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Argentina, una grande marcia per i diritti umani nel giorno della memoria contro la dittatura

“Giorno Nazionale della Memoria, per la Verità e la Giustizia”. Questo è il nome ufficiale della commemorazione che ogni 24 marzo ricorda (e denuncia) in Argentina gli orrori della dittatura. Un regime civico-militare che vide i suoi albori proprio il 24 marzo 1976 (e che terminò il 10 dicembre 1983) causando una scia di morte e dolore con la quale la nazione sudamericana fa ancora i conti tutt’oggi. Un periodo particolarmente buio della storia nazionale, nel quale vennero torturate e uccise migliaia di persone, nel quale scoppiò la guerra delle Malvinas (1982) e che ha lasciato un saldo di 30mila persone scomparse.

La data fu stabilita nell’agosto del 2002 (pochi mesi dopo la grave crisi economica “corralito” e le successive dimissioni del presidente Fernando De la Rúa il 20 dicembre 2001) dalla Legge Nazionale 25.633, il cui articolo 1 stabilisce: “Il 24 marzo sarà istituito come Giorno Nazionale della Memoria per la Verità e la Giustizia in commemorazione di coloro che sono stati vittime del processo avviato in quella data”.

L’Argentina di oggi è però governata da Javier Milei, che già in passato aveva destato forti critiche per le sue dichiarazioni in relazione ai fatti che circondano questa commemorazione. Per l’attuale presidente infatti il numero dei “desaparecidos” è stato “gonfiato per battere cassa” e ottenere così più finanziamenti per le organizzazioni di diritti umani, come ebbe modo di dichiarare a Bloomberg Linea nel 2022. Milei, in qualità di deputato dentro la coalizione “La Libertad Avanza” negli anni scorsi aveva inoltre giustificato in parte l’operato del governo militare, spiegando che la forza utilizzata dallo Stato negli anni della dittatura era la risposta ad un terrorismo dilagante germogliato nel periodo democratico e lasciato crescere all’ombra del governo Perón.

A 48 anni dal quel “golpe” che ha segnato irrimediabilmente la storia dell’Argentina, i movimenti sociali che non si riconoscono nel nuovo governo e nei suoi postulati hanno trasformato questa data in una vera e propria trincea di resistenza. L’associazione H.I.J.O.S., nata nel 1995 e conformata inizialmente da figli e figlie di militanti vittime del terrorismo di Stato negli anni della dittatura, è per esempio una delle grandi piattaforme che hanno aderito per il 24 marzo alla campagna di mobilizzazione “Memoria Sí. Pañuelos de hoy y siempre en todo el país”. Un chiaro riferimento al pañuelo (fazzoletto) delle Madri di Piazza di Maggio e alla lotta di questo collettivo che per anni ha affrontato da solo uno Stato che non voleva riconoscere quanto accaduto.

E proprio Taty Almeida, una delle storiche luchadoras del gruppo Madres de Plaza de Mayo-Línea Fundadora, ha dichiarato che il grande obiettivo della giornata sarà convocare un “pueblo fuerte e unido” in un’unica grande marcia. “Confluiremo in un’unica marcia, ne abbiamo sempre fatte due, ma questa volta di comune accordo ne faremo una sola. Ci stiamo già confrontando per i dettagli ma la cosa importante è che sarà una marcia unica” ha affermato Almeida alla stampa locale argentina, facendo riferimento al fatto che i movimenti sociali e le organizzazioni per la difesa dei diritti umani faranno fronte comune nella commemorazione del 24 marzo, un evento unico (che non si ripete dal 2006) che sottolinea l’importanza del momento storico che stiamo vivendo. Un contesto nel quale molte della conquiste fatte negli anni scorsi in termini di diritti si vedono messe in pericolo da un discorso radicale e violento che parte proprio dalla presidenza e dalla vicepresidenza della nazione, quest’ultima in mano a Victoria Villarruel.

L’8 marzo, una partecipazione massiva da parte dei movimenti femministi nelle manifestazioni in tutto il territorio nazionale è stata la risposta alla volontà di Milei di derogare durante la sua amministrazione la legge sull’aborto e tipizzare quest’ultimo come reato, oltre ad altre misure sancite dal nuovo inquilino della Casa Rosada, come l’eliminazione del linguaggio inclusivo dall’amministrazione pubblica. Un Milei che si dichiara apertamente antifemminista e che ha approfittato della data simbolo dell’8 marzo per annunciare (in modo provocatorio) che la Sala delle Donne della Casa Rosada (il Palazzo presidenziale) cambierà nome e si chiamerà “Sala degli Eroi”.

In questo 2024 ricade anche un altro anniversario importante, elemento che aumenta il simbolismo e l’emotività della commemorazione del 24 marzo. Sono passati infatti 40 anni da quando (nel 1984) la Commissione Nazionale sulla Scomparsa di Persone (Conadep) pubblicò il rapporto “Nunca Más” (Mai più). Si tratta di un documento fondamentale che indaga e denuncia le sparizioni forzate di persone avvenute durante la dittatura militare in Argentina in 50mila pagine di atrocità, che includono sparizioni forzate, appropriazione di bambini, omicidi e torture. Sono circa 30mila i casi registrati in quello storico sforzo di memoria, verità e giustizia, documento conosciuto anche come “Rapporto Sabato”, visto che a presiedere la commissione che consegnò il documento all’allora presidente argentino, Raúl Alfonsín. si trovava lo scrittore Ernesto Sabato.

E allora forse oggi più che mai, le parole pronunciate dal procuratore Julio Strassera per concludere la sua arringa d’accusa alla giunta militare di fronte alla Camera Federale, parole ripetute da Ricardo Darín nel recente film Argentina 1985, diventano fonte di ispirazione, forza e coraggio per chi difende quella memoria. “Cari giudici: desidero espressamente rinunciare a qualsiasi pretesa di originalità per chiudere questa petizione. Voglio usare una frase che non mi appartiene, perché appartiene già a tutto il popolo argentino. Signori giudici: mai più”. E perché questo “Nunca Más” risuoni forte, la memoria è necessaria, una memoria che veste ancora sul suo capo, anche in questo 2024, un pañuelo blanco.