la famiglia ha chiesto urgentemente chiarimenti alle autorità svizzere. Il legale della famiglia, Alessandro Vaccaro, ha richiesto l’autopsia sul corpo, ma al momento non ha ricevuto risposta dalle autorità svizzere.

Non è ancora chiaro se Emanuele sia morto all’interno del locale o se, come temono i familiari, sia stato colpito da una fuga di gas. In seguito alla mancanza di risposte, è possibile che venga presentato un esposto alla Procura di Roma, competente per i reati commessi all’estero nei confronti di cittadini italiani. I funerali verranno celebrati giovedì 8 a Genova. Per volontà e richiesta dei genitori non è stata nota la chiesa dove verranno svolte le esequie. La camera ardente allestita nella cappella della chiesta dei frati cappuccini all’interno del Policlinico San Martino resterà aperta anche oggi.

Lugano

Si sono celebrati nella cattedrale di Lugano i funerali di Sofia Prosperi, la 15enne italosvizzera studentessa dell’International School di Fino Mornasco, nel Comasco. “Il pensiero – ha detto il vescovo di Lugano Alain de Raemy, in una chiesa gremitissima di ragazzi, molti dei quali stringevano una rosa bianca – va a tutti gli altri giovani che condividevano con lei la festa di capodanno e a tutti i giovani colpiti ogni giorno dalle bombe delle guerre, da malattie incurabili, dalla disperazione del suicidio, sulle strade, sul lavoro, divorati dalla fame nell’indifferenza generale, ai giovani della strage di Crans-Montana, a chi è rimasto ferito, a chi è rimasto traumatizzato, ai defunti, ai soccorritori, ai medici, a tutti i genitori e al caro amico di Sofia, Lorenzo (canturino, 15 anni, compagno di scuola di Sofia e tuttora ricoverato all’ospedale Niguarda con ustioni sul 40% del corpo, ndr)”. “Tutto in noi oggi dice di no: no, non ce la facciamo, non è vero, non si può morire a 15 anni. Ma oggi Sofia vive uno sconvolgente sì, il più grande della sua vita, una vita piena ed eterna. Il più grande e bel viaggio mai immaginato” .

Un minuto di silenzio

In tutta Italia, le scuole hanno osservato un minuto di silenzio per commemorare le vittime della strage. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, presente anche all’istituto artistico delle Orsoline, ha espresso la sua vicinanza ai genitori e ai compagni dei ragazzi morti: “Oggi è il momento del cordoglio, della vicinanza ai genitori e ai compagni dei giovani che sono morti, un pensiero anche ai ragazzi e alle ragazze ferite e alle loro famiglie”.