
Niente ascetismo: l'epidemiologo rivela il suo menu festivo tra tradizione e salute, con dolci artigianali e un calice di vino
Chi se lo immagina asceta di ferro, pronto a passare il Natale a digiuno sorseggiando tisane tiepide, resterà deluso. Franco Berrino sorride: “Lo passerò con primo, secondo e dolce, con crema, e del vino”. Dopo che il noto epidemiologo ha riferito al Corriere della Sera il suo Natale ideale, gli ho chiesto di racconarmelo personalmente, visti i tanti anni di collaborazione editoriale che ho avuto l’onore di condividere con lui. E insomma, quello che viene fuori non è tanto il manifesto della redenzione gastronomica, ma semplicemente un Natale da trascorrere “Con criterio, si festeggia nel rispetto della tradizione e della salute”. Tradotto: sì, sgarra., ma “alla Berrino”.
Il suo pranzo comincia da un atto d’amore e di memoria: i tortelli di zucca della nonna. Il ripieno è cambiato (“il parmigiano l’ho sostituito con tofu e gomasio”); e come ho pensato subito, la farina pure: “Niente 00, uso la tipo 2 o l’integrale setacciata”; il condimento definitivamente traslocato dal burro al miso-tahini. Eppure, l’immagine è tenerissima: Berrino che rilegge l’infanzia in chiave macrobiotica, ma senza perdere il sorriso. “Sono buonissimi”, assicura l’epidemiologo.
La gallina ripiena della nonna, simbolo festivo di un tempo, oggi non c’è più: “Non ci sono più quelle di una volta. Non le cerchi: sono sparite”. Nei suoi menù la carne è diventata presenza rarissima: “Pochissime volte in un anno. Ma quando succede dev’essere eccellente. I surrogati non mi interessano”. Così nasce il piano alternativo: una “bistecca” di cavolo cappuccio. Una fetta al forno, servita su una crema personalizzata: non hummus, ma topinambur. “Fa bene all’intestino grazie all’inulina: aiuta bifidobatteri e lattobacilli”. Con un bonus di ironia scientifica: “Test di tolleranza obbligatorio: prendetene un cucchiaio. Se non gonfia, via libera”.
Il panettone resta intoccabile – “a Natale non manca mai” – ma deve essere artigianale e senza emulsionanti: “Se trovate mono e digliceridi degli acidi grassi, lasciate perdere”. Accanto, la crema al mascarpone non è un tabù, ma lui suggerisce la variante “leggera” al miglio. Non manca il suo brownie “intelligente”: patate dolci, cacao, mandorle, pere e forno a 180°C. “I grassi buoni rallentano l’assorbimento degli zuccheri e stabilizzano la glicemia”. E per brindare? “Un bicchiere purché di ottima qualità e senza solfiti. Io userò un Sauternes”.
La sera di Natale, niente cena: “In generale non mangio, a maggior ragione nei giorni di festa”. Per San Silvestro fa un’eccezione: sarà ospite a Villa Leri, tra Rimini e San Marino, “cucina biologica e biodinamica, una volta mi hanno preparato trenta verdure diverse!”. Poi, dal 3 gennaio, inizia un percorso detox in Sicilia: “Passeggiate all’alba sul mare, meditazione, cucina OlisticoMediterranea, silenzio e digital detox per ripartire con energia e leggerezza”.
Non si tratta di rispettare quindi una tradizione logora di consumismo. E qui Berrino mi confida quanto per lui “i giorni di Natale non sono giorni qualsiasi. Sono giorni in cui i ricordi che si affollano nella mente sono quelli dell’infanzia, dell’attesa dei regali, dei nonni, dei genitori che non ci sono più, del mistero che abita i riti delle tradizioni. I ricordi di quando c’era la neve, e il silenzio. Sono giorni in cui dedicare più tempo al silenzio”. E qui ci risintonizziamo allo spirito originario della festa: “Dobbiamo dedicare più tempo alla meditazione, al perdono, a liberarci dai rancori, giorni in cui riflettere sul senso della vita, se abbiamo fatto quello che dovevamo fare, quello che siamo venuti a fare sulla terra. Sono giorni in cui la luce comincia a rinascere dopo il solstizio, che non è la luce del consumismo natalizio, sono giorni di speranza e di intenzioni”. Sono anche giorni in cui dedicare un pensiero a quello che tendiamo a rimuovere dalla nostra cultura contemporanea, alla “sora nostra morte corporale”.
E ancora: “Cominciano le 12 notti sante delle tradizioni nordiche, i giorni e le notti delle intenzioni, dei buoni propositi, della bontà, della compassione, della gentilezza, della generosità, del non attaccamento, dell’impegno per il bene comune, del servizio, dell’umiltà, della consapevolezza”. Con un invito a delle buone letture: “Ogni giorno è bene leggere pagine dai grandi libri sapienziali, il Vangelo, il Tao Te Ching, il Dammapada, la Bagavad Gita… e piantare semi di saggezza per il prossimo anno”.