Cinema

Fabbricante di Lacrime, Simone Baldasseroni diventa attore: “Biondo di Amici è nel mio cuore, sono multitasking. Mai mollato anche se ci ho pensato”

Caterina Ferioli e Simone Baldasseroni (noto al pubblico come Biondo ed ex concorrente della 17esima edizione di “Amici di Maria De Filippi”) sono i protagonisti del film “Fabbricante di Lacrime”, disponibile su Netflix. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Erin Doom, che è stato uno dei più importanti casi letterari degli ultimi tempi ed è stato il libro più venduto in Italia nel 2022. Il volume come il film è ambientato tra le mura di un orfanotrofio in cui Nica (Caterina Ferioli ) è cresciuta, si racconta da sempre una leggenda: quella del Fabbricante di Lacrime, un misterioso artigiano, colpevole di aver alimentato tutte le paure e le angosce che abitano il cuore degli uomini. Con lei c’è Rigel (Simone Baldasseroni), un orfano inquieto e misterioso.

Il film parla della difficoltà di esprimere i propri sentimenti a causa di un grande dolore, voi riuscite a esprimere i vostri sentimenti in amore?
Simone: Penso di essere maturato molto anche da questo punto di vista. Senza dubbio. Prima ero sempre alla ricerca del giochetto e dell’amore un po’ malsano…Ora preferisco la stabilità con una persona che mi stia vicino e che mi apprezzi per come sono con pregi e difetti, facendoci forza a vicenda. Questo è il vero amore mentre prima consideravo l’amore come quello che mi faceva perdere la testa o mi trattava male. Una visione adolescenziale. Il vero salto l’ho fatto quando ho capito la seconda opzione.
Caterina: Non ho mai fatto troppa fatica ad esprimere i miei sentimenti. Il mio ‘problema’ è cercare di calibrarli. Dico sempre che ‘sento’ sempre tanto sia le cose belle che quelle brutte. Non ho ancora capito bene quello che voglio. Però ho tanto da dare e ho voglia di ricevere. Non c’è fretta.

“Fabbricante di lacrime” può essere considerato uno specchio generazionale?
Simone: Direi in parte sì se si prende il fulcro del messaggio. Il passato determina il presente. Quindi il passato di due persone influisce nella misura in cui si determina come sono state amate e hanno vissuto l’amore da piccoli per poi esprimerlo nel futuro.

Caterina: Questa è una storia sulla diversità. Al netto dei traumi dei due protagonisti, vediamo due ragazzi che non amano i cellulari, non sono vestiti alla moda come i coetanei. Si parla ovviamente di una metafora. L’autrice ci ha raccontato che molti le scrivono perché si rivedono nella protagonista perché timida e non è alla moda ed estroversa. Penso sia necessario far vedere ai giovanissimi che ci può essere diversità nelle emozioni. Non tutto è oggetto.

Quanto il dolore può servire a crescere?
Simone: Il dolore è una scuola di vita. È tutto. Se ci fai caso a volte ci sono persone che noi reputiamo superficiali, parlandoci si scopre che non hanno vissuto traumi. Da un lato li invidi pure, però è una vita senza sapore. Devi assaporarlo il dolore.
Caterina: A me ha aiutato tanto, ho sofferto tanto. Penso sia soggettivo, come a me il dolore ha aiutato ad altri può avere peggiorato la propria situazione, aver chiuso delle porte. Piano piano con l’età si possono affrontare i problemi, ma non è necessario farlo subito. Il dolore però aiuta un po’ a crescere.

Simone, che fine ha fatto Biondo?
Biondo è qua (si batte la mano sul cuore, ndr), Biondo c’è sempre. Sono multitasking, questo è il mio pregio. Biondo è un artista, una persona che si dà da fare sempre e che no ha mai mollato. Il punto è la perseveranza. Ho fatto un talent sette anni fa, mi guardo oggi come una nuova rinascita. Non ho mai mollato nonostante ci sono stati momenti in cui mi sono chiesto perché continuare su questa strada. Ho provato altre strade, numerosi percorsi. Poi l’universo mi ha ripagato. Ne sono molto felice.