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Cortina, il rischio di un bosco devastato inutilmente: dopo 2 mesi lavori al rallentatore per la pista da bob. Criticità e scadenze per le Olimpiadi

Sono impressionanti le immagini provenienti dal cantiere per la costruzione della nuova pista da bob di Cortina, l’opera per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 il cui costo complessivo (senza Iva) si aggirerà sui 124 milioni di euro. Dopo l’abbattimento dei larici secolari, che tra gennaio e febbraio ha fatto inorridire tanti amanti della montagna, adesso siamo agli sbancamenti terra, preparazione per le colate di cemento che trasformeranno completamente il bosco di Ronco, ai piedi della Tofane. Sono trascorsi due mesi da quando il 19 febbraio vi fu la consegna dell’area alla Pizzarotti di Parma, unica azienda italiana che ha accettato la sfida quasi impossibile di preparare in 13 mesi la pista al grezzo, così da consentire il pre collaudo che comincerà (data indifferibile) il 15 marzo 2025. L’impresa ha vinto l’appalto per i lavori da 82 milioni di euro, con assegnazione del 30 per cento dell’importo al momento della stipula del contratto.

AL RALLENTATORE – Le attività vanno avanti al rallentatore, dichiara l’associazione Peraltrestrade. Pizzarotti replica che non ci sono ritardi, anche se conferma una sfasamento rispetto al cronoprogramma originario. ­­­Il coordinamento delle associazioni ambientaliste ha organizzato per sabato 13 aprile una manifestazione a Cortina e diffuso una nota: “A parte una recinzione, nulla denota l’avanzamento dell’opera che non è ancora iniziata ed è ovvio dato che non è ancora pronto il villaggio provvisorio a Socol per i circa 200 operai reclutati da Pizzarotti. Non ci sembra di rilevare quella fretta che i ristretti tempi esigerebbero, come sottolineato dal Comitato Internazionale Olimpico”. Il rischio è che i lavori non servano a preparare la pista in tempo per le Olimpiadi invernali del 2026, lasciando un’eredità imbarazzante, inutile e costosa. “Ribadiamo il nostro ‘no’ all’assalto al territorio e denunciamo la scarsa trasparenza, il grande impatto sull’ambiente, la dubbia eredità positiva per i territori interessati. Buoni affari per qualcuno, certo, ma non per la montagna”. Da Alleanza Verdi Sinistra è arrivata una domanda provocatoria: “Il ministro Matteo Salvini, il governatore Luca Zaia e il presidente del Coni, Giovanni Malagò, vorrebbero avere la cortesia di dire cosa sta accadendo?”

PIZZAROTTI: “TUTTO COME DA PROGRAMMA” – La risposta ufficiale viene da Pizzarotti, secondo cui la tempistica è rispettata. Le attività concluse in due mesi sono: bonifica da ordigni bellici, asportazione delle ceppaie, demolizioni delle strutture preesistenti (bob bar, casa del custode, parco giochi per bambini), rilevamenti topografici tramite droni, recinzione, accessi e piste di cantiere. È la conferma che siamo appena ai preliminari. Infatti, “il monitoraggio ambientale” è solo avviato, mentre sono stati chiusi “i contratti per la fornitura di materiali e servizi: acciaio da cemento armato, calcestruzzo, carpenterie metalliche, attrezzature da cantiere, servizi di guardiania, topografia e laboratorio prove”. Anche qui, fasi propedeutiche. Le attività in corso? “Riguardano i movimenti terra, sia della pista da bob che della viabilità interferita, e i consolidamenti dei versanti tramite micropali e pareti chiodate, assegnate rispettivamente ai subappaltatori Brussi-Superbeton-De Pra e Dolomiti Rocce, primarie aziende della regione”. Inoltre, “sono in corso di contrattualizzazione le forniture della centrale di refrigerazione e dell’impianto di distribuzione del glicole all’interno del corpo pista”. Un altro subappalto.

RITARDI NELLE LINEE DA SPOSTARE – Pizzarotti ammette che “è previsto lo spostamento di una linea di media tensione e di una cabina elettrica: sono già stati eseguiti i rilievi e concordate con l’ente gestore le modalità operative”. Qui siamo già alle prime, importanti criticità. Prima di preparare le strade di cantiere e di cominciare le colate di cemento vanno risolte sei “interferenze”. Riguardano acqua, rete elettrica, telecomunicazioni, gas, fognature, illuminazione pubblica, fognature. Secondo Pizzarotti le attività sono in corso, ma dal cronoprogramma del progetto esecutivo dovrebbero essere tutte risolte già entro il 14 aprile. Il che non è avvenuto, considerando che lo spostamento della linea di media tensione non è nella fase operativa. Ma anche la movimentazione terra è in ritardo, così come l’inserimento di micropali nel terreno per fondamenta e sostegni delle strade di servizio.

MOCK UP, DUE MESI DOPO – Il “mock up” è un modello che va preparato per mostrare come saranno i moduli in cemento della pista, comprensivi delle condutture per creare il ghiaccio, per l’elettricità e la trasmissione dati. Nel progetto esecutivo avrebbe dovuto essere costruito in 45 giorni, entro il 30 marzo. Tempo trascorso invano. Pizzarotti lo inserisce ora tra “le attività in programma”: “Nel mese di maggio verrà allestito il Mock Up e inizieranno i getti di pulizia e delle sottostrutture”. Inoltre, solo tra un mese verranno “stipulati i contratti relativi alle forniture di elementi prefabbricati e le altre opere impiantistiche”. È una questione cruciale perché la pista sarà fatta di elementi costruiti altrove e poi posizionati a Cortina, operazione che tratti dovrebbe cominciare già in estate, con una scansione mozzafiato fino a gennaio 2025. I lavori per le fondazioni dovrebbero cominciare il 15 aprile. Ma che si navighi ancora a vista su aspetti progettuali importanti lo ha ammesso il commissario straordinario Fabio Saldini di Società Infrastrutture Milano Cortina, che ha visitato il cantiere assieme a Fondazione Milano Cortina e rappresentanti del Cio. “A metà maggio verrà presentato il mock-up, sarà quindi possibile osservare una simulazione reale della pista e, se necessario, perfezionarla rispettando le più stringenti norme in materia di sicurezza”.

POCHI OPERAI – Pizzarotti spiega che “ad oggi, lavorano in cantiere circa 40 persone dell’impresa. Nei momenti di picco, nel cantiere saranno occupati fino a 200 operai. Attualmente si lavora in un solo turno, una volta concluso l’iter per l’ottenimento dei permessi verrà attivato il secondo turno di lavoro”. Per recuperare tempo si era favoleggiato su doppi (o perfino tripli) turni. Evidentemente bisogna attendere, nonostante le giornate lavorative indicate nel progetto possano essere garantite solo con il pieno utilizzo della manodopera. Nel campo base a Socol, dopo la progettazione e i permessi, si lavora alle fondazioni superficiali dei monoblocchi. Stanno arrivando i dormitori degli operai, casette prefabbricate “per ospitare 112 persone in una prima fase”. Poi si dovrà allestire la mensa, il club e il servizio lavanderia. Pizzarotti chiarisce: “Il campo sarà messo in funzione nel prossimo mese”. L’obiettivo delle 200 persone è ancora lontano.

SCADENZE INDEROGABILI – Al di là delle rassicurazioni di Pizzarotti, saranno i quattro step previsti a verificare se la pista sarà ultimata in tempo. Le date cruciali sono 30 giugno, 31 ottobre, 31 gennaio e 15 febbraio 2025. Il Comitato Olimpico Internazionale vuole avere certezze sull’esito finale a giugno, visto che ha lasciato aperta la soluzione B, trovare un altro impianto all’estero per le gare di bob, slittino e skeleton delle Olimpiadi invernali 2026 e dire addio a Cortina, per incapacità realizzativa.